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Ultimatum Ue all’Italia: manovra correttiva entro aprile o procedura di infrazione

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Dopo settimane di tira e molla, nel braccio di ferro tra Roma e Bruxelles è arrivato il diktat finale dell’Ue. La Commissione europea, infatti, pubblicherà oggi un rapporto in cui dà tempo all’Italia fino al 30 aprile per effettuare una manovra correttiva dello 0,2% del Pil al fine di riportare i conti pubblici sulla strada degli obiettivi concordati. Nel caso in cui l’Italia non rispettasse il termine, l’Ue sarà inevitabilmente chiamata ad aprire la procedura di infrazione entro i primi di maggio.

Dunque, dopo le promesse fatte dal ministro dell’Economia Padoan il 2 febbraio scorso in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio, da Bruxelles arriva una “fiducia a tempo” per l’Italia. Fiducia che, in base a quanto si apprende, è stata a lungo dibattuta in seno al collegio dei Commissari, dato che c’era chi premeva sulla “linea del rigore” per non dare un esempio negativo agli altri stati membri in presenza, come in questo caso, di una perdurante e “conclamata” violazione della “regola del debito”. Tuttavia, alla fine è prevalsa la linea della fiducia condizionata.

E possiamo dire che sia andata anche bene, tenendo conto che il deficit strutturale, dal 2015, è peggiorato sempre di più nonostante i margini di flessibilità concessi dall’Ue, grazie ai quali "l'Italia può spendere 19 miliardi di euro in più", come ha ricordato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker.

Ora la palla passa al governo. Padoan, che ha incontrato Moscovici e Dombrovskis nella due giorni di riunioni a Bruxelles, si è affrettato a ribadire che l’esecutivo ha dato la sua parola e che quindi lo sforzo da 0,2% "si farà". Anche perché non c’è altra soluzione sul tavolo. Ma, oltre alla manovra in sé, il vero problema sono i tempi, considerando che nel Pd, con l’aria di scissione che tira e in un clima sempre più pre-elettorale, tutto vorrebbero fare tranne che una manovra di correzione dei conti pubblici.

Ma, come si suol dire, “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Anche se il ministro del Tesoro ora ha iniziato a predicare calma dicendo che la manovra aggiuntiva sarà “priva di rischi”, dopo che è stato lui stesso a fare di tutto per evitarla perchè la considerava "pericolosa" per l'economia italiana, resta il fatto che di questa situazione che ha portato ad un ulteriore aumento del debito il vero responsabile è il governo Renzi e, quindi, anche lo stesso Padoan. E a dirlo sono i dati diffusi dalla Banca d’Italia, secondo cui nel 2016 il buco dello Stato italiano è aumentato di altri 45 miliardi di euro, passando dai 2.172,7 miliardi del 2015 agli attuali 2.217,7. Una crescita mostruosa se si pensa che ora il debito pubblico vale 132,3% del prodotto interno lordo. 

Pertanto, anche se si è cercato di evitarla in tutti i modi, la manovra di correzione è necessaria. E, stando ai fatti, la colpa non è certo di Bruxelles. 

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