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Ultimi sviluppi al Senato

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Era l’unica condizione posta. E non è stata assolta. Da giorni l’Udc aveva deciso di sommare i propri voti a quelli della maggioranza per far passare, senza patemi, il decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali. In cambio, i centristi chiedevano poco: l’approvazione di un ordine del giorno. Un atto non cogente, cioè privo di effetti giuridici, ma che avrebbe genericamente impegnato il governo a garantire più sicurezza ai soldati italiani d’istanza in Afghanistan. Peccato che i senatori Udc non abbiano fatto i conti con i crismi del regolamento di Palazzo Madama. Regole ferree, che impongono precisi termini alla presentazione di ordini del giorno ed emendamenti.

Risultato: stamani il capogruppo dei democratici cristiani ha scoperto dal presidente del Senato Franco Marini che gli uffici del palazzo non potevano accettare in deposito il prezioso documento centrista, passepartout per sì dei senatori di Casini al decreto del governo.

Niente odg, niente voto favorevole? L’equazione in Via dei due Macelli non è così diretta. Fonti Udc fanno sapere che “il rigetto del documento è uno spiacevole inconveniente, ma che il senso di responsabilità verso i soldati italiani rimante intatto”. Tradotto: i senatori centristi soccorreranno ugualmente la maggioranza.

A metà giornata, però, il caso si tinge di giallo. A Palazzo Madama è in programma la conferenza dei capigruppo per decidere il programma dei lavori della settimana. Marini ripropone il tema dell’ordine del giorno centrista. Può fare uno strappo alla regola, accogliendolo oltre la scadenza dei termini, ma vuole la condivisione unanime di tutti i capigruppo. Forza Italia, An e Lega si oppongono, invitando l’Udc a votare un documento comune di tutta l’opposizione. “Esiste un regolamento. E non vedo perché dobbiamo legittimare degli strappi”, spiega il presidente dei senatori leghisti Roberto Castelli  al termine della capigruppo. Esce poi Renato Schifani, capogruppo azzurro. E rivela: “avevo parlato con D’Onofrio alcuni giorni fa. Mi aveva detto che non c’era alcun ordine del giorno. Avrebbero votato il decreto comunque, perché la loro era una posizione politica”. Il mistero si infittisce. Esiste o no questo documento? Altero Matteoli, presidente dei senatori di An, si preoccupa di altro. Cioè di non lasciare l’Udc nelle braccia della maggioranza: “anche se i centristi votano con il governo non è che sono diventati alleati di Prodi”. Sarà. D’Onofrio però interpreta il parere negativo degli (ex) alleati come un gesto ostile. E si intigna. Esce dalla conferenza dei capigruppo scuro in volto. Spiega che non gli interessa un documento comune con il centrodestra. Accusa gli alleati di “poca intelligenza politica” e annuncia che il governo darà lo stesso il proprio parere sull’ordine del giorno centrista. Anche se non l’hanno presentato.

 

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1 COMMENT

  1. privato cittadino
    Come al solito: al centro destra di ciò che si discute in Senato non importa nulla. Qualsiasi sia il tema, il merito non cambia: mandare a casa Prodi. Si vergognino! Sono lì per espletare un preciso mandato che il popolo ha loro affidato e non per fare a gara a chi riesce a mettere in difficoltà il Governo.

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