Home News Ultimo atto dell’eterna contesa tra Baffino e Veltroni sull’Unità

Ultimo atto dell’eterna contesa tra Baffino e Veltroni sull’Unità

1
2

Non ci voleva un profeta per prevedere che l’eterna lotta D’Alema–Veltroni non finiva  con l’incoronazione di quest’ultimo da parte del popolo delle primarie. Baffino è stato un po’ in silenzio, ma, tutto appartato, preparava il colpaccio. Chiedeva ai suoi vecchi amici Angelucci, i proprietari di “Libero” e del “Riformista”, di comprargli “L’Unità” scippandola a Veltroni.

Il sindaco di Roma ha sempre spadroneggiato nel quotidiano fondato da Antonio Gramsci: da quando si insediò nel 1992 come direttore. Lui a dire che aveva salvato “L’Unità” a botte di figurine “Panini” e D’Alema costretto nel 1997 a mettere nero su bianco lo stato comatoso del quotidiano: “Così –annunciò durante la calura estiva – non si va più avanti”. Baffino in quel caso diceva la verità ed era costretto a dirla con l’acqua alla gola, mentre il suo compagno - concorrente aveva cantato e fatto cantare le lodi della sua direzione, fornendo cifre lusinghiere di vendite e di bilancio. Ma le cose non stavano così.  In realtà nei quattro anni di veltronismo impazzante le vendite non erano cresciute, mentre erano lievitati i costi. Nonostante il “profondo rosso” in cui si ritrovava “L’Unità”,  Walterino era l’idolo della redazione, dei militanti, dei giornalisti in genere, nel ruolo di salvatore, mentre D’Alema passava per l’affossatore. Genialità veltronica.

Al povero Baffino non furono risparmiati altri brutti scherzi. Dopo aver dovuto assistere al trionfo di Walter, gli toccò anche di pagare i debiti fatti da lui se non voleva che il giornale chiudesse subito i battenti. Ricorse anche allora ai vecchi amici Angelucci, che misero mano al portafoglio e tirarono fuori qualche decina di miliardi di vecchie lire. Non bastarono. Dopo una grama sopravvivenza di tre anni, il quotidiano di via Due Macelli (allora aveva ancora una sede piuttosto bella, a tre passi da Piazza di Spagna) arrivò al capolinea. Era il 2000 e segretario dei Ds era Veltroni, ma chi si trovò in redazione in un clima d’inferno il giorno in cui venne annunciato a 150 giornalisti che potevano cortesemente accomodarsi a casa perché il loro giornale cessava le pubblicazioni? Non ci crederete ma c’era Baffino. L’eroe delle figurine “Panini” era uccel di bosco. Riapparve però otto mesi dopo quando il quotidiano fondato da Gramsci riaprì i battenti. Direttore era Furio Colombo, amico, sodale e chi più ne ha più ne metta di Veltroni. D’Alema masticò ancora una volta amaro. Lui a gestire i momenti difficili e l’altro a godersi il riscatto.

Ma Massimo D’Alema è uno che se la lega al dito e, appena ha potuto, viste anche le nuove difficoltà della vecchia e gloriosa “Unità”, ha menato il fendente: ha chiamato i vecchi amici Angelucci e gli ha chiesto di comprarlo. L’affare sembra ormai fatto: l’Unità finirà nelle sue mani. La redazione, da sempre amica di Walterino, protesta. Il direttore sente la poltrona sfuggirgli. Madame Verdurin, editorialista principe, freme di sdegno.

Una facile profezia: la storia non finisce qui. La partita continua, anche se questa mano l’ha vinta Baffino. Intanto il vecchio e glorioso quotidiano langue, e non da ora.

  •  
  •  

1 COMMENT

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here