Un film racconta il Sudafrica delle elezioni, tra violenza e islamismo

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Un film racconta il Sudafrica delle elezioni, tra violenza e islamismo

22 Aprile 2009

"Probabilmente Johannesburg è la peggiore città del mondo". Con queste parole il regista sudafricano Ralph Ziman ha presentato il lungometraggio Jerusalema: welcome to the Promised Land al 19esimo  Festival del Cinema africano e al Film Festival di Berlino. Polemico e deluso da come vanno le cose, Ziman descrive la situazione di degrado e violenza della sua patria a poco più di dieci anni dall’indipendenza.

Jerusalema è un film  ispirato a fatti reali. Racconta di una terra con un numero record di omicidi, aggressioni, stupri, rapine, furti, sequestri e droga. Dove la vendita delle armi – usate come sistemi di sicurezza insieme alle case (blindate, con muri e reti elettrificate) – nel corso degli ultimi 10 anni è aumentata del 70 per cento dalla fine dell’Apartheid.

Una terra promessa, ma da e per chi? Da Mandela che si è ritirato per l’età avanzata? Da Mbeki, dimissionario a causa degli scandali che lo hanno visto coinvolto, e dalla rovina economica e sociale del Paese? Da Jacob Zuma, un uomo uscito indenne da un processo per stupro che, dopo aver fatto sesso con una donna sieropositiva, ha detto “mi sono fatto una doccia”.

Chi manterrà la promessa del Sudafrica? Se lo chiede anche  il protagonista del film di Ziman. La risposta è Johannesburg. Nel film la città prende vita, mentre seguiamo le avventure di  Lucky Kunene, un personaggio che non ha più bisogno di risposte. Gli basta la sua BMW.

O forse a dare una nuova speranza al Sudafrica potrebbe essere L’Islam, che fa leva sul rifiuto di una società basata sui principi occidentali e cristiani, considerati la causa storica dell’apartheid. A Durban è presente una delle organizzazioni islamiche più grandi al mondo, l’IPCI (Islamic Propagation Centre International), che distribuisce milioni di opuscoli e letteratura gratis in tutto il mondo.

Ci sono anche gruppi come la Pagad (People against Gangsterism and Drugs) che nella provincia di Western Cape ha creato un vero è proprio stato di terrore. Un migliaio di miliziani islamici hanno sfilato armati, coperti da sciarpe e maschere, gridando di voler combattere la criminalità e lo spaccio di droga, i mali importati dalla società occidentale. I Jihadisti sudafricani lottano per ristabilire "la moralità e l’ordine sociale nelle comunità che hanno perso la speranza".

La Pagad è considerata una  costola dell’organizzazione islamica Qibla, che già dagli anni Ottanta combatteva per la costituzione di uno stato islamico all’interno del Sudafrica: "One solution, Islamic Revolution!". Trovano sostegno all’interno delle comunità islamiche, come nel quartiere di Bo-Kaap. Si avvalgono di una fitta rete di contatti e legami con le organizzazioni terroristiche islamiche del Medio Oriente, unite dall’odio antiamericano e antioccidentale.

Nel  dicembre del 2002 il Wall Street Journal ammoniva: “Il Sud Africa è il posto ideale per i jiadisti. Qui possono riposarsi, riorganizzarsi, pianificare operazioni militari ed economiche. Le infrastrutture e le comunicazioni sono eccellenti e c’è una comunità musulmana radicata”. Jerusalema è un pericolo per l’Occidente?