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Un mostro che non muore

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Il  sondaggio della Anti- Defamation League sulla percezione dei cittadini europei verso Israele rivela molti nuovi elementi di interesse di comparazione, ma al fondo ci dice una cosa che già sappiamo: l’antisemitismo è duro a morire.  Il modo cambia a ritmi vertiginosi, nuovi attori si affacciano sulla scena internazionale, vecchie potenze decadono e altre si affermano, i mercati si sono aperti quasi ovunque e gigantesche transazioni viaggiano alla velocità della rete, ma quando si parla degli ebrei di Israele i tempi sembrano rimasti immobili.

Gli ebrei hanno troppo potere nell’economia e nei media, non sono leali ai paesi di cui sono cittadini, portano il peso del caos medio-orientale, hanno ucciso Gesù. Pregiudizio, superstizione, ignoranza e razzismo si uniscono come sempre in quella particolare miscela che chiamiamo antisemitismo.

E’ di solo quattro anni fa il sondaggio- scandalo promosso dall’Unione Europea in cui si scopriva che per la maggioranza dei cittadini del vecchio continente il maggior pericolo per la pace nel mondo proveniva da Israele. Il sondaggio venne rapidamente nascosto e mise in imbarazzo l’allora presidente della Commissione, Romano Prodi. Le cose non sono poi così cambiate.

Oggi è sempre più facile tributare un omaggio di circostanza agli ebrei morti, alle vittime dell’olocausto, ma quando si tratta di difendere e sostenere gli ebrei vivi e in particolare i cittadini di Israele le cose cambiano drasticamente. Cominciano i distinguo, le prese di distanze e arrivano le accuse più infamanti, come quella, ricorrente, che addita gli israeliani come in nuovi nazisti del Medio Oriente e trasforma la barriera di protezione contro il terrorismo nella recinzione di Auschwitz.

L’antisemitismo di questo nuovo secolo ha preso le sembianze nette e spavalde dell’antisionismo e di questo si alimenta . Se il primo sembrava destinato a deperire, il secondo ha dato nuova energia e più libera cittadinanza all’ostilità e all’odio verso gli ebrei.

Nel mondo questo fenomeno è in crescita  perché sostenuto addirittura da politiche statali come quella dell’Iran che finanzia convegni per negare l’Olocausto e vorrebbe cancellare Israele dalle carte geografiche.

In Italia l’alimento antisionista per il razzismo anti-ebraico è da anni una specialità della sinistra e non solo di quella estrema. Vale quindi la pena di spendere una parola di apprezzamento per il recente viaggio di Bertinotti in Israele e per le novità che esso ha contenuto, a cominciare dalle posizioni sul “muro”, che secondo Bertinotti potrà essere abbattuto solo col compimento del processo di pace, e per le parole nette a favore di Israele pronunciate davanti al parlamento Palestinese a Gaza.

Se il partito di Bertinotti e quelli limitrofi trarranno le conseguenze della svolta del loro leader è pensabile che futuri sondaggi, almeno in Italia, ci portino finalmente qualche sorpresa.

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