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Un nuovo capitolo nella lunga storia delle Banche popolari nel Meridione

Le Banche popolari e del territorio giocheranno un ruolo centrale e imprescindibile nella nuova partita che si sta aprendo in queste settimane in vista dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un ruolo di particolare rilevanza e delicatezza soprattutto nelle regioni meridionali del nostro Paese dove gli istituti del credito popolare sono oggi gli unici (al netto delle BCC ormai nel complesso un unico gruppo e, per le dimensioni raggiunte, sottostante alla vigilanza diretta della BCE) che continuano a mantenervi la propria sede legale oltre che una presenza capillare con quasi 1.000 sportelli, risultando l’unico riferimento creditizio per oltre 80 Comuni. Il radicamento delle Popolari nel Sud d’Italia non nasce oggi ma è il frutto di una lunga storia costruita sull’esperienza e legata alla loro vocazione di intermediario bancario che opera per il sostegno dell’economia reale, delle famiglie e delle piccole e medie imprese. La loro sperimentata capacità di costituire un sicuro raccordo tra aziende, istituzioni locali e Stato centrale, agevolando il flusso delle risorse e l’andamento di progetti e investimenti, conferisce a questi istituti di credito, un ruolo da protagonisti proprio nella fase concreta dell’attuazione del Piano che dovrebbe aprire la strada ad un rilancio dell’economia di dimensioni difficilmente riproponibili.

Oggi sembra che quello delle risorse non sia più un problema per il Mezzogiorno. Gli 82 miliardi del PNRR, il 40% delle risorse territorializzabili del PNRR e del Fondo complementare, si sommano a 83 miliardi circa dei fondi strutturali europei, ai 73 miliardi del Fondo nazionale di Sviluppo e Coesione e ai 13,5 del programma europeo React-Eu. Una quantità di risorse che mostra, da parte del Governo Draghi, un’attenzione per il Mezzogiorno altissima e forse senza precedenti. Siamo allora di fronte a un’occasione storica che, nell’arco di cinque anni, potrebbe portare il Sud a registrare un aumento del Pil e dell’occupazione superiore alla media nazionale e a diventare – come auspicato dal Ministro per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna – «un luogo migliore dove vivere, lavorare e costruirsi un futuro». Nulla è però scontato e il traguardo è ancora da conquistare. Seppur ingenti, infatti, le risorse non basta averle a disposizione, bisogna anche essere in grado di saperle usare e far fruttare. Attenzione allora alle criticità relativamente all’attuazione dello stesso PNRR che ad esempio Confindustria ha fatto emergere nei giorni scorsi in un seminario dedicato agli aspetti operativi nel quale sono affiorati elementi di preoccupazione proprio sulla capacità realizzativa sul territorio. Si tratta di criticità del tutto fisiologiche, che stanno emergendo ora nella fase attuativa e che possono essere superate con un comune impegno di tutti i soggetti coinvolti. Se, infatti, l’obiettivo primario dei fondi messi a disposizione è semplice ed è quello, come è naturale che sia, di costruire infrastrutture in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale che realizzino, però, il superamento dello storico divario tra Nord e Sud, l’attuazione del Piano avviene con procedure non certo semplici. L’assegnazione dei fondi prevede l’uso dello strumento dei bandi che, come dimostra l’esperienza, richiedono un approccio innovativo rispetto al passato basato su una collaborazione stringente e, soprattutto, sulla conoscenza delle realtà territoriali che è diventata una condizione necessaria per il successo dell’intera operazione.

Già da diversi mesi, l’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari sta realizzando, con pubblicazioni ed incontri, un lavoro finalizzato proprio a individuare le modalità migliori e più efficienti per mettere le proprie associate – radicate nei territori e con un’ampia rappresentanza proprio nelle regioni meridionali – nelle condizioni di promuovere e partecipare ai progetti attuativi del PNRR. E’ infatti chiara la consapevolezza del ruolo essenziale degli istituti di credito che possono avvalersi di una conoscenza approfondita della realtà economica locale e del tessuto produttivo di cui sono espressione. Negli ultimi dieci anni, gli impieghi vivi delle Popolari con sede nel Mezzogiorno sono cresciuti, ben al di sopra di quanto registrato dall’intero sistema bancario; i flussi di nuovi finanziamenti alle PMI sono stati pari a 115 miliardi di euro e quelli alle famiglie, per i mutui, a 39 miliardi. A fine 2020, lo stock degli impieghi al Sud, sempre delle Popolari, ha superato i 24 miliardi e quello dei depositi i 28. Sono numeri che parlano di piccoli e medi imprenditori che hanno potuto dar vita o rilanciare o far resistere la propria attività, posti di lavoro salvati o guadagnati e di famiglie che hanno acquistato una casa. Sono numeri che dimostrano come il faro del sistema delle Banche del territorio nell’attuazione del PNRR sarà il contributo concreto per ridurre le disuguaglianze e traghettare il Sud del Paese verso l’Europa grazie alla propria capacità di esaltare le specificità dei singoli territori anche difendendoli con una presenza radicata e con la riaffermazione del principio di sussidiarietà. Così, se alcuni grandi enti o istituzioni bancarie promuovono bandi riservandoli a enti pubblici territoriali o a Comuni di alcune specifiche e limitate regioni del Nord, le Banche popolari rappresentano, per l’intero Paese e in particolare per il Mezzogiorno, la certezza di un impegno e di una positiva presenza senza alcun limite territoriale.

(*) Segretario Generale, Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

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