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La Francia si prepara alle elezioni

Un patto tra l’UMP e il PS per sbarrare la strada alla Le Pen?

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Il conto alla rovescia è partito. Manca ormai meno di un anno alle elezioni presidenziali francesi del 2012, e la corsa alla poltrona dell'Eliseo diventa ogni giorno più avvincente ed imprevedibile. Il 22 aprile e il 6 maggio 2012 rappresentano i due appuntamenti chiave in cui si decideranno le sorti della Francia. Ad oggi non è possibile avere un'idea chiara su chi potrà ergersi a vincitore della corsa elettorale, in un coacervo di possibili candidati e di possibili strategie elettorali che manderebbe in crisi anche il più esperto stratega politico. Tre sono i punti fondamentali allo stato attuale delle cose: la clamorosa uscita di scena di Dominique Strauss-Kahn, l'inarrestabile avanzata del Front National guidato da Marine Le Pen, e la critica situazione del Presidente in carica, Nicolas Sarkozy. 

Al momento, volendo tralasciare le candidature minori -tra cui quella folkloristica del presentatore televisivo Nicolas Hulot -dovrebbero essere Nicolas Sarkozy, Marine Le Pen e un candidato del Partito Socialista a contendersi la vittoria ; ma il condizionale, visti i numerosi colpi di scena, è d'obbligo. L'ultimo in ordine di tempo, è stato sicuramente l'arresto di Dominique Strauss-Kahn: ormai ex-Presidente del FMI, per l’arcinota vicenda della presunta violenza sessuale ai danni di una cameriera dell'Hotel Sofitel di New York.

Per capire quanto l'affaire DSK abbia influito sul possibile esito delle prossime elezioni, basta tornare indietro di poco più di un mese, precisamente al 21 aprile, giorno in cui Le Parisien pubblica un sondaggio sui candidati alla poltrona dell'Eliseo. Secondo lo scenario presentato dal quotidiano parigino, DSK era il favorito della corsa elettorale, con il 30% dei consensi e disponeva di un buon margine di vantaggio rispetto al secondo candidato in graduatoria; invece, Marine Le Pen, giovane rampante del FN -che nel frattempo ha strappato consensi alla destra più moderata di Sarkozy- ha raggiunto un sorprendente 21% esuperare così la prima tornata elettorale.

Uno scenario a dir poco apocalittico per il Presidente in carica, un pronostico che rievoca la sconfitta epocale del PS alle elezioni presidenziali del 2002, quando fu Jean Marie Le Pen, il padre di Marine, a superare il primo turno. Questa volta, però, le posizioni si sono invertite, oggi è la destra dell'UMP ad essere gravemente in difficoltà. Nicolas Sarkozy, consapevole del vistoso calo di consensi, aveva già cominciato da qualche mese ad attuare una strategia più aggressiva, tanto in politica estera quanto in quella interna, cercando di attirare a sé i consensi dell'elettorato frontista. Si pensi al ruolo di primo piano che la Francia ha giocato (e sta giocando) nella questione libica, al momentaneo blocco dei treni al confine italo-francese, addirittura alla volontà dell'inquilino dell'Eliseo di riscrivere le regole della rete Internet (“per correggerne gli eccessi e gli abusi che provengono dalla totale assenza di regole”), la politica di potenza all'estero, la lotta serrata all'immigrazione, il maggiore controllo su tutto ciò che avviene nella “rete”. Insomma, tutti punti sui quali è ormai forte la politica della Le Pen.

Questa strategia, al momento, non ha portato i suoi frutti, e il Presidente Sarkozy sta proseguendo nel suo inesorabile calo di consensi, proprio mentre la figlia di Jean Marie Le Pen si candida addirittura a guidare il paese con reali possibilità di successo. Gli altri possibili candidati del Partito Socialista –considerando improbabile, se non impossibile, un ritorno in scena di Strauss-Kahn- non raggiungono lo stesso livello di consensi di cui si poteva fregiare l'economista prima dello scandalo François Hollande, ex-segretario del PS, che veniva dato al 22% dei consensi, lievemente in vantaggio sul sindaco di Lille, nonché attuale segretaria del PS Martine Aubry.

Più defilata la posizione di Ségolène Royal, già sconfitta alle ultime presidenziali, la cui candidatura sembra comunque quasi una boutade. L'inizio della corsa alle primarie del PS nel mese di giugno probabilmente dovrebbe fornirci un dato più concreto sul prossimo candidato della gauche francese alle presidenziali. A destra, invece, la situazione sembra molto più chiara. Sarkozy rischia concretamente di non raggiungere il secondo turno e addirittura cominciano a circolare le prime voci, per la verità seccamente smentite dal portavoce dell'UMP François Baroin, su un possibile avvicendamento nella corsa all'Eliseo.

Marine Le Pen, invece, continua la sua ascesa nei consensi, forte di un Front National rinnovato e “ripulito” da buona parte degli estremismi del suo fondatore. Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica, e la giovane rampante del FN potrebbe essere ostacolata per la vittoria finale da una neanche tanto clamorosa “alleanza” tra l'UMP di Sarkozy e il PS. Sebbene il FN abbia ridimensionato l'originario programma elettorale xenofobo ed estremista di Le Pen padre alcuni punti spaventano molto gli ambienti politici francesi più moderati, su tutti il proposito di abbandonare l'Unione Europea proponendo un referendum tra la popolazione francese. Per non parlare del ventilato ritorno al franco come moneta ufficiale, conseguente all'abbandono dell'euro. Sul piano dell'immigrazione, il Front National garantisce l'arresto immediato dell'immigrazione clandestina -aldilà dei dettami di Schengen– qualora i partner comunitari non accettassero una rinegoziazione degli accordi: un altro punto che naturalmente desta preoccupazione, sopratutto nell'area socialista.

Ed è per questo che non è poi così balzana l'ipotesi di un'alleanza, o sarebbe meglio dire un patto di non aggressione da attuare al secondo turno delle presidenziali, tra i due storici rivali della politica francese; un'evenienza che si è già verificata nel 2002 quando, per assicurare la sconfitta di Jean Marie Le Pen, l'allora candidato del PS Lionel Jospin non ebbe remore ad affermare “Votez contre le Front National”, favorendo quindi l'affermazione in quella tornata elettorale del candidato UMP Jacques Chirac. 

Si sceglierebbe il male minore, dunque, ma di certo non bisogna dare per scontata questa “manovra elettorale”. Nicolas Sarkozy, infatti, ha più volte ribadito la sua linea mettendo socialisti e frontisti sullo stesso piano, favorendo in questo modo l'estrema destra. Il primo ministro François Fillon, però, è sembrato di tutt'altro avviso ed ha provato a contraddire la strategia politica del suo presidente, affermando a denti stretti che laddove i candidati UMP non passassero al secondo turno si potrebbe ipotizzare una “barriera” nei confronti della Le Pen. Insomma, mai come nel 2012 l'esito elettorale del primo turno delle presidenziali francesi potrebbe essere ribaltato il prossimo 6 maggio da un patto tra le due principali forze politiche francesi. Ma alle elezioni per la poltrona dell'Eliseo mancano ancora 10 mesi, e i colpi di scena sono dietro l'angolo.

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2 COMMENTS

  1. Viva il FN
    Spero proprio che Marine Le Pen vinca e che il FN vinca poi anche anche le successive elezioni parlamentari, non se ne può più di questi politici vigliacchi sul tema dell’invasione. Via l’UE, via l’Euro e gli invasori, i sinistri stanno facendo solo danni. A chi chiediamo i danni per la catastrofe del debito greco? A Prodi, D’Alema e compagnia, erano loro all’epoca al governo, no?

  2. trasformismo vigliacco e politicamente incoerente
    I due blocchi maggiori, teoricamente opposti, hanno talmente paura di un partito nuovo che sono perfino disposti ad allearsi tra loro pur di evitare un terzo concorrente!
    Questo “trasformismo” è la dimostrazione di quanto siano realmente interessati a fare il bene delle proprie tasche anzichè dei francesi…
    Da apolitico che ha dato scheda bianca alle ultime elezioni, spero vivamente che sorga anche in Italia un partito simile al Fronte Nazionale!

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