Un piccolo trader fa tremare la Societé Générale
28 Gennaio 2008
La Societé Générale è il secondo
Istituto di credito francese: una Banca di grande tradizione e di grande
solidità. E’ oggi travolta da uno scandalo. Jerome Kerviel, un suo giovane funzionario di media importanza (meno di 100
mila euro all’anno di stipendio lordo), è riuscito a fare un buco valutato
inizialmente dalla Banca in 4,9 miliardi
di Euro nel 2007.
Ora pare che il buco possa essere valutato addirittura a 50
miliardi di Euro Il suo lavoro era
quello di “trader”, cioé comprava e vendeva titoli per la Banca, al
fine di aumentare i rendimenti di depositi o investimenti finanziari dei
clienti.In un anno quindi avrebbe perso almeno 5 miliardi di Euro, cioè un po’
meno dell’intero utile registrato dalla Banca nel 2006 ( 5,4 miliardi ).
La
Banca ha reagito licenziandolo, ovviamente. Il Presidente e il Direttore
generale hanno dato le dimissioni, subito respinte dal CdA. Il Presidente,
Daniel Bertou, si è autosospeso lo stipendio per sei mesi e il proprio diritto
a usare privilegi e premi per tutto il 2008.
La Banca ha lanciato subito un
aumento di capitale di 5 miliardi di Euro e ha presentato i conti 2007, con un
utile ridotto a 800 milioni di Euro. Fin qui i fatti. A meno che gli ultimi
accertamenti non moltiplichino per dieci i danni imputati al Kerviel, che nel
frattempo è stato fermato dalla polizia, anche se si stenta a trovare un capo
di imputazione nei suoi confronti.
Ma lo scandalo è scoppiato ,
soprattutto perché i fatti non stanno
come sono stati presentati: così almeno sostengono molti analisti finanziari
francesi.
La Banca , come tutto il sistema
creditizio francese, ha una rete di controlli cartesiana, insuperabile. E come
ha fatto Jerome Kerviel ha violare sistematicamente regole e controlli ?
Nessuno lo sa spiegare e nessuno lo ha spiegato. Si è solo detto che il giovane
si è trovato dentro al ciclone della grande crisi americana dei “subprimes”, in
prevalenza prestiti ipotecari a rischio. Ma questo non riguarda il sistema del
lavoro e dei controlli dell’Istituto. Una o due operazioni potevano essere
anche sfortunate o sbagliate : ma non certo il giovane funzionario avrebbe
potuto chiudere affari, con perdite da reddito di un intero Paese, come il Nicaragua o addirittura quasi
come l’Egitto. E possiamo immaginare il
volume di questi affari, certamente non inferire ai 30-300 miliardi di Euro !
Tutto da solo e nella “ignoranza” generale, superando il primo controllo , che
è quasi quotidiano (il cosiddetto “back office”) e il secondo, che già
comincia ad essere strutturale (il “ middle office”).
E se non era da solo con chi era? Questo si chiedono molti giornali francesi. E aprono questioni di ovvia
rilevanza scandalistica, se pur, allo stato, poco credibili: quelle
dell’affare del secolo, della grande truffa, organizzata e gestita dall’esterno,
se pur incastrata sul Kerviel .
Oppure, dicono gli analisti
finanziari, la verità è che la Banca aveva subito quella perdita, nell’intero
comparto del commercio dei titoli e che per mascherarla, onde evitare una
caduta di immagine enorme e con conseguenze terribili sulla clientela, ha
creato lo scandalo sul giovane Kerviel. In effetti la Societé Générale ha una
grande tradizione proprio in questo lavoro di investimento titoli, per clienti
di piccole e medie capacità finanziarie. E un buco di questo genere avrebbe
screditato l’intero lavoro della Banca nel settore e non solo. D’altro lato il
presentare la Banca con un sistema di controlli quasi goliardico, forse non è poi tanto meglio
rispetto all’ipotesi del grande singolo errore.
E poi è chiamato in causa il
Governo, che ha la responsabilità, attraverso la gestione di alcuni grandi
Istituti pubblici, a cominciare dalla
Banca di Francia, di controllare la correttezza e l’andamento del sistema
creditizio del Paese. Sarkozy e il suo Ministro dell’Economia, signora Lagarde,
hanno inizialmente sposato la tesi della Banca, quella dell’incidente dovuto
all’errore del singolo funzionario. E questo per difendere la credibilità
dell’intero sistema bancario del Paese ed evitare il crollo della sua immagine
sui mercati finanziari. Ma pare che Sarkò sia furioso: soprattutto sembra che
lo insospettisca il fatto di essere stato tenuto all’oscuro di un fatto così grave, scoperto
prima, sembra, molto prima, rispetto a quando è stato reso pubblico. Per di più
il Presidente si è sempre presentato come uno strenuo promotore della
supremazia dell’economia e dell’impresa, sulla finanza: vedere il fumo di
miliardi di Euro francesi bruciati nella migliore delle ipotesi, quella
ufficiale, da giochi borsistici del secondo Istituto di credito del Paese, lo
deve avere ancor di più innervosito.
Resta il fatto che il valore
delle azioni della Societé Générale in un mese è diminuito del 23%, nonostante
che tutti i suoi dirigenti seguitino a presentare il fatto, come un elemento di
discredito, ma non certo di fallimento : in effetti alcuni hanno voluto paragonare questo fatto con quanto avvenuto
in Inghilterra alla Barings, Banca della
Regina, che in situazione analoga , nel 1995, fallì.La verità è che bisognerà
valutare con esattezza i danni, perché con le ultime cifre paventate ( buco da
50 miliardi di Euro) il crac sembra quasi inevitabile. Certo è che già si sta
parlando almeno di cambiare il nome dell’Istituto, per cancellare il ricordo di
questo scandalo e riacquistare credibilità sul mercato.
