Home News “Un vasto fronte anti-Sarko” la ricetta di una sinistra francese ancora da svecchiare

“Un vasto fronte anti-Sarko” la ricetta di una sinistra francese ancora da svecchiare

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“Siamo contentissimi di questa vittoria, 5 punti di vantaggio su Madame Royal sono molto importanti: adesso tutti coloro che esitavano a votare Sarkozy e hanno votato Bayrou affluiranno su Sarko al secondo turno. Il 30% dei voti, undici milioni di elettori, è un segnale molto forte, indica che c’è un forte movimento dietro Nicolas Sarkozy. Credo proprio in una vittoria con il 54-55% dei voti al secondo turno”.

Così ha commentato il risultato del primo turno Marc Aversenq, responsabile dei giovani UMP nella regione Midi-Pyrenées, dopo aver ascoltato il discorso del suo leader alla Salle Gaveau, nell’VIII arrondissement parigino. Sarkozy ha tenuto un discorso centrato sulla necessità di “rassembler” “tutti i Francesi al di là dei partiti”. Aversenq è convinto del messaggio di Sarkozy: “Sarkozy ha sempre voluto unire i Francesi. È il caso dell’alleanza con Jean-Louis Borloo, che è più di “fibra” sociale: Sarko dice a tutti che sono i benvenuti, che non si vota necessariamente per un partito, ma per una visione della Francia, per delle idee. ”

Il militante UMP riconosce che vi sarà un’inflessione nella strategia di Sarkozy: “all’inizio ha voluto convincere gli elettori di Le Pen per attirarli verso un candidato democratico, ma non ha mai dimenticato gli elettori del centro né quelli di Ségolène! La sua strategia adesso sarà sempre più d’aggregazione. Il che non vuol dire che si muoverà verso le idee del Fronte nazionale, ma che recupererà molti suoi elettori smarriti: Sarkozy si rivolge a loro dicendo che non ha senso che si rivolgano al FN solo perché questi non è mai stato al potere, Sarkozy dice loro: con delle idee repubblicane e democratiche possiamo cambiare le cose insieme”.

Grazie alle sue proposte, “Sarkozy potrà recuperare almeno un 8-10% dell’elettorato di Bayrou, fin’anche due terzi. Non bisogna dimenticare che gli elettori dell’UDF sono elettori di centro-destra, che l’UDF è un partito che si è sempre collocato nel centro-destra!”

E per il dopo-secondo turno il militante UMP vede molto bene “come Primo Ministro Borloo: sarebbe un tandem perfetto tra Sarkozy, economista, diretto e franco e, diciamolo pure, liberale, e Borloo, molto più sociale, sarà un matrimonio molto interessante che darà un nuovo slancio sia sul piano economico sia sul piano dell’ascolto della Francia”.

Sull’altra riva della Senna, Rue Solferino, il meeting è per strada, davanti alla sede del Partito socialista. Si attende (invano) la candidata al secondo turno, si applaude un Hollande che chiama a raccolta la sinistra e si ascolta rock a tutto volume. Quasi tutti hanno magliette rosse e, soprattutto, adesivi “anti-Sarko”.

Alexandre e Eléonore, due Jeunes Socialistes (JS) si dicono molto contenti del fatto che Ségolène sia passata al secondo turno: “Certo, la grande differenza nei voti con Sarkozy significa che la campagna per il secondo turno sarà in salita. L’importante, però, è che si sia creato un fronte anti-Sarkozy, e questo permetterà a Royal di vincere”. Alexandre spiega le ragioni del suo ottimismo: “Crediamo che almeno il 50% dell’elettorato di Bayrou voterà per Ségolène e anche di più. I temi grazie ai quali Ségolène potrà vincere sono i temi classici della sinistra, quelli sociali, diritto all’alloggio, costo della vita, tutto ciò che tocca la vita quotidiana dei Francesi. Non abbiamo il diritto di fare lo stesso errore del 2002, ossia andare a caccia di voti sul terreno del FN, cioè la sicurezza nazionale! Nel 2007 vi sono due modelli di società che si oppongono, uno di sinistra e uno di destra; però, oltre a coloro che sostengono il “patto presidenziale” di Royal, si aggiungeranno quelli che vogliono partecipare al fronte anti-sarko”. Eléonore aggiunge che “bisogna tenere presente infatti che mentre tutti i partiti di sinistra hanno invitato a votare per Ségolène, a destra nessuno si è mosso per indicare il voto per Sarkozy”.

Che fine farà la democrazia partecipativa? I due JS minimizzano: “la democrazia partecipativa ci stava molto a cuore soprattutto per il primo turno, per formulare il programma di Ségolène affinché non fossero i burocrati a decidere ma tutto il popolo francese”. E il partito socialista? Eléonore: “si ricomporrà, certo, ci sono state divisioni, ma sono normali in tutti i partiti, anche all’UMP. A differenza di quest’ultimo, però, le divisioni non sono querelle personali, ma dibattiti d’idee, molto utili perché permettono di far vivere il partito”. Alexandre aggiunge: “nel momento in cui i socialisti assumono le responsabilità, il partito torna a cementarsi e a scegliere i ministri secondo le capacità e l’esperienza di ognuno”.

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