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Il cavalier serpente

Una boiata pazzesca, Emufest e Lilli Greco

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Una boiata pazzesca. Ci dispiace plagiare il rag. Fantozzi ma non ci viene in mentre nessun altro titolo per descrivere la sensazione che ci girava per lo stomaco al momento di tagliare la corda. “The news” di Jacob TV. Stagione Contemporanea, 12 ottobre Parco della Musica. Le possibilità sono due: o non abbiamo capito niente o abbiamo capito tutto.

Lo spettacolo ci è sembrato uno sciocco gioco snob in cui presentatori TV, politici, personaggi vari, in maggioranza stranieri per noi, facce completamente sconosciute eccetto un identificabile Obama e perfino un Berlusconi, vengono maltrattati allo stesso modo sullo schermo per tutto lo spettacolo. Si chiama remix. Fermo immagine e voce tagliata, spesso distorta, sequenzine replicate a macchinetta, in cui la faccia ripete la stessa smorfia e la voce la stessa battuta con un effetto innegabilmente comico. La prima volta. Poi, qualche minuto dello stesso trucco e il gioco diventa noioso. Figurarsi dopo tre quarti d’ora. All’intervallo non ce l’abbiamo fatta più, e via! Non si può fare il verso a qualcuno per tanto tempo senza cambiare la formula. Se c’era un messaggio non ce ne siamo accorti. Ci è sfuggita completamente anche la sbandierata carica “provocatoria e stimolante dello spettacolo, un po’ per la ripetitività del meccanismo comico e molto perché riferita in gran parte a personaggi ignoti che parlano veloci e in tutte le lingue. Non si capisce niente né di quello che dicono né delle intenzioni della regia. A questo va aggiunto il fracasso. Dieci persone che suonano (presumibilmente) bene una musica scritta (certamente) male, di cui ovviamente non sono responsabili. Si tratta degli ottimi strumentisti del Parco della Musica Contemporary Ensemble, e del loro direttore Tonino Battista. Più due ragazze sedute a una scrivania (sfortunatamente) fornita di microfoni che, credendo di cantare, gridano tutto il tempo. Il responsabile, a quanto leggiamo, e lo stesso Jacob TV (Jacob Ter Veldhuis). L’unico buon momento e poco dopo l’inizio. Lo spettacolo apre con parecchi minuti di primi piani di Chet Baker con la sua bella faccia disperata e rugosa che ripete, sempre con lo stesso trucco, frasi ed espressioni. Alla fine di questa sequenza troppo lunga, tromba e contrabbasso suonano  qualche battuta di un bel blues addolorato. Poi comincia l’inferno. 

Emufest. Electronic Music Festival, 9 ottobre. Alla sala Accademica di S. Cecilia, concerto per l’ottantesimo compleanno di Mario Bertoncini, presente e performante sul palco. In programma un suo pezzo del 1968, più due di John Cage, 1948 e 1960 (per Cage cade il centesimo compleanno, ma non e con noi a festeggiare). Tre composizioni che, allora, hanno sicuramente scandalizzato tutti con il loro rifiuto del linguaggio musicale tradizionale. Due brani di soli rumori (gesso grattato sulla lavagna, piccoli gong, oggetti vari con microfoni a contatto), e uno eseguito su pianoforte giocattolo a cui risponde quello Vero. Francamente brutti. D’accordo, per stare sulle barricate non c’e bisogno che la musica sia bella. Basta che sia e-splosiva. Ma per durare, no. Oltre a essere nuova deve avere qualcosa. A suo tempo Strawinskij ha  provocato un terremoto; poi, però, la sua musica e rimasta con noi, e non c’e bisogno di chiedersi perché. Questi tre pezzi, fatta la rivoluzione, sono diventati inutili. E sarebbe meglio seppellirli, con tutti gli onori, ma definitivamente. 

Lilli Greco. 17 ottobre, Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. Funerale dell’amico Lilli Greco, musicista. C’era una completa rappresentanza di tutti quelli con cui ha lavorato nella sua lunga vita: i fonici, che dopo la chiusura degli studi sono andati in giro per Roma come gli apostoli a divulgare un sapere nato proprio lì. Gli artisti che lui ha guidato litigandoci, ma aveva quasi sempre ragione. I registi a cui ha dato la sua competente puntigliosità. E tutti gli altri: colleghi e collaboratori. Si può dire che con la sua morte si chiude ed entra nell’Olimpo il mito della gloriosa RCA, fucina della musica italiana di meta secolo scorso. E’ stata una bella festa di saluto e commozione. Mancava solo lui che di sicuro l’avrebbe raffreddata con un po’ del suo ironico cinico distacco. Un bisbigliare di scommesse è nato all’arrivo di Francesco De Gregori con il suo eterno cappelluccio in testa, senza il quale sembra che nessuno lo abbia mai visto. Se lo toglierà, non se lo toglierà? Se l’è tolto.

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