Una buona medicina per D’Avanzo

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Una buona medicina per D’Avanzo

04 Luglio 2008

Bisogna leggere con attenzione l’articolo di Giuseppe D’Avanzo oggi su Repubblica: “Le parole maliziose cancellate a Milano”. Si tratta di una lettura utile perché se ne trae la dimostrazione di come il quotidiano di Ezio Mauro sia impegnato in queste settimane a scrivere una storia parallela e rovesciata delle vicende del paese. Secondo D’Avanzo le intercettazioni non esistono, se esistono stanno per essere distrutte o lo sono già state, copie non se ne possono fare e la legge che le governa è la migliore possibile.

L’Italia dunque è sottosopra perché “il regime ipnotico di Berlusconi” crea ad arte un allarme che non esiste, un’emergenza che “si è procurata da solo” e che viene spazzata via con il solo ricorrere alla “buona medicina dei fatti”.

Stando a questa narrazione, l’Espresso (stesso gruppo di Repubblica) non ha mai pubblicato le intercettazioni sfuggite dal tribunale di Napoli, Repubblica non ha messo sul suo sito persino l’audio di quelle registrazioni, il Riformista dell’anglosassone Polito e Libero di quel popolano di Feltri non hanno centellinato ogni giorno un brandello di quelle conversazioni, le redazioni di tutt’Italia non sono piene di gossip e illazioni sul loro contenuto.

Oppure sì, tutto questo è accaduto, ma è stato lo stesso Berlusconi ad orchestrarlo, grazie ancora una volta al suo “regime ipnotico” e allo “strepito dei suoi corifei”. Perché?,  direte voi, ingenui lettori. Su questo punto D’Avanzo è un po’ meno preciso, la penna gli si fa pensante e l’argomentare zoppica. Ma comunque quello che si capisce è che Berlusconi si sarebbe fatto intercettare, avrebbe divulgato le trascrizioni e i gossip su sul suo conto e su quello delle sue ministre… per ottenere il decreto anti-intercettazioni che, guarda caso, proprio ieri ha ritirato. Non solo, questa “macchina fascinatoria” messa in piedi dal Cav. gli servirebbe a non discutere le accuse che gli sono mosse. Salvo il fatto che sui giornali non si parla d’altro da settimane: fosse che pure che Tremonti riducesse le tasse a zero lo ritroveremmo a pagina 46. Ma si sa, c’è il regime ipnotico.

Il bello è che D’Avanzo stesso sembra non credere fino in fondo alle sue parole. Quando ad esempio vuole dimostrare che l’allarme diffuso dal Cav. è “tutto fumo e niente arrosto”, perché le intercettazioni più imbarazzanti sarebbero state distrutte, la sua voce si incrina. Difficile infatti che una vecchia volpe come lui, esperto di ogni trucco e di ogni inganno, sia sincero quando afferma: “Non esistono copie delle intercettazioni milanesi perché il software utilizzato dalla ditta che lavora per la procura di Milano impedisce che i file audio possano essere copiati senza lasciare traccia”. Forse che a un software che “impedisce” non ne esiste sempre uno che “permette”? Forse che a un ostacolo non esiste sempre un aggiramento, forse che D’Avanzo non è il primo a saperlo? Tanto più che mentre dice che di quelle telefonate non v’è più traccia ne riassume il contenuto con dovizia di particolari.

E ancora: per dimostrare che Berlusconi monta il caso ad arte, ricorda che anche le intercettazioni di Napoli (quelle in parte finite sull’Espresso) saranno presto distrutte. Quindi perché il Cav. strepita tanto? Peccato che sulla pagina accanto a quella dove scrive D’Avanzo si racconta che il Tribunale di Napoli ha mandato le registrazioni alla Rai perché venissero sbobinate e distribuite ai consiglierei di amministrazione. Quelle chi si occuperà di distruggerle? C’è un software che blocca anche le fotocopiatrici degli sbobinatori e dei consiglieri?

Ma la vera e definitiva smentita alle buffe tesi di D’Avanzo arriva per uno strano caso proprio dal suo giornale: anche la fiction ha bisogno di un minimo di coordinamento tra gli autori…

Insomma la tesi di D’Avanzo è che Berlusconi ha montato tutto questo ambaradam delle intercettazioni per stoppare le intercettazioni: “mettere in galera i giornalisti e mandare in disgrazia gli editori”, testuale.  Sarebbe un po’ come uno che si fa derubare a ripetizione per giustificare l’inasprimento delle pene per il furto. Ma tant’è. Leggetevi però l’articolo di un’altra sceneggiatrice della fiction di Repubblica, Liana Milella quando spiega la “retromarcia” del Cav. sul decreto intercettazioni: “Il dato oggettivo è che qualsiasi legge, anche la più severa potrebbe non impedire la publicazione. Se un giornale dovesse avere le intercettazioni oggetto dei gossip, potrebbe pubblicarle sfidando sanzioni, multe e la galera. E se la copia in possesso della procura di Napoli fosse distrutta, ma ne esistesse un’altra in giro (abbiamo appena visto che ce l’ha la Rai, ndr) anche quella, anche incorrendo in una pena, potrebbe essere pubblicata”. Ma allora di che stiamo parlando? Berlusconi mette in piedi un “regime ipnotico”, una grande “macchina fascinatoria”, si getta nel fango da lui stesso creato, per ottenere un decreto che anche se approvato non servirebbe a un bel niente davanti alla foga divulgatoria di giornalisti ed editori e che per di più ha pure ritirato…?

Certo i fatti sono una “buona medicina”, ma dev’essere un bel po’ che D’Avanzo non la prende.