Una festa che vince anche la paura
08 Maggio 2008
Buon compleanno, Israele. È il
14 maggio 1948 quando David Ben Gurion legge la dichiarazione d’indipendenza
dello Stato ebraico, assumendo la carica di primo ministro israeliano. Quelli
che seguono sono anni di lacrime e sangue, di trattative fallite che ancora
oggi riempiono le prime pagine dei giornali. In questi giorni, però, Israele si
prende una pausa per festeggiare il sessantesimo anno d’età, tra orgoglio e
commozione: feste e pubbliche celebrazioni riempiono i cartelloni delle
principali città israeliane, mentre l’eco della festa si estende a Europa e
Stati Uniti.
Da dove partire per descrivere un paese in festa? Forse dai colori: il bianco e
l’azzurro della bandiera nazionale, che colorano strade e balconi. Oppure dal
cielo, illuminato dai fuochi d’artificio e dalle evoluzioni dei caccia
militari. Quella di Israele è una festa multiforme, che passa attraverso gli
schermi televisivi – con documentari e dirette dalle principali manifestazioni
– e giunge fino alle piazze con video, discorsi e tanta musica. Saranno
giornate piene, cariche di ricorrenze. E Israele ha deciso di non farsi mancare
niente: alle minacce terroristiche annunciate dai servizi segreti, lo Stato
ebraico ha risposto con imponenti misure di sicurezza, comprendenti la
temporanea chiusura degli accessi al West Bank.
A tagliare solennemente il nastro dei festeggiamenti ci ha pensato la speaker
della Knesset Dalia Itzik. Nel corso di una manifestazione al Monte Herzl di
Gerusalemme, la Itzik si è rivolta ai soldati e ai familiari dei caduti in
guerra: “Amici, voi non siete e non sarete mai soli” ha detto
riferendosi ai 22.437 morti dal 1860 “e non saremo mai in grado di saldare
il debito che abbiamo contratto con voi”. La speaker ha poi sottolineato
la specificità dello Stato ebraico: ci sono forse Stati più ricchi, più sicuri
e più grandi, ma “nessuna nazione al mondo è paragonabile allo Stato
d’Israele”.
E mentre una sfilata di torce dava inizio ai festeggiamenti, i primi
biglietti d’auguri hanno incominciato a piovere su Tel Aviv. Sterminato
l’elenco di coloro che hanno scritto al presidente Shimon Peres: tra i messaggi
più calorosi, quello del presidente francese Sarkozy, della regina Elisabetta
II e del presidente italiano Giorgio Napolitano. La prossima settimana
giungeranno poi in Israele George W. Bush, Tony Blair, Henry Kissinger, Mikhail
Gorbachev e il magnate dei media australiano Rupert Murdoch.
Per una festa tanto importante, gli auguri sono giunti anche dallo spazio. Così
l’astronauta della NASA Garret Reisman – primo ebreo nell’entourage della
Stazione Spaziale Internazionale – ha salutato gli israeliani: “Ogni volta
che la Stazione vola sopra lo Stato d’Israele, cerco una finestra e sempre mi
commuovo quando vedo la sagoma d’Israele all’orizzonte venire verso di
noi”.
In attesa che svariati capi di Stato giungano personalmente a Tel Aviv nelle
prossime settimane, il presidente Shimon Peres ha tenuto una conferenza per
celebrare il sessantesimo anniversario della fondazione. Peres si è poi recato a
una festa con invitati molto speciali: i sessantenni venuti alla luce il giorno
della dichiarazione d’indipendenza, primi israeliani a tutti gli effetti.
Parlando all’Associated Press, il presidente ha detto che “siamo piccoli
nello spazio e nei numeri, quindi non possiamo diventare un grande mercato o
una grande industria. Ma Israele può diventare un laboratorio audace”,
pensando a settori d’eccellenza come quello militare e ospedaliero.
Se gli israeliani si celebrano facendo festa nelle strade, anche gli europei si
adoperano per festeggiare lo Stato Ebraico: la festa di Israele, avamposto
democratico in medio oriente, è una ricorrenza per tutto il mondo occidentale.
Cosa regala lo scenario italiano? La scelta è vastissima. Seguendo l’esempio di
Parigi, anche la Fiera del Libro di Torino si focalizza (da oggi al 12 maggio)
sulla cultura israeliana: cinque giorni di incontri per scandagliarne la
feconda letteratura, con dibattiti che abbracceranno anche storia e
sociopolitica. In contemporanea, il Museo del Cinema proietterà i film
israeliani maggiormente significativi.
Al di là della Fiera – fulcro dell’attenzione mediatica e delle polemiche –
molte sono le iniziative volte a celebrare Israele e la sua storia. Abraham
Yehoshua, uno dei maggiori scrittori israeliani, inaugura questa sera all’Opera
di Roma la trasposizione operistica del suo celebrato “Viaggio alla fine
del millennio”: una storia antica eppure attualissima, incentrata sui
conflitti tra Oriente e Occidente. La danza la farà invece da padrona a Reggio
Emilia, dove dal 16 al 25 maggio si esibiranno i migliori ballerini israeliani:
dalla Batsheva Dance Company alla leggendaria Yehudit Arnon. Israele, sul
fronte musicale, sarà inoltre protagonista al Festival della Città di Castello,
mentre esponenti della musica jazz, hip hop e e rap si esibiranno a luglio a
Milano. Non è finita. Se La Milanesiana 2008 – rassegna culturale organizzata
da Elisabetta Sgarbi – avrà tra i suoi protagonisti Yehoshua ed Elie Wiesel, a
Bologna andranno in mostra le foto scattate dall’immortale Robert Capa nei
giorni della dichiarazione d’indipendenza e della guerra che seguì (Fondazione
Museo Ebraico di Bologna, fino al 20 luglio).
Un fiume di iniziative, comuni ai principali Stati europei. Va da sé, però, che
la festa più bella è proprio in Israele: quale miglior occasione per visitare i
territori israeliani, dal deserto alle spiagge di Tel Aviv? Vanno in questo
senso gli inviti dell’ufficio del turismo, che promuove le bellezze del paese e
invita a visitare i tesori di una delle zone più affascinanti del mondo. Il
modo più bello per fare gli auguri, in fondo, è recarsi direttamente a casa del
festeggiato: questo anniversario può essere l’occasione per prendersi una bella
vacanza.
