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Una fototessera in Campidoglio per don Bossi

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Ha ragione il nostro Carlo Meroni. Quando è stato rapito Daniele Mastrogiacomo il paese è stato colto  da una specie di infarto collettivo. (Ma lo stesso valeva per la Sgrena e per altri)  Non c’era titolo di giornale o apertura di TG che non fosse dedicata a quell’evento. I programmi radio erano pieni di dibattiti e telefonate di solidarietà.
Truppe di giornalisti vivevano accampate davanti alla casa della famiglia del giornalista per cogliere ogni fremito di speranza, ogni lacrima d’apprensione. Ogni comune italiano, anche il più piccolo e sperduto, si sentiva in dovere di fare la sua fiaccolata, approvare la sua mozione di sdegno.
 Della vicenda del sequestro abbiamo saputo tutto e anche troppo: si sono mosse le istituzioni, il governo ha rischiato di cadere per aver ceduto ad ogni ricatto. Mastrogiacomo è stato accolto da eroe all’aeroporto, con picchetto d’onore e autorità schierate in suo onore.

In confronto l’effetto del rapimento nelle Filippine di padre Giancarlo Bossi è come un sussurro davanti al frastuono: non ha cittadinanza mediatica, non muove e non commuove le masse marcianti, gli manca il glamour da “evento”. Non è una sorpresa. Persino l’uccisione di don Andrea Santoro in Turchia suscitò meno clamore del rapimento delle due Simone o di Giuliana Sgrena.

Scandagliare il motivo di questa disparità di percezione non è facile. C’è di mezzo un pregiudizio anticristiano e uno antiamericano. Il primo fa sì che ciò che accade ai preti e in genere ai cristiani nel mondo non venga registrato dai sismografi mediatici. Come se un po’ di martirio fosse dovuto quale prezzo di una evangelizzazione vista ancora come un sopruso. Il secondo garantisce notorietà , fama e rispetto  a chi in qualche modo si fa testimone delle nefandezze americane nel mondo, o se ne dissocia anche solo con la sollecitudine verso le sue vittime.

Tutto questo non basta ancora a spiegare l’immenso divario di trattamento tra un prete e un giornalista.

Forse ci può aiutare Veltroni a capire perché lo stendardo con la gigantografia di Mastrogiacomo sventolava sul Campidoglio e per don Bossi  manco una fototessera.

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