Home News Una lettera e una risposta sul caso Mele

Una lettera e una risposta sul caso Mele

1
8

Riporto nel mio blog il commento di un lettore, Pierluigi Baldi, all'uovo di giornata attualmente in prima pagina. Non era veramente un commento, piuttosto una lettera indirizzata a Gaetano Quagliariello. Poichè quest'ultimo ha appena risposto al lettore mi è sembrato utile far emergere questo breve ma interessante scambio epistolare.

Buona lettura...


Pierluigi Baldi

02/08/07 12:43

caso mele


Senatore Quagliarello, perdoni il mio ardire se la contraddico. 1%29 A me pare (forse sono male informato) che la proposta per il test antidroga non prevedesse l'obbligo per il parlamentare, ma fosse su base volontaria. 2)Il detto evangelico della "prima pietra" è oltremodo fuori luogo. Certo che siamo tutti uomini e tutti peccatori, e con questo? Ho votato UDC, e ritengo mio sacrosanto diritto pretendere, dai parlamentari eletti, un comportamento coerente ai principi professati. Vede senatore, se nella passata legislatura fosse stata approvata la possiblità di esprimere la preferenza accanto al simbolo, - e fossi stato elettore di Mele - le assicuro che l'avrei lanciata la mia pietra! Purtroppo la politica, e Lei sa a chi mi riferisco, mi ha permesso di scegliere un partito ma non la persona 3)Se il "mio", ma anche il "suo" partito, considera la droga un male per tutta la società, oltre che per il singolo, perché non poter dimostrare, con orgoglio, di non farne uso? 4) Provi per un attimo a spostare il discorso sulle tasse, cosa ci vede di male nell'obbligo di rendere di dominio pubblico, la propria situazione? Perché in questo caso l'obbligo è giusto, e nel caso della droga Lei si scandalizza persino se la proposta è su base volontaria? Grazie per l'attenzione Pierluigi Baldi

Gaetano Quagliariello

02/08/07 12:44

caso mele


Caro Baldi,

ho letto la Sua cortese risposta e mi permetto di sottoporle qualche altra considerazione, nell'intenzione di rafforzare le mie posizioni.

Nel Paese si respira un'aria di anti-politica che puzza sempre più di demagogia. E' una vecchia storia italiana: la mancanza di legittimità della politica fa sì che si sia supini nei confronti del potere quando è forte e saldo, mentre si diviene arroganti e crudeli quando si fa debole. Con modalità differenti, ci sono passati Mussolini, De Gasperi, Moro, Craxi; ci sono passati i partiti ed ora è la volta della cosiddetta "casta". Per chi ha a cuore la politica e la sua autonomia (se non la sua nobiltà) il modo più sbagliato di comportarsi è quello di assecondare tale tendenza, inseguendo richieste sempre più esigenti. Alla fine non ci si salva. Ne sa qualcosa la vecchia Dc, iniziano a comprenderlo i Ds, specie se di fede dalemiana. Per questo, per il 730 così come per i test anti-droga, io non ho problemi a rendere pubblico tutto ciò che mi prescrive la legge e non temo alcuna eventuale inchiesta della magistratura. Ma non sono disposto a dimostrare alcunché: che me lo chiedano le "Iene" o, peggio, il partito. Lo debbo alla mia dignità e a quella della mia funzione. Lo debbo alla presunzione di correttezza che deve valere per tutti, fino a prova contraria.

C'è poi un risvolto culturale della vicenda, non meno importante. Io credo che la coerenza in politica sia un valore da preservare ma non debba divenire un dogma. Soprattutto quanti, come noi, teniamo a che l'etica cristiana informi il comportamento pubblico, dobbiamo evitare d'accreditare l'immagine di una società civile scissa tra "libertini" e "bacchettoni". Noi siamo e dobbiamo restare per gli uomini in carne e ossa con le loro debolezze e la loro forza. Quest'ultima va certamente incoraggiata ma, se è possibile, attraverso metodi civicamente più efficaci di test da ciclisti.

Gaetano Quagliariello

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Mele e Cesa
    Confesso che fra l’on. Mele e la sua iella colossale e l’on. Cesi e la sua invereconda proposta preferisco di gran lunga il primo. Il malcapitato infatti, colto flagranza di frequentazioni a luci rosse ha dignitosamente ammesso la debolezza e riconosciuto l’incompatibilità del suo comportamento con i valori sbandierati dal partito. Segno che esistono ancora persone che ci tengono a far coincidere i comportamenti personali con i princìpi grazie ai quali si fanno eleggere, il che è già di per sé un valore aggiunto. Provo invece disgusto per la puerile difesa del poco onorevole comportamento del collega adducendo i pochi giorni di astinenza forzata a cui sono soggetti i deputati, neanche il Parlamento fosse un gulag e i suoi inquilini dei forzati dell’astinenza, con le mogli a tessere e disfare la tela come Penelope in attesa del loro ritorno. Vuoi vedere che bisognava trovare presto una compensazione alle recenti riduzioni dei benefici riservati a questi poveracci di parlamentari, affinché alla fin fine, costoro non ci perdano nulla, anzi ci guadagnino pure?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here