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Un racconto per una canzone/4

Una mattina come tutte le altre mi son svegliato e avevo 40 anni

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“E’ una limpida mattina, gente.
Davvero una limpida mattina.
Una mattina di quelle in cui basta respirare a fondo e ti si schiariscono le idee.
E allora svegliati, forza, cosa aspetti?! Alzati! Esci dalla tana di piume d’oca e vai a respirare chiarezza. Coraggio! E ora, per voi, il nuovo singolo di Bion C’è…”

Ti si affaccia alla mente il primo pensiero della giornata.
Un po’ sgrammaticato. Anche grezzo, forse. Ma limpido.
“Merda di radiosveglia! Prima o poi ti sfracello!”.

Note nere nell’aria. Bion C’è ci ansima sopra.

Apri gli occhi, con immensa fatica.
Ti gratti il culo, con immenso piacere.
Poi parte il rituale.
Cinque stiracchiamenti alternati, controllino all’ecosistema mutandifero per verificare che non manchi niente e bacino sulla fronte di Ciubecca, il tuo orsetto di peluche.
Solita routine.
Anzi, no. Ti rendi conto quasi subito che stamattina è diverso. Stamattina qualcosa è cambiato.
Lo visualizzi nella mente, veloce.
Prima in lettere:
“oggi compio quarant’anni”.
Poi in numeri: 39+1= 40.
Il significato non cambia.
Oggi è una limpida mattina e tu sei cresciuto.
Sei un uomo, adesso. Un uomo maturo! Devi fare cose, crescere, responsabilizzarti.

Bion C’è ulula a tempo coi tuoi pensieri.

Ti metti in piedi sul letto, pronto a saltarci sopra come tutte le mattine. Ma qualcosa ti blocca.
Responsabilizzarti.
Scendi dal letto senza nemmeno una capriola, ti fiondi in cucina e con una nuova consapevolezza addosso fermi tua mamma che ti sta già preparando il toast.
“No, mamma, no! Ho 40 anni. Oggi il toast me lo faccio io”.
Tua mamma suda freddo perché l’ultima volta che hai preparato qualcosa ha dovuto ridare il bianco alle pareti...
Ti supplica di ripensarci, ma tu niente.
“Mamma! Ho 40 anni!”.

…Devo fare un bilancio della mia vita, capire dove sono arrivato, mettere in discussione quello che ho fatto e quello che farò, abbandonare le cose futili, iniziare a mettere qualche camicia, radermi più spesso, comprare una crema antirughe e uno shampoo anticaduta…
Mentre pensi tutto questo continui ad aprire sottilette, manco dovessi preparare toast per tutto il condominio.
Poi, per risparmiare tempo (40 anni fan sembrare tutto più breve), ti butti le sottilette in bocca, insieme a una fetta di prosciutto cotto e a due di pan carrè...

“Mamma, 40 anni sono un traguardo importante, capisci?”.
Lei ti guarda, annuisce comprensiva e con l’aspirabriciole tenta di prendere al volo quello che ti esce dalla bocca.
Aggiungi che vuoi cercarti una casa e andare a vivere da solo...
Lei piange.
Alza gli occhi al cielo e ringrazia la Madonna che finalmente ha esaudito le sue preghiere.
Vi abbracciate.
Lei ti dà le solite due pacche sulla schiena.
Tu fai il ruttino.
Pensi che ti mancherà tutto questo.
Forse, usando un ammazzamosche, potrai riuscirci anche da solo.
Del resto, hai 40 anni.
Ti vesti, per l’occasione un po’ più elegante del solito.
Camicia, giacca, pantaloni con la piega.
Poi via, in macchina, verso il call center...
Continui a fare il bilancio della tua vita, con la radio a palla.

Mauri Mirra rappa rime indiavolate.

Al solito incrocio incontri il solito lavavetri. Quello col cartello: ho 5 figli, senza casa, senza lavoro. Tiri giù il finestrino, abbassi il volume e, preso da un istinto irrefrenabile, glielo dici: “Ho 40 anni, vivo ancora con mia mamma e lavoro in un call center”.
Lui ti dà 2 euro.
Alzi gli occhi al cielo e finalmente te ne accorgi.
E’ davvero una limpida mattina, cazzo!
Che strafottutissima limpida mattina! Cazzo, cazzo, cazzo!
Abbassi entrambi i finestrini, al verde premi sull’acceleratore e svolti a destra.
E’ una mattina troppo limpida per rinchiudersi in un call center. Fanculo!
Una frenesia strana ti si mischia al sangue.
Voglio vedere il mare (ho 40 anni), voglio respirare quest’aria finchè i polmoni non mi esplodono (e non ho combinato un cazzo nella vita), voglio sentirmi libero (sono un fallito di merda), voglio l’acqua salata sulla faccia (mi credono tutti un coglione), oggi voglio solo stare bene (sono solo), voglio respirare (non ho più tempo per ricominciare!), è una mattina così limpida (non ho più tempo!), voglio l’aria sulla faccia (non ho più tempo!).
Piangi. Urli. Ridi. Piangi. Urli. Ridi.
Piangi. Nessuno saprà mai se l’hai fatto apposta, o se hai perso il controllo della macchina, in quella limpida mattina.

Ma che cazzo scrivo? Lisa, ma che cazzo scrivi??? Chiamalo.
“Ciao Davide! Lisa…”.
“Ciao”.
“Come sta Ciubecca? Te li ha fatti gli auguri per il compleanno?”
Ride.
“E’ stato il primo. E l’unico. Se n’è scordata pure mia mamma. E son 40, eh! QUARANTA! M’aspettavo una torta, invece solito toast”.
Rido.
“Auguri! Stavo scrivendo un racconto su di te, lo sai? Per te. Una roba pseudocomica… ma poi… Niente, m’è venuta voglia di sentirti. Che effetto fa averne quaranta?”
Sbuffa.
“E’ come averne 39…”
Sospiro sollevata.
"Solo che… non so. E’ come se fossi arrivato ad un traguardo, capisci? Tiro un po’ le somme di quello che ho fatto e mi sembra di non aver fatto niente di buono. Sono un coglione che lavora in un call center! Mi sembra di aver sprecato un fottìo di tempo… e di non averne più per ricominciare”.

“Davide, non andare a lavorare oggi. Passo a prenderti. Ti porto la torta. Andiamo al mare. Parliamo un po’… Ti va?”
Silenzio.
“Va bene, se ti va… Però guarda che so già che sarò paranoico.”
“E chissenefrega. Sono o non sono tua amica? Mi becco le tue paranoie e in cambio mi paghi l’aperitivo stasera.”
Ridiamo.
“Ok. Ah, Lisa! Hai visto che cazzo di mattina limpida che c’è? Un cielo così non lo vedevo da…”
Lo interrompo brusca.
“E’ una mattina come tutte le altre. Sto arrivando”.

 

Annalisa Arione è nata ad Alba (Cn) nel 1979. Laureata al DAMS di Torino e diplomata presso l'Accademia Nazionale del Comico, è stata sceneggiatrice per "Camera Café" e "Piloti" e ha partecipato come cabarettista ad alcuni programmi comici televisivi.


 

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