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Dopo l'appello di Alfano

Una nuova alleanza dei moderati per chi non si rassegna alla sinistra e ai populisti

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«Il Nuovo Centrodestra è nato per una missione: ricostruire l’area dei moderati e dei riformisti, che storicamente è stata, ed è ancora oggi, la forza propulsiva del Paese. Rivolgo un appello alle forze politiche e sociali, al mondo delle associazioni e ai cittadini per intraprendere il percorso. Insieme».
Con queste parole, affidate ad un’intervista al «Corriere della Sera», Angelino Alfano ha inteso porre la prima pietra di un progetto ambizioso, che punta a«ricomporre le fratture del passato» ed a muovere verso la riunificazione dell’area popolare.

«Noi siamo bipolaristi convinti», ha detto il leader di NCD, e «chi vorrà aderire al nostro appello deve sapere qual è il nostro orizzonte, deve sapere che la nostra casa è quella alternativa alla sinistra».

Quello di Alfano, ha spiegato Gaetano Quagliariello, «è un appello a quanti non si rassegnano a dover scegliere tra la sinistra e i disfattisti antisistema». Serve una nuova alternativa alla sinistra, ha aggiunto il Coordinatore Nazionale del Nuovo Centrodestra, «che dia una casa ai tanti popolari, liberali e riformisti del nostro Paese. Iniziamo da quanti nel centrodestra hanno scelto di salvare l’Italia e accettare la sfida delle riforme». A rispondere all’invito di Alfano è stato in primo luogo l’UDC.

Lorenzo Cesa immagina «un lungo cammino insieme, verso una nuova Italia che si riconosca nei valori europeisti, popolari e liberali». Occorre farsi trovare pronti, ha chiosato il segretario dell’Unione di Centro, «perché all'attuale senso di responsabilità che non manchiamo di dimostrare nei confronti del governo deve seguire un progetto concorrenziale e lungimirante che raccolga tutti i moderati italiani».

Concetti ribaditi dal presidente del partito, Gianpiero D’Alia, il quale plaude all’appello di Alfano, e sottolinea l’importanza di un accordo politico con il Nuovo Centrodestra «per alzare oggi un argine contro il populismo antieuropeo, ma anche per avviare il progetto di un nuovo grande partito fondato sui valori del PPE». Lavorare alla costruzione di un grande fronte moderato, alternativo alla sinistra e decisivo per un’ambizione maggioritaria e di governo del Paese, è obiettivo che non può avere carattere occasionale o di convenienza.

Non serve, e nemmeno ci interessa, una semplice sommatoria di liste e di sigle, o peggio ancora un’operazione di nomenklatura, che il corpo elettorale ha già punito in passato. L’incontro delle forze che si riconoscono nei princìpi e nei valori del popolarismo europeo necessita di un ben più ampio respiro, che solo la condivisione di una seria e convincente proposta politico-programmatica può garantire.

Una nuova alleanza dei moderati deve partire dai princìpi non negoziabili, la bussola per guidare credenti e non credenti. Un centrodestra nuovo, inclusivo e vincente, deve saper coniugare la salvaguardia dei princìpi della tradizione, la persona, la famiglia, la comunità, compiutamente assunti a riferimento e fine ultimo di ogni decisione politica, con la vocazione a confrontarsi con una moderna cultura di governo per una società attiva e libera dai vincoli e dalle inefficienze che la comprimono. 

Un progetto con lo sguardo rivolto verso il futuro può restituire autorevolezza alla politica in un rinnovato rapporto di fiducia con i cittadini. Può risvegliare i sentimenti profondi, scaldare i cuori e sollecitare le menti del popolo moderato. Quel mondo che non si rassegna a scegliere tra l’egemonia della sinistra e il populismo.
 

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