Home News Una politica di sicurezza per Baghdad

Una politica di sicurezza per Baghdad

0
84

Nella conferenza stampa che si è svolta giovedì 12 luglio alla Casa Bianca, il Presidente George W. Bush ha ribadito con fermezza che la missione degli Stati Uniti in Iraq non terminerà con un ritiro delle truppe, ma con la vittoria. Conseguire un buon risultato in Iraq si rivela quindi, nelle parole del Presidente, la tappa fondamentale per proseguire con successo nella guerra contro il terrore e garantire la sicurezza nazionale degli USA nel terzo millennio.

L’annuncio di George W. Bush giunge nel momento in cui dal fronte iracheno sembrano pervenire finalmente segnali positivi. I progressi dell’operazione Phantom Thunder, ed in generale gli obiettivi conseguiti negli ultimi due mesi dall’esercito americano, non sono tuttavia unicamente il frutto di mirate scelte politiche dell’Amministrazione e dei suggerimenti di quella parte del fronte Repubblicano che ha sempre appoggiato l’intervento. L’impostazione della politica estera statunitense, come d’altronde era già accaduto dopo l’11 settembre, si dimostra ancora una volta legata al progetto neoconservatore per la rinascita americana, esemplificato in particolare dal lavoro dell’American Enterprise Institute: uno tra i più autorevoli think tanks statunitensi, favorevole ad una politica estera decisa e convinto della necessità di intervenire preventivamente contro i regimi totalitari e le organizzazioni terroristiche prima che questi possano colpire gli USA.

L’efficace sinergia tra gli studi promossi dall’AEI e le strategie politiche adottate a Baghdad dall’Amministrazione di George W. Bush era peraltro già evidente agli inizi del 2007. Il Partito Repubblicano, valutando le sempre più fosche possibilità di riuscita di una missione statunitense in Iraq schiacciata tra faide tribali ed un misto di odio e indifferenza verso gli americani, si rivolse informalmente all’American Enterprise Institute per un’analisi della situazione e per suggerimenti nell’elaborazione di nuove linee d’azione. Dai lavori dell’AEI scaturì la relazione dello scienziato politico Frederick W. Kagan (fratello del più noto Robert, e figlio dello storico Donald) “Choosing Victory: A Plan for Success in Iraq” del 5 gennaio 2007. Questo scritto, presentato all’AEI insieme ad interventi di alto profilo dell’ex capo delle forze armate Jack Keane, dello stesso Kagan e degli studiosi Michael Rubin e Reuel Marc Gerecht, richiedeva al Partito Repubblicano maggiori investimenti e l’invio di nuovi contingenti in Iraq al fine di conseguire una netta vittoria statunitense in Medio Oriente; le dettagliate proposte di Kagan vennero poi riprese interamente nell’Iraq Strategy Review della Casa Bianca del 10 gennaio 2007 ed infine approvate come risoluzione al Congresso il 25 maggio 2007.

Da allora, la situazione in Iraq è cambiata. L’invio di nuove truppe, affiancato a raffinate strategie di intelligence, a sistemi di cooperazione con le forze militari e di polizia irachene ed a massicci investimenti nelle infrastrutture per la gestione del terrorismo e degli attentati, hanno fatto la differenza in particolar modo a Baghdad, ma anche in aree circostanti come nella provincia di Anbar. Nonostante le ostilità non possano certo dirsi concluse, sembra lentamente dissiparsi il buio clima di violenza che aveva caratterizzato le prime fasi della guerra al terrore.

Lo schema di valida cooperazione tra Amministrazione Repubblicana ed American Enterprise Institute si è dunque dimostrato proficuo per lo staff del Presidente Bush, il quale recentemente è tornato a guardare al tavolo di confronto promosso dall’AEI sulla strategia per la vittoria a Baghdad. Nell’incontro “Assessing the Surge in Iraq”, svoltosi presso il Wohlstetter Conference Center dell’AEI il 9 luglio 2007, è stato ancora una volta essenziale l’intervento di Frederick W. Kagan; l’analista politico ha ribadito l’importanza di proporre un progetto coerente per la sicurezza a Baghdad e dintorni: effettuare operazioni rapide e mirate di clearing, per eliminare rapidamente i nuclei terroristici; porre le condizioni per raccogliere elementi di intelligence dove ancora non sia opportuno intervenire con azioni militari e di polizia; ed infine ultimare il trasferimento di competenze e responsabilità, in modo da favorire sempre più l’iniziativa autonoma delle forze ufficiali irachene. Hanno partecipato anche l’ex capo delle forze armate Jack Keane, l’esperta di difesa e politica estera dell’AEI Danielle Pletka e l’analista politico James Miller del Center for a New American Security; quest’ultimo ha ricordato la necessità di ridurre il livello di violenza a Baghdad, in particolar modo garantendo la sicurezza dei cittadini; facilitare la riconciliazione politica con la leadership politica irachena; ed infine tenere aperti i canali diplomatici, nello specifico con la Turchia, per la gestione delle “zone calde” come il Kurdistan. La speranza è quella di normalizzare la situazione in Iraq entro il 2008, per completare il graduale passaggio di consegne in mani irachene delle politiche per la sicurezza.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here