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Un’alleanza tra le eccellenze ed i semplici: così l’Italia può sconfiggere il mostro

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L’epica di una “guerra” contro un “nemico invisibile”, l’epica della nostra “guerra”, non può permettersi di essere centrata sui classici topos omerici. Non c’è l’ira di Achille, che sarebbe sin troppo inutile. Non serve neppure il multiforme ingegno di Ulisse. Non vale la pena scomodare le grandi saghe letterarie d’Europa: Orlando è furioso sì, ma solo perché è costretto in quarantena. E il nostro Don Chisciotte è in sella ad un cavallo, ma solo perché desidera distribuire beni primari a chi non se li può permettere. Non è questo il tempo delle utopie ideologiche. Non sembra utile disegnare parabole idealistiche che fuoriescano troppo dalla realtà. Papà Francesco, nella sua preghiera universale contro la pandemia, ha esaltato i “semplici”, quelli che operano nei reparti, coloro che non possono fare a meno di scendere nelle strade, le formiche di un ingranaggio che altrimenti si sarebbe arrestato del tutto. L’epos, adesso, è una loro prerogativa. Loro è la gloria. A noi che abbiamo avuto l’ardire di essere meno semplici del dovuto, nella maggior parte dei casi, spetta soprattutto l’attesa inerme. È una sorta di roulette russa per cui ogni contatto può essere fatale. È un conflitto basato sul terzo senso, il tatto, che va evitato alla stregua della peste. Senza dimenticarsi della pericolosità degli altri sensi. Ma di storie ne racconteremo comunque. Gira un post sui social, che recita più o meno cosi: “Saremo anche con le pezze al culo noi italiani, ma ditemi dove lo trovate un altro paese dove i camici li firma Armani, i respiratori la Ferrari, le mascherine Gucci e le soluzioni disinfettanti Bulgari. Andremo all’inferno, ma con stile”. Non è una fake news glitterata: è tutto vero. Sono le nostre eccellenze che affilano le armi in grado di risollevare questa sorte nefasta, che ci ha relegato nelle posizioni alte della classifica della Covid-19 maps. Fatevi un giro su Youtube: i contatori vanno molto di moda in questi giorni. Sembra il contachilometri della fine del mondo. Sia come sia, questa è davvero l’ora dei “semplici”.

Il bergamasco Don Longo, prima di esalare il suo ultimo respiro, ha esultato. Quasi come se grazie al Covid-19 avesse fatto un gol nella porta del Paradiso. Don Giuseppe Berardelli, invece, ha volentieri inoltrato il suo diritto al respiratore ad un terzo. Il sacerdote ha preferito che il suo di respiratore fosse predisposto per una persona più giovane. E poi è morto, don Berardelli, a 72 anni, spiegando al mondo così sia l’economia del dono. Questa è la nostra epica. Questi sono i nostri achei. Parliamoci chiaro: se i nostri padri potessero parlare, gli stessj padri che hanno affrontato la pandemia da febbre spagnola, più la prima guerra mondiale, forse ci riderebbero in faccia. Forse. Di sicuro la nostra è una guerra infame. Se non altro perché ci costringe a camminare il meno possibile, evitando il prossimo. Il nostro è un dribbling perenne tra il terrore dei colpi di tosse altrui. Il Covid-19 non vuole che l’umanità si abbracci. E allora bisogna immaginarseli questi abbracci, come quello di Giovanni Rana, che ha aumentato del 25% lo stipendio dei suoi dipendenti. Rimpinguare il portafoglio adesso è un gesto pieno di pietas e di humanitas, mentre gli sforzi si moltiplicano e i coefficienti della curva fanno fatica ad arrestarsi. È una guerra infame quella che stiamo combattendo, ma è pur sempre una guerra. L’esercito dei professionisti, quasi tutti, è schierato tra le mura domestiche. Il mito è proprietà delle “piccole mani”.

Quelle cui Tolkien attribuiva il compito di muovere la ruota della storia, mentre gli occhi dei grandi, per così dire, sono rivolti altrove. Il Covid-19 ci ha costretto a questo. E in qualche modo bisogna che questa costrizione venga assecondata. Per ogni italiano che rimane a casa, c’è un volontario che compila il modulo della croce rossa per prestare servizio volontario pro tempore. Ma se lo compilassimo tutti, quel modulo, faremmo un favore al virus, che è infame. E che va debellato mediante piccole legioni di “semplici”. Quelle a cui tutta Italia, comunque vada a finire questa storia, dovrà più di qualcosa.

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