Unanimità al Senato per l’Europa  di Lisbona

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Unanimità al Senato per l’Europa di Lisbona

23 Luglio 2008

 

Si’ all’unanimita’ del Senato alla ratifica del Trattato di Lisbona. L’Aula di Palazzo Madama , nessun contrario e nessun astenuto ha dato il via libera al disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Trattato sottoscritto a Lisbona il 13 dicembre 2007 che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunita’ europea. Il disegno di legge di ratifica del Trattato di Lisbona passa ora all’esame della Camera.

Firmato nel dicembre scorso dai ventisette membri dell’Unione europea, il Trattato di Lisbona prevede una sostanziale riforma delle istituzioni comunitarie. La sua entrata in vigore era prevista il I gennaio 2009, in vista delle elezioni europee del maggio, ma la bocciatura subita nel referendum irlandese ha provocato uno ‘stop’ alla procedura. Diciannove i paesi che l’hanno ratificato fino a oggi (Romania, Ungheria, Malta, Francia, Polonia, Slovacchia, Portogallo, Austria, Danimarca, Slovenia, Bulgaria, Lettonia, Lituania, Germania, Lussemburgo, Estonia, Finlandia, Grecia, Gran Bretagna, Cipro, Belgio, Olanda). Restano, oltre all’Italia, che attende ora l’approvazione della Camera, dopo quella odierna del Senato, la Repubblica Ceca e la Svezia, mentre in Irlanda, come noto, il referendum popolare ha portato ad un voto negativo. Il vertice Ue del giugno scorso ha deciso, in proposito, di continuare con il processo di ratifica, prendendosi tuttavia una pausa di riflessione circa le iniziative da assumere per superare la impasse creata dal voto irlandese.

Il Trattato prevede modifiche: nella struttura giuridica dell’Ue; nel sistema di voto; nel funzionamento della presidenza del Consiglio europeo e della Commissione; nelle figure istituzionali di rappresentanza; nei poteri e composizione del Parlamento europeo; nel ruolo dei parlamenti nazionali; alla carta dei diritti fondamentali.

STRUTTURA GIURIDICA – Il Trattato di Lisbona modifica tutti i precedenti: sia quello dell’Ue, sia il Trattato delle Comunita’ europee. Il primo, senza cambiare nome, continuerebbe a contenere le disposizioni di principio. Il secondo muterebbe il suo nome in Trattato sul funzionamento e conterrebbe disposizioni piu’ puntuali sulle politiche Ue.

SISTEMA DI VOTO – Nel Trattato si prevede di ripristinare dal 2014 il voto a doppia maggioranza, gia’ previsto dalla Costituzione poi bocciata da Francia e Olanda nel 2005, per le decisioni del Consiglio Ue (adottate se approvate dal 55% degli Stati membri, rappresentanti il 65% della popolazione).

Questo sistema e’ pero’ contestato dalla Polonia che ha ottenuto la facolta’ fino al 31 marzo del 2017 di controllare una decisione del Consiglio secondo l’attuale sistema di voto, regolato dal Trattato di Nizza, se il sistema di Lisbona la penalizzasse. Sempre per iniziativa polacca e’ stata inserita una clausola detta ‘di Ionnanina’, per cui i paesi in minoranza su una decisione possono rinviarla ”per un tempo ragionevole”. In 45 settori tra cui cooperazione giudiziaria e di polizia, cultura e politica economica, sarebbe possibile il voto a maggioranza qualificata. Deroga speciale per la Gran Bretagna, che non vuole adottare questo sistema per la cooperazione giudiziaria e di polizia e sull’immigrazione .

CONSIGLIO EUROPEO – Col nuovo Trattato, la presidenza di turno avrebbe una durata di due anni e mezzo contro i sei mesi attuali. Rinnovabile una sola volta su designazione, la carica diverrebbe incompatibile con qualsiasi altra di tipo nazionale.

COMMISSIONE UE – Solo due terzi degli Stati membri entrerebbero a far parte della nuova Commissione, a rotazione. Sparirebbe quindi l’obbligo di assegnare un commissario a ciascuno dei paesi aderenti alla Ue.

ALTO RAPPRESENTANTE POLITICA ESTERA E SICUREZZA – Quello che fino a oggi e’ stato il ‘ministro degli Esteri’ dell’Ue, avrebbe i compiti assegnati sia all’Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune, sia al commissario Ue alle Relazioni esterne. Ricoprirebbe inoltre la carica di vicepresidente della Commissione.

PARLAMENTO EUROPEO – L’Assemblea di Strasburgo avrebbe diritto di veto anche su Giustizia e Affari interni, grazie all’estensione della procedura della co-decisione. Ridotto anche il numero degli eurodeputati che passerebbero a 750 (oggi sono 785).

PARLAMENTI NAZIONALI – Avrebbero il potere di bloccare progetti europei controversi grazie al meccanismo dell”allerta precoce rafforzata’.

CARTA DIRITTI FONDAMENTALI – Avrebbe valore giuridicamente vincolante, tranne che per Gran Bretagna e Polonia.

RECESSO: per la prima volta, con il trattato di Lisbona, si riconosce espressamente agli Stati membri la possibilita’ di recedere dall’Unione.

(asca)