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Ungheria accusa Italia: ricatto su ‘relocations’. Austria verso uscita piano Ue

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Due giorni dopo il presunto successo del summit per celebrare i sessant'anni della firma dei Trattati di Roma, lo slancio unitario dei 27 leader europei si è spaccato sul dossier migranti. L'Austria annuncia che al consiglio dei ministri dell'Interno dell'Ue di oggi porterà una proposta per chiamarsi fuori da qualsiasi schema futuro di ridistribuzione degli immigrati e il commissario Ue alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, dice che in Italia i richiedenti asilo registrati e candidabili ai ricollocamenti sono solo 6.000, mentre in Grecia 20.000. E spiega che deve essere raggiunto ''l'obiettivo mensile di 3.000 trasferimenti dalla Grecia e 1.500 dall'Italia''.

"I numeri possono sempre aumentare", spiega Avramopoulos, che ai Paesi Ue chiede di accogliere 1.500 profughi al mese dall'Italia e 3.000 dalla Grecia. La cifra delle persone da ridistribuire dall'Italia - che fino ad oggi ha beneficiato solo di 4.400 trasferimenti sui 34.950 previsti entro settembre 2017 - "è bassa perché nel vostro Paese arrivano soprattutto migranti economici, e questo si somma con una certa lentezza delle procedure burocratiche", spiegano fonti europee.

Sul fronte della revisione del regolamento di Dublino, le cose non vanno meglio. Alla riunione, il punto viene messo all'ordine del giorno, ma senza discussione, proprio per evitare le scintille. Oggi Avramopoulos sarà a Budapest per discutere col governo di Viktor Orban della nuova legge che prevede la detenzione dei migranti. Il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, nel frattempo, ha colto l'occasione della sua visita a Roma per accusare l'Italia di "ricatto facendo pressione politica su di noi e sul resto dei Paesi dell'Europa centro-orientale", riferendosi all'approvazione del bilancio Ue.

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