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Unicredit-Capitalia, la politica e il riassetto bancario

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Per quella che veniva definita una foresta pietrificata, non c’è male, quanto a dinamicità riacquisita. In poco più di un anno, un anno e mezzo, nel comparto del credito è davvero successo di tutto. In effetti anche a volere soltanto elencare gli accadimenti occorrerebbero non poche righe.

Senza avviare una vera e propria analisi basti pensare, in primo luogo, al nuovo corso – anche riorganizzativo, finalmente – di Banca d’Italia del “dopo Fazio”, alla strenua lotta condotta, con grande partecipazione personale da Luigi Abete, per salvare BNL dalle “grinfie” della vecchia Unipol, addivenendo poi ad un onorevole accasamento con i francesi di B.N.P. Paribas. Vi è stato il definitivo consolidarsi del fenomeno Ing Direct con il suo Conto Arancio, cioè una nuova banca telematica priva di agenzie (e da qualche mese abbandonata dal suo leader, in cerca di nuove avventure). Il tentativo di nozze forzate tra Intesa e Capitalia, con una reazione tarantolata e assai battagliera di una “sposa romana” a dir poco recalcitrante, con un Matteo Arpe chiuso a testuggine per difendere la Banca (salvo scontrarsi, non molto dopo, con il suo Presidente, ritornato in campo dopo infortuni giudiziari, non senza inconsueti scambi epistolari via stampa, seguendo, anche nel comparto societario, il non commendevole filone inaugurato, qualche tempo prima, da Veronica versus Silvio).

L’elenco potrebbe continuare ancora ricordando diverse nozze tra Popolari e altre conquiste olandesi nel Bel Paese.

Le due vicende chiave sono però l’incorporazione di San Paolo Imi da parte di Banca Intesa (prontamente riavutasi dal gran rifiuto romano) – operazione societaria top del 2006 – e, all’attualità l’analoga impresa avviata da Unicredit nei confronti di Capitalia – operazione societaria top del 2007, c’è da scommetterci, sebbene si sia solo a maggio. L’analisi della seconda operazione è ancora quasi impossibile, per mancanza di troppi elementi conoscitivi circa i complessi profili  giuridici e organizzativi che la connoteranno.

Si può tuttavia già azzardare qualche parallelo tra le due fusioni, fermo restando che, in ottica macroeconomica, entrambe appaiono eventi positivi, volte come sono a posizionare nel contesto del mercato internazionale due Gruppi nazionali di dimensioni competitive con i concorrenti degli altri paesi.

Ciò detto non si può non notare come l’operazione compiuta da Bazoli e da Passera si sia perfezionata in un contesto assai più “politico” rispetto a quello di Profumo/Geronzi. Basterebbero a dimostrarlo le ripetute recenti (stizzite) smentite bazzoliane circa qualsivoglia ingerenza della politica nei confronti del suo Gruppo. Intendiamoci, nella realtà del credito le influenze del centro-destra sono presssoché nulle e i cinque anni del Governo Berlusconi sono passati sul settore come un secchiello d’acqua pura su un blocco di marmo. Sembra tuttavia di poter dire che l’operazione da ultimo avviata sia in qualche misura più attenta ai profili di mercato che non al formarsi di un blocco di potere strettamente collegato al Primo Ministro in carica.

In questa ottica va anche detto che le due realtà, oltre ad integrarsi assai meglio quanto a rete di sportelli sono giunte all’incontro con un assetto  interno più equilibrato (nonostante le difficoltà di Capitalia, in precedenza ricordate). Per molti aspetti, infatti, San Paolo Imi denunciava da tempo una crisi di leadership, facilmente riscontrabile nella composizione dei vertici dell’Impresa. Pietro Modiano – sopravissuto alla fusione, a detta di molti, attraverso il sostegno politico dei DS – e quello del divisato nuovo polo assicurativo e del risparmio gestito Mario Greco – il cui avvenire post fusione è tuttavia incerto – erano stati reclutati dall’esterno, non molto prima della fusione, in assenza di valide alternative domestiche.

Diversa la situazione di Capitalia dove la recuperata centralità di Geronzi (dopo le buone prove date in circa un quinquennio dal giovane Arpe) e taluni solidi uomini di apparato (basti pensare al Direttore Generale Carmine Lamanda) fanno si che l’Azienda giunga all’appuntamento con Profumo con una credibile possibilità di dialogo non decisamente subalterno con il management di Unicredito.

Per gli ulteriori riassetti di potere nell’ambito finanziario e assicurativo, dopo quelli causati da Intesa Sanpaolo il discorso è tutto da fare. Ci sarà modo nel prosieguo di ritornare sull’argomento.

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