“Un’inversione totale di rotta, ecco di cosa ha bisogno la Puglia”

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

“Un’inversione totale di rotta, ecco di cosa ha bisogno la Puglia”

30 Dicembre 2010

In questo periodo la Puglia ha avuto puntati su di sé i riflettori per l’approvazione del Bilancio 2011, avvenuta nei giorni scorsi con una maggioranza in bilico sino all’ultimo minuto, ma anche per le già note ambizioni nazionali del suo governatore, Nichi Vendola, che ha ribadito proprio di recente la volontà di porsi alla guida del centrosinistra. Anche per questo, la Puglia è considerata oggi una sorta di laboratorio politico nazionale, di cui si studiano con interesse gli equilibri tra le diverse forze in campo e le dinamiche che ne muovono gli ingranaggi dall’interno. Di questo e della situazione in cui versano l’economia e la società pugliese ne abbiamo parlato con il consigliere regionale del Pdl, Domi Lanzilotta, in una riflessione a trecentosessanta gradi in cui tira le somme delle politiche finora messe in campo dall’amministrazione Vendola e traccia le linee principali della strategia del centrodestra per tornare alla guida della Regione.

Consigliere Lanzilotta, qual è la condizione del sistema politico-amministrativo in Puglia?

La società pugliese ha le proprie radici politico-culturali nell’area di centrodestra. Lo confermano il 55% dei Comuni pugliesi amministrati, appunto, dal centrodestra e le 4 provincie su 6 a guida Pdl. Se a questi dati aggiungiamo la sommatoria dei consensi raccolti da Rocco Palese e da Adriana Poli Bortone alle ultime elezioni, appare evidente che la Puglia vive la più assurda delle anomalie: pur avendo un tessuto sociale dinamico si trova ad essere governata da una sinistra che, nei fatti, non fa nulla per promuoverne lo sviluppo. Il nostro capoluogo, Bari, è un esempio di questa politica fatta solo di parole e portata avanti da un sindaco, Michele Emiliano, che ha saputo solo bloccarne la crescita economica.

Vendola ha sempre detto che per lui le politiche sociali sono una priorità. Nei fatti è davvero così?

Le politiche sociali per Vendola più che una priorità sono un alibi. L’alibi per introdurre e aumentare tasse utili solo a coprire gli sprechi che la sua amministrazione ha fatto negli ultimi sei anni. L’impoverimento complessivo del sistema-Puglia, dovuto a politiche ideologiche che hanno sostanzialmente inibito lo sviluppo, sta pesantemente aggravando la condizione sociale complessiva della comunità pugliese. Il risultato sono i drastici tagli al welfare, operati prima che il ministro Tremonti imponesse misure anti crisi. Un dato per tutti: sono stati azzerati i fondi per i disabili. Di contro, non è stato sfiorato dai tagli un solo centesimo dei capitoli di spesa per la comunicazione istituzionale. Sembra proprio che questo strumento, utilizzato per lo più a scopo di auto-propaganda, sia intoccabile.

Parliamo della gestione concreta dell’istituzione regionale. Sono tre le questioni più controverse in questo momento: sanità, bilancio e rifiuti. Ci riassume brevemente cosa sta succedendo?

In materia di Sanità, Vendola aveva ereditato i conti in ordine (un attivo di 9 milioni di euro alla fine del 2005) ed una programmazione intelligente che non chiudeva alcun ospedale, razionalizzando ed ottimizzando il sistema. Dopo cinque anni di sperperi e di mancate programmazioni ha dovuto proporre, per continuare a pagare gli stipendi di medici e infermieri, un “Piano di rientro” che comporterà la chiusura di 19 ospedali e il taglio di 2200 posti-letto, insieme a tickets indiscriminati e blocco del turn-over. Le liste di attesa, in molti casi, sono quasi annuali mentre i casi di mala-sanità si riscontrano a cadenza settimanale. Le politiche di Bilancio, poi, sono quelle tipiche dello stile “lacrime e sangue”. Cioè tasse e tagli. Conseguenza dei tre sforamenti del “Patto di stalibilità” in quattro anni, di cui l’Assessore Michele Pelillo si è addirittura vantato e a seguito dei quali, a partire da aprile (e cioè dal dopo-elezioni), la Regione ha praticamente chiuso la cassa, anche per i fondi comunitari a rischio di restituzione. Sui rifiuti, infine, non deve ingannare la disponibilità dimostrata dall’amministrazione ad accogliere quelli campani in un impianto privato tarantino. Le discariche pugliesi, infatti, sono quasi tutte esaurite e Vendola ha rinunciato, per evidenti ragioni ideologiche, alla realizzazione dei termovalorizzatori, con la conseguenza che il ciclo di smaltimento non si può chiudere.

Anche sul fronte dell’occupazione pare che i dati non siano molto confortanti…

I dati li ha forniti Bankitalia qualche settimana fa. La Puglia detiene il record nazionale di perdita di posti di lavoro negli ultimi due anni – quelli in cui è andata a regime la politica vendoliana – con un -3,8% rispetto ad una media nazionale di -1,6% e di -2,2% nell’intero Sud. Ancor più inquietante quella relativa ai laureati, laddove si registra un -8,3% a fronte del -1,6% nazionale e, addirittura, di un +0,1% nel resto del Meridione. Né vanno meglio i dati della Cassa Integrazione, anch’essi percentualmente a livelli da record: secondo un rapporto della Uil sui dati di luglio diffusi dall’Inps, la Puglia ha registrato una crescita del 215% delle richieste rispetto all’anno precedente. 

Quali sono le cause a monte della perdita dei posti di lavoro? Si tratta di un fenomeno dovuto alle fisiologiche ripercussioni della crisi internazionale oppure ci sono delle responsabilità specifiche dell’amministrazione regionale pugliese?

Uno studio del Sole 24 Ore colloca la Puglia – sempre negli ultimi due anni – all’ultimo posto in Italia come performance economica, oltre che al penultimo in materia di ambiente e al terzultimo in assoluto e in materia di Sanità. Per quella che era la locomotiva del Sud questa è una autentica debacle, dovuta in gran parte ad indirizzi di politica regionale ideologici, non a caso continuamente censurati dalla Corte Costituzionale. Valgano due esempi per tutti: l’ultimo significativo investimento attratto in Puglia, l’Alenia di Grottaglie, risale al governo Fitto e Vendola ha addirittura fatto ricorso al TAR e al Consiglio di Stato contro un progetto da 280 milioni di euro volto ad ammodernare e a mettere in sicurezza una strada della morte come la “Maglie-Leuca”. L’Agricoltura, intanto, agonizza a causa di incredibili ritardi nell’utilizzo dei fondi comunitari. Insomma, mancano gli investimenti privati, non si aprono i cantieri pubblici e i fondi comunitari non sostengono lo sviluppo perché giacciono in cassaforte. Credo proprio che Vendola qualche responsabilità ce l’abbia. 

Qual è la strada per far uscire la Puglia da questo circolo vizioso?

Invertire totalmente la rotta. Ma, per farlo, bisognerebbe cambiare anzitutto governatore.

Che ruolo state svolgendo come opposizione e quali misure state prendendo in concreto?

Stiamo esercitando un controllo quotidiano sull’azione amministrativa, denunciando le scelte che riteniamo nocive per il sistema Puglia. Azione che fatica ad arrivare all’opinione pubblica per effetto di un’informazione distratta. Per fortuna ci sono anche voci più attente come quella dell’Occidentale Puglia.

La Puglia viene considerata da molti una sorta di laboratorio politico, per gli incarichi e le ambizioni nazionali di numerose personalità che provengono da questo territorio, primo tra tutti Vendola. Qual è lo stato attuale degli equilibri politici all’interno e tra i diversi schieramenti?

In Puglia il centrosinistra occupa da circa sei anni spazi di governo che il centrodestra non ha saputo conservare, cominciando dalla città di Bari, consegnata alla sinistra nel 2004 per colpa della grande litigiosità interna al centrodestra. Credo che questo esempio fotografi al meglio la situazione pugliese. Mentre noi litigavamo si affermavano gli Emiliano e i Vendola che, aggiungendosi al D’Alema nazionale, facevano della Puglia un crocevia nazionale delle speranze del centrosinistra. Tutto ciò dura da sei anni. Nel frattempo, il centrodestra è riuscito a conquistare la maggioranza dei comuni pugliesi, quasi tutte le sue province ed è tornato al governo del Paese. Però non riesce ad allargare i suoi confini e a stringere alleanze strategiche quando si tratta della guida della Regione. Pertanto, mentre oggi il centrosinistra mal digerisce lo strapotere vendoliano e tenta di fare i conti con le divisioni interne al Pd, il centrodestra pugliese deve riuscire a superare il dibattito interno e schierare in prima linea i suoi uomini migliori e rappresentativi: dal ministro degli Affari Regionali Fitto al vicepresidente della Camera Leone e, ancora, al sottosegretario agli Interni Mantovano, al vice capogruppo del PdL al Senato Quagliariello e ai presidenti di commissione Azzollini e Bruno. Tutti uniti dalla voglia di restituire alla Regione una guida che sappia valorizzare le grandi capacità della nostra terra e ridare alle Puglia un ruolo di primo piano nello scacchiere nazionale.

La Puglia ha un governatore con forti ambizioni nazionali. Quali sono, se ce ne sono, le ripercussioni sull’amministrazione del territorio?

Le ripercussioni ci sono e sono assolutamente negative. Vendola non c’è mai, forse anche perché vuole evitare di fare i conti con le promesse mancate e la gravità dei problemi che egli stesso ha generato e che, adesso, non riesce a risolvere. La sua fretta di fuggire è forse determinata anche dalla consapevolezza della fine di Bassolino, che nel 2005 era per tutti il campione del Rinascimento napoletano e oggi – cessato l’effetto del cosiddetto "piffero magico" – è tristemente ricordato per le sue responsabilità nella cattiva amministrazione della Campania.

Quali sono le prospettive politiche dell’amministrazione Vendola?

Le elezioni politiche anticipate sono il desiderio di Vendola, ma non della sua maggioranza, per cui comunque vada, il corto circuito è ormai innescato. Se questo ragionamento lo si trasferisce alla città di Bari, visto che Emiliano sogna di diventare il nuovo Vendola, allora si comprende la scarsa considerazione che molti nel centrosinistra hanno verso la volontà espressa dagli elettori. Non ci si può candidare a un incarico e fuggirne il giorno dopo, per inseguire ulteriori ambizioni personali.

Da cosa deve ripartire il centrodestra per recuperare consensi e per riconquistare il governo della Regione?

Mutuerò una frase di Pinuccio Tatarella: “Per conquistare la Regione prima bisogna conquistare Bari”. E’ dalla riaffermazione della nostra capacità di amministrare la città di Bari che dobbiamo ripartire per restituire alla Puglia la voglia di credere nel proprio futuro. Per riuscirci, dobbiamo puntare sul lavoro quotidiano, sulla capacità di aprirsi ed essere inclusivi verso quegli elettori moderati che, pur avendo votato Pd, oggi sono a disagio nel vedere Bersani inseguire Di Pietro sulla giustizia, Vendola e la Fiom sulle politiche del lavoro e la Bonino sulla bioetica.