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Comitato referendum abrogativo all'attacco

Unioni civili: la realtà dei fatti dà ragione a Bagnasco e torto ad Alfano

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La legge sulle unioni civili del governo Renzi e Alfano? “Sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse”. Le parole del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, pronunciate oggi nella relazione all'Assemblea dei vescovi italiani, fanno ulteriore chiarezza sull’impianto del provvedimento passato la scorsa settimana alla Camera.

“In realtà,” spiega Bagnasco, “le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale – così già si dice pubblicamente – compresa anche la pratica dell'utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”.

Le reazioni del mondo politico e di chi in parlamento si è sempre battuto contro la legge sulle unioni civili, mettendo in guardia dal fatto che aprisse a dei “simil-matrimoni”, con tanto di adozioni gay delegate alle aule dei tribunali e conseguenti aperture alla pratica dell’utero in affitto, non si fanno attendere.

"Il Cardinale Bagnasco ha attaccato la legge sulle unioni civili sostenendo con autorevolezza quello che noi parlamentari di Idea abbiamo sempre provato a spiegare”, dice Eugenia Roccella, presidente del Comitato promotore per il referendum abrogativo della legge sulle unioni civili. “La legge non è nata per attribuire diritti ai conviventi, etero o omosessuali, ma per destrutturare l'istituto del matrimonio, la famiglia e la genitorialità”.

“Il Ministro Alfano replica difendendo il compromesso raggiunto nella maggioranza e sostenendo che non si tratta di matrimonio e non sono previste le adozioni gay”, sottolinea Roccella, “‘né in forma diretta, né in forma indiretta’. Peccato che le citazioni del codice civile che riguardano il matrimonio sono innumerevoli, e che il comma 20 deleghi visibilmente la questione della stepchild ai tribunali”.

“Nell'ultimo mese ci sono già state 5 sentenze di adozioni per coppie omosessuali,” aggiunge Roccella, "né ci risulta che sia mai stato perseguito il reato di maternità surrogata. Alfano continua a parlare ignorando i fatti, ma è sulla realtà dei fatti, come fa notare il Presidente della Cei, che si giudica una legge”.

“Affinché sulle unioni civili ci sia un confronto vero bisogna stracciare il velo dell'ipocrisia”, aveva detto in mattinata Gaetano Quagliariello, presidente del movimento Idea, commentando a caldo le dichiarazioni del presidente della Cei, “e il cardinale Bagnasco su questa legge ha detto la verità che un falso compromesso ha cercato invano di coprire: il testo equipara sostanzialmente unioni e matrimonio e di lì all'utero in affitto la strada è tracciata”.

"A quanti nella maggioranza continuano a sostenere che la legge approvata differenzia le unioni civili dal matrimonio e preclude le adozioni, rispondiamo con le parole pronunciate in tempi non sospetti, il 25 febbraio scorso, dal capogruppo Pd nella Commissione Giustizia del Senato,” dice Quagliariello, citando il capogruppo Pd: “‘Tutti i diritti e doveri, nessuno escluso. La verità sta nel testo. (...) Il maxi emendamento riprende il testo Cirinnà e lo migliora. (...) E' stato confermato il riferimento alla vita familiare, altro che legame tra singoli da disciplinare privatisticamente. La scelta è chiara, si tratta di coppia con carattere pubblicistico (...)”.

“‘Nessun passo indietro anche sulla stepchild adoption’”, prosegue Quagliariello citando ancora il capogruppo Pd. “‘Intanto nel testo si riconosce e si valorizza il lavoro dei magistrati che con le loro sentenze già oggi tutelano i bambini e ne garantiscono l'adozione quando vivono in una famiglia omogenitoriale. L'impegno per la riforma delle adozioni per tutte le famiglie è già partito. Ci metteremo lo stesso impegno che ha portato alla svolta delle unioni civili’. Così parlava Giuseppe Lumia, commentando l'accordo di maggioranza che in Senato aveva portato al maxi emendamento del governo sul ddl Cirinnà”, dice Quagliariello.

“Descriveva con soddisfazione la stessa identica realtà che oggi il cardinale Bagnasco ha denunciato con preoccupazione. A far finta che non esista sono rimasti solo i centristi della maggioranza, che avrebbero dovuto porsi il problema allora invece di ostinarsi oggi a negare l'evidenza”, la conclusione di Quagliariello.

Anche altri parlamentari che hanno reagito al passaggio della legge sulle unioni civili, partecipando alla presentazione del referendum abrogativo, in giornata hanno fatto sentire la loro voce: “Ha ragione Bagnasco: la legge sulle #unionicivili apre la strada a #uteroinaffitto e alle donne schiave. Chi l'ha votata causa questo”, scrive su Twitter il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia.

Mentre per Maurizio Sacconi “le preoccupazioni del Presidente della Cei Bagnasco nascono da un testo ideologizzato, da magistrati pronti a farne presupposto per sentenze di riconoscimento delle adozioni omosessuali, dalla promessa del Pd di omologare famiglia naturale e artificiale appena possibile”.

“La differenza è sempre nella procreazione e nella genitorialità,” prosegue Sacconi. “Di qui la necessità di un referendum 'chirurgico' che ripulisca il testo da tutto ciò che le può impropriamente attribuire ad una unione omosessuale”.

Ad attaccare è anche il vicepresidente della Lega Nord, Roberto Calderoli, che dice: “Non posso che condividere le parole del segretario della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, che stamattina nella sua relazione di apertura dei lavori dell'assemblea della Conferenza Episcopale ha sferzato il Governo ed il Parlamento per aver dedicato troppo tempo e troppe energie negli ultimi mesi per la legge sulle unioni civili, trascurando invece quelli che sono i veri problemi e le vere emergenze del Paese, l'economia che non riparte, il lavoro che manca, un continuo aumento delle famiglie che cadono nella povertà”.

“Non posso che condividerle pienamente,” aggiunge Calderoli, "perché sono le stesse cose che ho detto, e ripetuto, sia nel mio intervento in Aula al Senato durante la discussione sulle unioni civili, sia nei miei successivi interventi pubblici: le unioni civili sono in tutto per tutto dei matrimoni e non era questa la priorità di cui necessitava il Paese”.

“Per cui ha ragione mons. Bagnasco quando ricorda che sono l'economia, il lavoro e il sostegno alle famiglie le vere priorità del Paese e ha ragione quando sottolinea che le unioni civili sanciscono un'equiparazione al matrimonio e alla famiglia e che l'inevitabile prossimo passo, quello dell'utero in affitto, darà il colpo di grazia”.

“Ed è inutile che gli esponenti dell'Ncd, dal ministro Alfano al ministro Costa, continuino a ripetere che la stepchild adoption non è passata, perché tanto il ministro competente a riguardo è quello dello Giustizia, il quale ha già detto che su questo decideranno i giudici con le loro sentenze, per cui la stepchild adoption è già passata".

 

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1 COMMENT

  1. PRO
    Non sono d’accordo col referendum anti unioni civili. Temo che ci si voglia ripulire la coscienza o ritagliarsi uno spazio politico, ben sapendo che la gente che andrà a votare al referendum sarà quella che ha degli interessi o che lo farà per ubbidienza partitica o per indifferentismo. La storia insegna che le crociate quasi sempre vanno a finire male. La nostra società è istupidita da un bombardamento qualunquista e relativista che non ci fa più distinguere tra il bene e il male. Stiamo correndo verso il precipizio, inconsapevoli che ogni deviazione dai valori fondanti comporta un prezzo salato che pagheremo tutti quanti. Non è questione di fondamentalismo o integralismo: a tutto c’è un limite. E’ la storia – tutte le realtà umane si sono autodistrutte quando hanno perso i valori e hanno visto degradare i costumi. Manco una s’è salvata.
    Penso che non sia usando una sorta di terrorismo anti utero in affitto che si afferma il valore della vita e la dignità di ogni creatura. I mercanti erano dentro il tempio, mica fuori. Questa sorta di consacrazione delle unioni gaye l’hanno propiziata quelli che si autodefiniscono cattolici – sia quelli che ne sono i promotori sia quelli che ne prendono le distanze con dei distinguo penosi, allo stile del procuratore della Giudea.
    E allora, perché non appellarsi alla coscienza della gente, non per chiederle un voto contro, che rischia di essere epidermico, ma per maturare una riflessione profonda, nella consapevolezza che si tratta di trovare il giusto equilibrio tra i valori profondi della vita e il legittimo interesse di ciascuno?
    Perché non battersi per una “campagna pro”? Pro famiglia, pro vita, pro nascite, pro lavoro, pro ultimi = pro coscienza e pro futuro? Sarà molto più faticoso e di impatto meno appariscente, ma sarà un granello che potrà aiutare a risvegliare le coscienze. Una battaglia sottovoce, non urlata, non in nome di interessi o di parte, ma di verità.

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