Unioni civili, Roccella: “Legge pessima. Violata Costituzione, bugie propinate ai cittadini”

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Unioni civili, Roccella: “Legge pessima. Violata Costituzione, bugie propinate ai cittadini”

10 Maggio 2016

Proponiamo di seguito ai lettori dell’Occidentale l’intervento alla Camera dei deputati sulle unioni civili dell’onorevole Eugenia Roccella (Idea).

Presidente, la legge Renzi-Alfano sulle unioni civili non serve per riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso: se si fosse voluto questo, si poteva fare una legge largamente condivisa, come dimostra il fatto che tutti i gruppi parlamentari hanno presentato disegni di legge sul tema. 

Chi intende tutelare la famiglia così come definita dalla nostra Costituzione, chi ne vuole affermare lo status unico afferma anche la libertà di scelta del singolo e i diritti di assistenza reciproca e solidarietà fra persone che, a prescindere dall’orientamento sessuale, scelgono altre forme di unione. Una legge così concepita, quindi, era un obiettivo abbastanza semplice da raggiungere. 

La scelta, invece, è stata molto diversa: quello che si voleva non erano i diritti dei conviventi ma la destrutturazione della famiglia, e soprattutto della filiazione e della genitorialità, per arrivare al bambino come prodotto reperibile sul biomercato globale, un prodotto svincolato dalle relazioni con chi lo ha messo al mondo. E, su questo, basta vedere che cosa è successo con le mozioni contro la maternità surrogata: tutte quelle che avevano la minima efficacia sono state bocciate. 

Si è partiti da un testo confuso e drasticamente di parte, e si è andati avanti a colpi di mano continui, forzando le procedure fino al limite massimo e anche oltre: non soltanto al Senato si è scavalcato del tutto il dibattito in Commissione, violando l’articolo 72 della Costituzione (e ricordo che oltre 50 senatori hanno sottoscritto il ricorso presentato alla Corte costituzionale per il conflitto di attribuzione); non soltanto si è votata la fiducia su un disegno di legge di iniziativa parlamentare e non governativa; non soltanto si è cercato di far passare un canguro che il giorno successivo il presidente Grasso ha dovuto dichiarare inammissibile; ma si è impedito ai senatori di decidere secondo coscienza.

Non si voleva, e non si vuole ancora, che i parlamentari votassero, e votino, liberamente, magari a scrutinio segreto: quindi, o il canguro, che blindava tecnicamente la legge, o la fiducia, che blindava politicamente i parlamentari. E anche qui alla Camera, dove la maggioranza è più che autosufficiente, si vuole ancora una volta mettere la fiducia: quindi, non potremo nemmeno qui votare un solo emendamento, votare una modifica a questa legge. Il motivo l’ha spiegato Renzi al congresso dei Giovani Democratici, in cui ha affermato testualmente: «Noi una volta ogni due settimane chiediamo la fiducia. Forse un po’ troppe volte; però, se non metto la fiducia, col cavolo che mi passano le unioni civili». 

Questa legge, dunque, è fatta contro il Paese, che sull’argomento, com’è noto, è diviso, ma anche contro il Parlamento. Però, dice qualcuno, l’accordo Renzi-Alfano almeno ha migliorato il testo, eliminando la stepchild adoption: in realtà, l’articolo 20 consegna una delega molto precisa alla magistratura sulle adozioni, tanto è vero che, dopo l’approvazione della legge al Senato, i tribunali si sono scatenati, e in poco più di un mese sono già cinque le sentenze che consentono l’adozione del figlio del partner.

La stepchild dunque c’è, lo dicono i fatti, lo dicono le sentenze; e lo ha affermato anche il Governo, con la memoria presentata dall’Avvocatura dello Stato alla Corte costituzionale più di un anno fa, in cui si sostiene che «non c’è alcuna contrarietà ai principi del diritto di famiglia e del minore nei confronti della trascrizione di un’adozione del figlio del partner in una coppia omosessuale». 

L’ipocrisia regna sovrana: si fa finta di togliere la stepchild ma di fatto la si legittima pienamente, si fa finta di volere una legge parlamentare e poi si mette la fiducia, si vota una mozione contro l’utero in affitto, sapendo benissimo che il divieto contenuto nella legge n. 40 è lettera morta, non è mai stato applicato, e chi viola la legge è perfettamente certo di non incorrere in alcuna sanzione, quando poi torna in Italia con il bambino. 

La storia della legge sulle unioni civili è una storia di violazioni della Costituzione e di bugie propinate ai cittadini. Il fine non giustifica i mezzi, ma li qualifica, e questa legge, ottenuta con pessimi mezzi, sarà coerentemente una legge pessima.

(Tratto da Camera.it)