Unità d’Italia, Napolitano: “Chi immagina secessioni coltiva un salto nel buio”

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Unità d’Italia, Napolitano: “Chi immagina secessioni coltiva un salto nel buio”

11 Maggio 2010

“Chi si trova ad immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio”, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Marsala, nel suo intervento alla cerimonia organizzata nell’ambito del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. Bagno di folla per Napolitano, arrivato a piedi dal Comune in piazza della Repubblica, dove è stato accolto da due ali di folla di cittadini che lo hanno a lungo applaudito dicendo a gran voce ‘Bravo presidente’. La piazza è un trionfo di bandiere tricolori e ragazzi che indossano magliette rosse come i garibaldini. Sono centinaia le persone che stanno affollando piazza della Repubblica e altre decine affacciate ai balconi della piccola piazza.

Unità e crescita. “Le celebrazioni del 150° dello Stato nazionale – ha proseguito Napolitano – sono l’occasione per determinare un clima nuovo nel rapporto tra le diverse realtà del Paese, nel modo in cui ciascuna guarda alle altre, con l’obiettivo supremo di una rinnovata e salda unità che è, siamone certi, la sola garanzia per il nostro comune futuro”. In tal senso va letta l’esortazione a “tutte le forze responsabili che operano nel Nord e lo rappresentano, di riflettere fino in fondo su un dato cruciale: l’Italia deve nel medio e lungo periodo crescere di più e meglio, ma può riuscirvi solo se crescerà insieme, solo se si metteranno a frutto le risorse finora sottoimpiegate, le potenzialità, le energie delle Regioni Meridionali.

Penoso liquidare l’Unità. “Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel Sud o nel Nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell’Unità, negando il salto di qualità che l’Italia tutta, unendosi, fece verso l’ingresso a vele spiegate nell’Europa moderna”, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso di Marsala.

Patto fondativo è patrimonio collettivo. “Non c’è nulla di retorico nel celebrare l’unità conseguita dall’Italia, è un modo di rinnovare il patto fondativo della nostra nazione”, ha detto ancora il presidente della repubblica sul molo del porto di Marsala salutando le due imbarcazioni salpate da Quarto, che simboleggiano lo sbarco della spedizione garibaldina di 149 anni fa, uno sbarco oggi ostacolato dal forte vento. “È una giornata bellissima e ventosa. E siamo davanti ad una meravigliosa manifestazione di popolo. Quando talvolta si sente ‘mah il centocinquantenario!’ o addirittura si ha da ridire sull’Unità d’Italia, per capire che si tratta di uno straordinario e fondamentale patrimonio collettivo del popolo italiano, basta vedere la partecipazione calorosa come quella di questa mattina a Marsala”. Sul palco, accanto al Capo dello Stato, c’erano il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il sindaco di Marsala Renzo Carini, l’assessore regionale Gaetano Armao, e varie autorità locali. “La presenza del ministro La Russa – ha detto Napolitano – testimonia l’impegno del governo per queste celebrazioni”.

Nessun pregiudizio sul Sud. “Le celebrazioni del 150/o – ha affermato Napolitano – offrono l’occasione per mettere in luce gli apporti della Sicilia e del Mezzogiorno a una storia e ad una cultura comuni che affondano le radici in un passato plurisecolare. Di quel patrimonio, culminato nelle conquiste del 1860-1861, come meridionali possiamo essere fieri: non c’è spazio, a questo proposito per pregiudizi e luoghi comuni che purtroppo ancora o nuovamente circolano, nell’ignoranza di quel che il Mezzogiorno, dando il meglio di sè ha dato all’Italia in momenti storici essenziali”. Napolitano ha concluso invitando da un lato il Mezzogiorno a non indulgere nel coltivare “rappresentazioni semplicistiche delle difficoltà che ha incontrato” e dall’altro lato a non “ripescare le vecchissime tesi, non degne di un approccio serio alla riflessione storica, di un Mezzogiorno ricco, economicamente avanzato a metà Ottocento che con l’Unità sarebbe stato bloccato e spinto indietro sulla via del progresso”.

No a nostalgie borboniche. Il presidente della Repubblica ha detto poi che “tanto meno” vale la pena di commentare “un nostalgico idoleggiamento del Regno borbonico”. È solo un penoso balbettio. Il Mezzogiorno, dal canto suo, deve parlare con verità, con “un sereno riconoscimento, delle insufficienze che le sue rappresentative delle Regioni hanno mostrato in decenni di autogoverno” così si può tenere insieme la difesa della storica autonomia speciale della Sicilia, riconosciuta con la Costituzione, con “l’apertura di un nuovo capitolo di promozione, in tutto il Paese, delle autonomie come perno della Repubblica una e indivisibile”.

Correzioni essenziali per buona gestione. Si può criticare legittimamente cosa fa la politica nazionale per il Mezzogiorno, ma queste critiche, ha detto Giorgio Napolitano nel discorso di Marsala, “non possono essere accompagnate da reticenze e silenzi su quel che va corretto, anche profondamente, qui nel Mezzogiorno”. Bisogna dirlo, ha aggiunto il Capo dello Stato, sia per quello che riguarda “la gestione dei poteri regionali e locali e il funzionamento delle amministrazioni pubbliche, sia gli atteggiamento del settore privato, sia i comportamenti collettivi. Parlo – ha concluso – di correzioni essenziali anche al fine di debellare la piaga mortale della criminalità organizzata”.