Università: le ragioni dei giovani che guardano al futuro
02 Aprile 2007
E’ difficile non condividere quanto sostenuto da Gaetano Quagliarello nel suo articolo di ieri sul Giornale in merito a quanto ormai da anni sta avvenendo nelle università d’Italia. Negli scorsi anni abbiamo assistito ad un paradosso: una minoranza rumorosa di studenti, manifestando contro la riforma Moratti, ha solidarizzato con i suoi aguzzini, ovvero con quella parte di docenti sindacalizzati, ostili alle innovazioni e fortemente autoreferenziali. Gli stessi che hanno contribuito a far crescere le università nelle dimensioni, rifiutando qualsiasi strumento di valutazione della propria attività didattica. Le numerose manifestazioni infatti sono state promosse e realizzate grazie all’aiuto della dispendiosa macchina organizzativa del sindacato. Il sindacato ha dimostrato tutta la sua irresponsabilità utilizzando la riforma Moratti come pretesto per dar luogo ad un vero e proprio scontro sociale da svolgere all’interno delle scuole e delle università, strumentalizzando gli studenti, attraverso loro appendici quali alcune pseudoassociazioni studentesche (Udu e Uds) e i “pacifici” Collettivi dei Cobas.
Il sindacato, con la sua sinistra intenzione di strumentalizzare le diverse istanze degli studenti e dei lavoratori, tentando addirittura di convogliarle in un unico filone di protesta, ci ha riportato con la memoria a quei maledetti anni ’70, anni in cui l’innaturale sodalizio tra movimento operaio e movimento studentesco partorì anche dei mostri. Gli anni ’70, è bene ricordarlo ai nostalgici sindacalisti, non torneranno per questioni storiche-sociali, ma soprattutto nessuno, specie gli studenti, ne avverte la mancanza. Un simile atteggiamento non può essere giustificato, ne tanto meno, come accaduto in alcuni atenei durante le occupazioni, dovrebbe essere assecondato. In perfetto sindacalese, quindi, ai sindacati va rinnovato l’invito a tenere «giù le mani dagli studenti senza se e senza ma». Odio e intolleranza hanno invaso le scuole e le università italiane, le giovani generazioni sono state manipolate e spesso, per opera degli stessi docenti, il diritto allo studio è stato negato a quella parte maggioritaria di studenti, la cosiddetta maggioranza silenziosa, che a scuola e all’università vorrebbe solo poter studiare liberamente e ricevere una preparazione adeguata per poter essere inserita presto e bene nel mercato del lavoro.
Gli studenti hanno dimostrato una tendenza all’autolesionismo. Manifestare contro la riforma Moratti ha significato manifestare contro i propri interessi e proteggere un sistema iniquo che non riconosce il merito dei più bravi e favorisce solo quei giovani in condizioni sociali agiate in quanto dotati di maggiori mezzi economici e sociali. E’ come se i giovani, marciando al fianco dei difensori dello status quo, si fossero innamorati delle proprie catene. C’è stata una solidarietà generazionale che ha ostacolato quel processo di cambiamento fondato sulla centralità dello studente, sulla valutazione del merito, sulla valorizzazione dei talenti e che arginava l’autoreferenzialità del corpo docente. Gli studenti oggi possono recuperare l’occasione mancata facendosi promotori di iniziative come quella indicata dal DdL sull’abolizione del valore legale dei titoli di studio affinché il sapere sia prodotto e scambiato in un libero mercato. Saranno poi i clienti del sistema formativo e della ricerca, cioè gli stessi studenti, le famiglie e le imprese a premiare quelle realtà che sviluppano i talenti dei giovani. Lo sviluppo del Paese passa necessariamente da elevati livelli qualitativi dell’istruzione e della formazione, non è un caso che la stessa legge Biagi abbia riconosciuto proprio alla scuola e all’Università un ruolo fondamentale (placement, collocamento, apprendistato di alta formazione e certificazione dei contratti di lavoro). Le giovani generazioni devono pretendere che l’Italia formi la sua élite in casa propria e che a tutti siano garantite da un lato maggiori opportunità a prescindere dal reddito e dall’altro regole che premino il merito. E’ una battaglia culturale che deve essere affrontata per sbloccare l’ascensore sociale e smascherare quella falsa uguaglianza sbandierata a sinistra che si concretizza in un’offerta formativa di basso livello destinata ad impedire la mobilità sociale e l’emergere delle eccellenze.
Francesco Pasquali, Segretario generale Forza Italia giovani
