USA 2016: il peso dei “Grandi Elettori” e qualche curiosità sulle elezioni presidenziali

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USA 2016: il peso dei “Grandi Elettori” e qualche curiosità sulle elezioni presidenziali

28 Ottobre 2016

ll sistema usato dagli Stati Uniti per eleggere il Presidente è estremamente complesso, presentando al suo interno numerose particolarità che lo rendono assolutamente unico. La prima di queste è la data di elezione che, secondo una legge del Congresso, è fissata nel primo martedì seguente il primo lunedì del mese di novembre, mentre la seconda, assai più rilevante sul piano politico, è la procedura di elezione. Contrariamente a quanto si crede infatti il Presidente non viene eletto direttamente dal voto popolare ma da un collegio di 538 “Grandi Elettori” in rappresentanza dei 50 Stati dell’Unione e del District of Columbia, che dispongono di un numero di  Elettori presidenziali pari al numero dei deputati e dei senatori che ognuno di essi elegge al Congresso.

Per raggiungere la Casa Bianca un candidato deve conquistare almeno 270 “Grandi Elettori”, pari alla maggioranza assoluta all’interno del collegio. Questo sistema permette quindi che possa essere eletto Presidente anche chi, pur avendo ottenuto la maggioranza degli elettori, risulti sconfitto nel voto popolare, circostanza verificatasi tre volte nella storia americana. Qualora invece nessuno dei candidato raggiunga la quota di 270 elettori, è previsto che all’elezione del Presidente provveda la Camera dei Rappresentanti mentre il Senato sia incaricato invece di quella del Vicepresidente. Questa eventualità si è comunque verificata solo due volte ed in epoca ormai lontanissima – nel 1800 e nel 1824 – ed appare oggi alquanto improbabile che si ripeta.

Effettuata l’elezione dei “Grandi Elettori”, la Costituzione americana prevede altre procedure prima che il Presidente eletto venga formalmente insediato. La prima è la riunione nei rispettivi Stati degli elettori presidenziali designati dal voto popolare di novembre per effettuare l’elezione presidenziale, una votazione  in cui, va sottolineato, gli elettori non sono tenuti all’osservanza del mandato popolare potendo votare anche per un candidato diverso da quello che rappresentano. L’ultima tappa del procedimento si svolge a Washington, dove di fronte al Congresso riunito in seduta congiunta, viene effettuato il conteggio delle schede con il voto degli elettori presidenziali pervenute dai diversi Stati.

Al termine del conteggio, il Presidente del Senato proclama eletti il Presidente ed il vice – Presidente degli Stati Uniti che entreranno in carica a mezzogiorno del 20 gennaio. Va poi ricordato che nell’intervallo tra l’elezione di novembre e questa data, il Presidente uscente conserva intatti tutti i suoi poteri e le prerogative. L’ultima particolarità del sistema politico statunitense è il fatto che le elezioni anticipate sono impossibili: se infatti il Presidente eletto nel corso del suo mandato venisse meno o si dimettesse, le sue funzioni verrebbero assolte fino al termine del mandato dal suo vice o da una altra personalità politica inserita in una lista che parte dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti per arrivare al Segretario di Stato all’Agricoltura. Ma vediamo alcune delle curiosità che il sistema elettorale americano ha presentato negli oltre due secoli di storia degli Stati Uniti.

All’interno del Collegio Elettorale presidenziale lo Stato più importante è la California con 55 voti e 39.144.818 abitanti, mentre il più piccolo risulta essere il Wyoming con 3 voti ed appena 586.107 abitanti. Quattro candidati non sono stati eletti pur risultando vincitori nel voto popolare: Andrew Jackson nel 1824, il democratico Samuel Tilden nel 1876, il democratico Grover Cleveland nel 1888 e George W. Bush nel 2000. In due occasioni la Camera dei Rappresentanti è stata incaricata dell’elezione presidenziale: la prima fu nel 1800 quando Thomas Jefferson e Aaron Burr ottennero entrambi 73 voti nel Collegio Elettorale, mentre la seconda accadde nel 1824 quando nessuno dei quattro candidati alla presidenza – John Q. Adams, Andrew Jackson, Henry Clay e William H. Crawford – raggiunse la maggioranza dei voti elettorali. Nel 1800  la Camera elesse Jefferson alla presidenza e nel 1824 John Q. Adams, che nel voto popolare era stato sconfitto da Jackson.

La vittoria più ampia registrata nel voto popolare fu ottenuta dal democratico Franklyn D. Roosevelt nel 1936, che ottenne il 60,7% dei voti contro il 36,5% del repubblicano Alfred M. Landon con un differenza pari ad 11.068.093 voti.  La vittoria con il margine più ristretto si registrò invece nel 1880, quando il repubblicano James A. Garfield sconfisse il democratico Winfield S. Hancock per appena 1.898 voti. Il successo più ampio all’interno del Collegio Elettorale fu quello ottenuto nel 1936 da Franklyn D. Roosevelt, che conquistò 523 “Grandi Elettori” contro gli appena 8 del repubblicano Alfred M. Landon. Tuttavia, se si prende in considerazione il numero degli elettori conquistati, il primato spetta a Ronald Reagan, che nel 1984 si aggiudicò 525 “Grandi Elettori contro i 13 del suo rivale democratico Walter Mondale.

L’elezione con il divario più ristretto tra due candidati all’interno del Collegio Elettorale fu quella del 1876 quando, in una delle elezioni più contestate della storia, il repubblicano Rutherford B. Hayes ottenne 185 voti contro i 184 conquistati dal democratico Samuel Tilden. Il candidati che in un’elezione hanno conquistato il maggior numero di Stati  sono stati Richard Nixon nel 1972 e Ronald Reagan nel 1984, che ottennero la vittoria in 49 Stati dell’Unione su 50. Il Presidente eletto con la più bassa percentuale della storia fu il repubblicano Abraham Lincoln, che nel 1860 ottenne il 39,8% dei voti.  Nel corso di questo secolo, solo quattro candidati di terzi partiti hanno ottenuto voti all’interno del Collegio Elettorale: i progressisti Thedore Roosevelt e Robert La Follette Sr. nel 1912 e nel 1924 (con 88 e 13 voti rispettivamente), il democratico “dixiecrats” J. Strom Thurmond nel 1948 (38 voti) e l’indipendente George C. Wallace nel 1968 (45 voti). Il Presidente a rimanere in carica per più breve tempo fu il “Whig” W.H. Harrison: entrato in funzione il 4 marzo scomparve improvvisamente appena un mese dopo, il 4 aprile 1841.

Finora nove Presidenti non hanno terminato il loro mandato. Lincoln, Garfield, Mc Kinley e Kennedy sono stati assassinati, W.H Harrison, Taylor, Harding e F.D. Roosevelt sono invece deceduti per cause naturali mentre Nixon fu costretto a dimettersi. Dal 1948 nove Elettori presidenziali democratici e repubblicani non hanno votato per il loro candidato, preferendogli un altro o addirittura quello di un diverso partito. L’ultimo di questi fu nel 2004 un Elettore democratico del Minnesota che espresse la sua preferenza per John Edwards invece che per John Kerry. L’esito sul risultato finale è stato comunque sempre irrilevante. Il candidato più anziano ad essere eletto Presidente è stato Ronald Reagan nel 1980 all’età di 69 anni.

Tratto da Il presidente degli Stati Uniti, dalla Dichiarazione di Indipendenza ad oggi, Eurilink Edizioni 2016