Usa, Berlusconi: Trump diverso da me, ma bravo ad ascoltare ceto medio
16 Novembre 2016
“Il presidente Trump in maniera gentile ha detto di aver studiato il modello di comunicazione e organizzazione mio. Ma abbiamo pochi punti in comune: è vero che siamo entrambi imprenditori che si sono messi al servizio del loro Paese, ma anche da imprenditori abbiamo una storia diversa”. Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a Rtl 102.5, commentando il neo-eletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
“E’ stato bravo ad ascoltare quel ceto medio, – ha detto Berlusconi – non parla il linguaggio dei politici, parla il linguaggio della gente comune. Apprezzo molto il drastico calo delle tasse che ha detto di fare – ha aggiunto – . Trovo giustissimo il rafforzamento del controllo dell’immigrazione clandestina. Però non mi piacciono le idee isolazioniste”. Sul piano internazionale, invece, “mi paiono assolutamente positive le idee di rapporti con la Russia di Putin e Israele”. Ma, Berlusconi ha anche precisato che un “presidente non si giudica dalla campagna elettorale, ma dai fatti”.
Parlando invece dell’avversaria politica di Donald Trump, la candidata democratica ed ex sottosegretario di Stato Hillary Clinton, il leader di Fi ha detto che è stata sconfitta “perché rappresentava la continuazione di uno stesso establishment. Ho trovato molto negativo che Obama sia sceso in campo per lei – ha sottolineato il leader di FI -. E poi rappresentava veramente la classe politica, tutte queste cose hanno nociuto, invece a Trump ha dato forza rivolgersi ai cittadini su quelle cose che sentono molto come l’oppressione fiscale e giudiziaria”.
Infine, commentando l’incapacità dei giornali di capire quello che stava accadendo, Berlusconi ha concluso: “Credo che questo sia un difetto comune a tutte le nazioni, cioè che ci siano dei salotti ristretti abbastanza distaccati dalla gente vera. In Italia certamente ci sono i grandi giornali che sono abbastanza distaccati dai problemi della gente e parteggiano in questo momento per il governo, hanno sempre parteggiato per le sinistre e ho sempre trovato in loro dei critici che spesso andavano al di là della realtà concreta. E questo spiega anche in parte la caduta delle copie vendute dai giornali, oltre all’avvento di internet”.
