Usa. California, giudice annulla divieto matrimoni gay

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Usa. California, giudice annulla divieto matrimoni gay

05 Agosto 2010

Un giudice federale della California ha annullato il divieto dei matrimoni gay, introdotto con un referendum del 2008, dichiarandolo incostituzionale. Per il giudice Vaughn Walker infatti la Proposition 8, così si chiamava la proposta di inserire il divieto nella costituzione dello stato approvata due anni fa dal 52% dei californiani, "non fornisce alcuna base ragionevole alla scelta di negare l’autorizzazione a sposarsi agli uomini gay e alle donne lesbiche".

La sentenza del giudice che presiede la corte distrettuale di San Francisco, una delle città più liberal d’America che nel 2008 aveva riconosciuto i matrimoni gay celebrandone 18mila prima di essere fermata dal referendum, potrà quindi far riprendere a breve i matrimoni gay nello stato. Walker infatti ha deciso che i sostenitori del divieto hanno fino a domani a presentare ragioni convincenti per la sospensione della ripresa dei matrimoni in attesa dei ricorsi, altrimenti ordinerà la completa abrogazione del divieto. La sentenza è stata naturalmente salutata come una vittoria importante dall’intera comunità gay americana. Mentre le organizzazioni conservatrici annunciando di andare avanti con i ricorsi, avviando una battaglia legale che con ogni probabilità è destinata ad arrivare alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Il giudice Walker – che è stato nominato e confermato all’incarico sempre da presidenti repubblicani, prima Ronald Reagan e poi George H. Bush – ha dichiarato che la Proposition 8 viola il 14esimo emendamento della Costituzione che garantisce l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Nella sentenza il giudice anticipa la risposta alle critiche dei sostenitori del referendum, che si appellano alla volontà espressa dal popolo, riconoscendo che le decisioni degli elettori devono essere certamente rispettate, ma dal momento che il diritto al matrimonio è uno dei diritti fondamentali, queste decisioni devono avere un sostegno legale, soprattutto quando queste finiscono per "inserire in una legge delle classificazioni di persone", quindi attivando delle discriminazioni.

Argomenti che hanno fatto irritare ulteriormente i gruppi conservatori che hanno attaccato il ‘partito dei giudici’ : "in base alla nostra Costituzione, la definizione e il significato di matrimonio è una decisione lasciata al popolo non affidata ad una piccola frazione della popolazione che sono i giudici" ha tuonato Robert George, presidente della National Organization for Marriage. "Qui è in gioco non solo il destino della California, siamo pronti a combattere questa battaglia fino alla Corte Suprema" gli ha fatto eco Andrew Pugno, uno degli avvocati che ha rappresentato le ragioni della proposition 8, ricordando che in altre 30 costituzioni statali è stato inserito il divieto dei matrimoni gay. Mentre sono cinque gli stati, insieme al distretto di Colombia della capitale Washington, a riconoscerli.