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QAnon e la sicurezza

USA: i Dem e il sogno di una democrazia “blindata”

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Gli apparati tecnocratici per loro natura sono totalitari, nel senso che nella loro organizzazione politico-statale hanno lo scopo incondizionato del proprio auto-potenziamento indefinito, il quale, proprio per essere certo, esclude ogni ipotesi avversa. Un meccanismo, infatti, per essere certo ed efficiente, non può sottoporsi all’alea  di «previsioni rischiose», come le chiamerebbe Popper, a degli eventi incompatibili che negherebbero il suo “perfetto” funzionamento.

In questo senso va visto anche il tentativo di mobilitazione da parte del lamestream media Usa, relativamente ai rischi evocati di una nuova insurrezione da parte della «destra estrema» statunitense, come ad esempio accaduto il 6 gennaio scorso a Washington, quando seguaci di Trump occuparono la sede del Congresso. Qualcosa  di simile sarebbe dovuto accadere lo scorso 4 marzo, con un ritorno  «trionfante» di Trump alla Casa Bianca. Ovviamente niente di tutto questo è successo, ma intanto, sotto la spinta di Nancy Pelosi, leader dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, di cui è speaker, imponenti misure di sicurezza sono state prese, in modo da stabilizzare uno stato permanente di allarme. Anche perché, dopo la fake news dell’insurrezione del 4 marzo, mai verificatasi, il Washington Post ha rilanciato, proponendo un’altra fantomatica data del “putsch”: quella del 20 marzo.

Insomma, allo shock, per i liberal, del mancato tentativo di rovesciamento istituzionale che il gruppo QAnon avrebbe dovuto organizzare nelle scorse settimane, ora si aggiungerà, per fortuna, anche il vuoto del 20 marzo. L’ipotesi “golpista” alimentata dai media americani, e dai progressisti dem, nasce dal fatto che nella tradizione, ricordata da QAnon, il 4 marzo sarebbe la data in cui i presidenti degli Stati Uniti si insediarono fino alla metà degli anni ’30. Per il mainstream Usa, nelle teorie di questo insieme di fanatici, Trump il 4 marzo avrebbe per questo reclamato la presidenza, innescando un’epica battaglia contro i «democratici adoratori di Satana, i mangiatori di bambini e mostri del Deep State». Una sciocchezza assurda, ma allarmante, tale da giustificare, però, un apparato repressivo pronto a spegnere ogni tentativo di protesta.

Il potere non aspetta altro che questi pretesti. Tanto che il 2 marzo l’Fbi e il Dipartimento per la sicurezza interna hanno emesso un bollettino di intelligence congiunto alle forze dell’ordine, avvertendo che gli estremisti della milizia avrebbero potuto invadere il Campidoglio e «rimuovere i legislatori democratici». I dettagli del possibile complotto erano vaghi, ma la minaccia è stata ritenuta così plausibile che i leader della Camera hanno annullato la sessione parlamentare di quel giorno, con il calendario delle votazioni ridotto. In più, i deputati hanno lasciato la città per il fine settimana.

Ora, appare accettabile che i media continuino con questa mobilitazione permanente, non solo mettendo in agitazione la cittadinanza, non solo per essere in appoggio ad un consolidamento di un possibile apparato repressivo pronto all’intervento, ma anche per delegittimare, squalificandola, ogni forma di critica? Gli Stati Uniti sono una democrazia liberale solida, un faro per tutto l’Occidente, e dunque, di conseguenza, non sono neanche in discussione i fondamenti che reggono le istituzioni politiche d’Oltreoceano da quasi 300 anni. Le intemperanze di una minoranza, infatti, non hanno scalfito minimamente l’impalcatura del sistema fondato nel XVIII secolo. Al contrario, tuttavia, ciò che preoccupa è quella tendenza, seppur anch’essa minoranza, tesa a mantenere alta una tensione che di fatto esiste, in un’America certamente divisa, ma non sull’orlo di una nuova guerra civile.

Perché, dunque, riproporre, dopo l’allarme ingiustificato del 4 marzo scorso, una nuova condotta volta a creare preoccupazione? Questo tipo di propaganda ora sta veicolando un’altra data, quella del 20 marzo, giorno in cui Trump, nei presunti propositi di QAnon, sarebbe da reinsediare alla Casa Bianca, «con l’aiuto delle forze armate statunitensi». A questo, si aggiunge un bollettino dell’Fbi e della sicurezza interna, in cui si scrive di un aumento del rischio di violenti estremismi interni per tutto il 2021.

Il risultato di tutto questo è che Russel Honoré, un tenente generale dell’esercito in pensione, ha raccomandato una serie di rafforzamenti permanenti. Questi includono l’aumento delle forze di polizia del Campidoglio, in termini di numero di agenti, una formazione più professionalizzante, una maggiore capacità pervasiva in quanto all’autorità di queste forze militari, in una leadership sempre più riconosciuta, e una nuova peculiarità sul lavoro di intelligence, molto più invasiva. Inoltre, ha detto Honoré, occorrerebbe creare una forza di reazione rapida per essere disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per gestire minacce imminenti, e l’installazione di un sistema di recinzione retrattile, con l’aggiunta di protezioni personali per i membri del Congresso, che va dalla propria casa, passa per il viaggio per arrivare fino alla sede congressuale, per giungere infine al ritorno nei loro distretti abitativi. Insomma, una democrazia blindata e sotto sorveglianza, in cui si sentono tutti gli echi della lezione del Foucault di “Sorvegliare e punire”. È questo il futuro dell’Occidente?

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