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Altro che "pacificazione"

USA, i Dem formalizzano la risoluzione per l’impeachment di Trump

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Incitamento all’insurrezione. E’ il capo d’accusa per il quale i Democratici USA hanno presentato ufficialmente alla Camera la risoluzione per l’impeachment di Donald Trump, che verrà votata probabilmente entro metà settimana.

Nel testo il Presidente uscente viene tacciato di aver “messo gravemente in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e delle sue istituzioni di governo”, “minacciato l’integrità del sistema democratico”, “interferito con la transizione pacifica del potere”, “incitato alla rivolta minacciando i membri del Congresso e il vicepresidente, continuando a sostenere di aver vinto”.

Trump, secondo il partito avversario, avrebbe insomma “tradito la fiducia in qualità di Presidente, a danno manifesto del popolo degli Stati Uniti”. I Democratici lo accusano peraltro di aver tenuto in occasione dei fatti del 6 gennaio una condotta in linea con i precedenti tentativi di “sovvertire e ostruire la certificazione dei risultati del 2020” (evidentemente i ricorsi in sede giurisdizionale, che prima degli eventi di Capitol Hill erano stati lo strumento di contestazione della regolarità del voto, vengono ritenuti dai Dem qualcosa di sovversivo…).

Nelle quattro pagine, viene menzionata anche la telefonata con il segretario di Stato della Georgia, di cui i media del mainstream hanno diffuso un passaggio estrapolandolo da un contesto ben più ampio che attribuisce allo stesso un significato assai differente.

La risoluzione chiede anche l’interdizione futura dai pubblici uffici: probabilmente il vero scopo degli avversari di Trump, essendo il suo mandato presidenziale destinato a concludersi nel giro di pochi giorni. Una mossa, insomma, dal sapore evidentemente politico.

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