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Fra inchieste e ricorsi

USA, l’affare si ingrossa. Anzi raddoppia.

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L’affare americano si ingrossa, anzi raddoppia.

Cresce il fronte della battaglia legale per eccellenza sulle presidenziali americane: quella incentrata non su accuse di brogli difficili da dimostrare, ma sul cambio in corsa delle regole elettorali che adducendo il motivo del Covid ha generalizzato la possibilità di ricorrere al voto per corrispondenza. Decisione che, a giudizio di alcuni Stati USA, avrebbe richiesto un intervento normativo di rango costituzionale, che invece non c’è stato.

E’ questa la contestazione sollevata nei confronti di quattro Stati – Michigan, Georgia, Wisconsin e Pennsylvania – dal procuratore generale del Texas che, come già riportato da questo giornale, si è rivolto alla Corte Suprema chiedendo il rinvio del voto dei grandi elettori che il 14 dicembre dovrebbe ufficializzare la designazione del Presidente. La notizia di queste ore è che al Texas si sono aggiunti con proprie memorie almeno altri diciassette Stati – Missouri, Alabama, Arkansas, Florida, Indiana, Kansas, Louisiana, Mississippi, Montana, Nebraska, North Dakota, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Utah e West Virgilia – e che anche il procuratore generale dell’Arizona si è appellato al massimo organo giurisdizionale degli Stati Uniti contro la proclamazione di Joe Biden quale vincitore.

A turbare la lunga e tormentata transizione, ancor più che il contenzioso legale sull’esito del voto, è tuttavia per Joe Biden soprattutto la notizia che l’inchiesta sul conto di suo figlio Hunter – “congelata” nel periodo pre-elettorale – sarebbe di portata ben più ampia di quanto rivelato dallo stesso indagato. Se finora si era parlato soltanto di contestazioni fiscali, si è appreso in questi giorni che nel mirino ci sarebbero anche affari in Stati stranieri come la Cina, e che ad essere interessate sarebbero non soltanto diverse procure (fra cui quella del Delaware, dove la famiglia Biden risiede) ma anche l’Fbi, proprio a causa delle preoccupazioni degli 007 per le transazioni internazionali. Una vicenda che mette in serio imbarazzo Biden e sotto accusa i media “liberal” per i presunti insabbiamenti durante la campagna elettorale.

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