Usa. Riforma sanitaria potrebbe essere approvata senza voto diretto

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Usa. Riforma sanitaria potrebbe essere approvata senza voto diretto

16 Marzo 2010

Per agevolare l’approvazione della riforma sanitaria, la speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, non esclude di sfruttare una insolita procedura parlamentare che evita un voto diretto sul provvedimento.

L’ipotesi di sfruttare il cosiddetto meccanismo del "deem and pass", che prevede un voto complessivo su una serie di leggi approvate dal Senato, ma senza entrare nello specifico – scrive oggi il Washington Post -, sta facendo infuriare l’opposizione repubblicana, secondo cui si tratterebbe di una mossa incostituzionale. La Pelosi non ha ancora deciso, ma sarebbe orientata a sfruttare il complesso meccanismo in questione, già utilizzato in passato ma mai per un provvedimento di primo piano come la riforma sanitaria, con spese per 875 miliardi in 10 anni.

L’idea del "deem and pass", come ha spiegato la stessa Pelosi a un gruppo di blogger, "mi piace perchè i deputati non devono pronunciarsi sulla legge del Senato", proteggendo così chi è pronto a votare contro, come i cosiddetti "blue dogs" antitasse. O anche i più progressisti che appoggiano la cosiddetta "opzione pubblica" (con gli Stati in concorrenza con le assicurazioni private), abbandonata durante l’iter parlamentare.

Un voto al Congresso è atteso entro la fine della settimana, e il presidente Usa, Barack Obama, che ha ritardato di tre giorni la sua partenza per un viaggio in Oriente, si è detto sicuro di avere i 216 voti necessari per un sì della Camera. Poi, dopo la firma presidenziale, è prevista una cosiddetta procedura di concertazione, che richiede soltanto una maggioranza semplice al Senato e non la supermaggioranza, perduta a gennaio, di 60 seggi per evitare ostruzionismo da parte dell’opposizione. In realtà mancano alcuni voti per ottenere la maggioranza alla Camera e Obama sta moltiplicando gli incontri più o meno segreti con i deputati democratici più riluttanti. Secondo il numero tre dei Democratici alla Camera, James Clyburn, non è da escludere infine che il voto possa slittare e che i deputati debbano rinunciare alle vacanze per riunirsi alla vigilia di Pasqua, domenica 4 aprile.