Usa: “Strage di armeni è stato genocidio”. Ankara richiama l’ambasciatore

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Usa: “Strage di armeni è stato genocidio”. Ankara richiama l’ambasciatore

05 Marzo 2010

E’ scontro tra la Turchia e gli Usa per il voto di una Commissione della Camera dei Rappresentanti americana che definisce "genocidio" il massacro degli armeni avvenuto tra il 1915 e il 1917 durante l’Impero ottomano.

Il governo di Ankara ha immediatamente condannato l’approvazione, da parte della Commissione Affari Esteri della Camera dei rappresentanti Usa, della risoluzione non vincolante. Lo riferisce il sito Internet della presidenza del Consiglio turca. Il premier Tayyip Erdogan, in una dichiarazione, ha espresso la preoccupazione che il voto di stasera possa danneggiare i rapporti turco-americani oltre che ostacolare gli sforzi di riconciliazione avviati da Turchia e Armenia. La Turchia, subito dopo il voto, ha immediatamente deciso di richiamare in patria "per consultazioni" il proprio ambasciatore a Washington Namik Tan. 

Secondo il presidente turco Abdullah Gul, la decisione Usa "deriva da ragioni politiche" e "rappresenta un’ingiustizia storica". Riprendendo le preoccupazioni espresse dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, Gul ha affermato che la Turchia "non sarà responsabile delle conseguenze negative che ne potranno conseguire".

Tra le altre cose, Ankara potrebbe infatti interdire agli americani l’uso della base aerea di Incirlik (Turchia meridionale) che attualmente viene usata dai militari americani per rifornire le loro truppe in Iraq ed in Afghanistan. Lo riferiscono oggi i quotidiani Zaman e Hurriyet. La minaccia turca di non consentire agli Stati Uniti l’uso di Incirlik non è nuova. Venne fatta pure nell’ottobre del 2007 dopo che la Commissione Esteri del Congresso aveva approvato una mozione analoga a quella approvata ieri sera.

Anche allora Ankara richiamò in patria per consultazioni il suo ambasciatore che all’epoca era Nabi Sensoy. Tutti i giornali turchi riferiscono oggi in prima pagina del voto di ieri sera a Washington e sottolineano come il presidente Usa Barak Obama "non abbia fatto abbastanza" per bloccare la risoluzione. Il quotidiano Vatan, in particolare, mette in risalto i metodi "poco ortodossi" che – a suo dire – il capo della Commissione, il democratico Howard Berman, avrebbe usato per far votare i suoi colleghi più recalcitranti. Dal canto suo, Murat Mercan, capo della commissione parlamentare turca per gli Affari Esteri che si trova a Washington, ha definito il voto di ieri "una commedia".

Il presidente del Parlamento turco Mehmet Ali Sahin ha poi rivolto oggi un appello agli Stati Uniti affinchè correggano "l’errore storico": "Ci aspettiamo e speriamo che il Congresso americano correggerà presto il suo errore storico", ha dichiarato Sahin citato dai media locali. "Gli armeni rivendicano che oltre un milione e mezzo di loro connazionali sono stati sistematicamente uccisi dai turchi durante la Prima guerra mondiale. La Turchia ha sempre negato le accuse di genocidio, sostenendo che il numero delle vittime è notevolmente inferiore", ha quindi aggiunto il presidente del Parlamento turco. Nonostante il voto del Congresso americano, il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha assicurato che Ankara continuerà nel processo di normalizzazione dei rapporti avviato con Ierevan, riferendosi ai protocolli firmati fra Turchia e Armenia lo scorso ottobre a Zurigo.

Dal canto suo, l’Armenia ha accolto con favore l’approvazione della mozione americana ritenendo che sia "un progresso nella lotta per i diritti dell’uomo". "Noi apprezziamo altamente l’approvazione della risoluzione numero 252 da parte della commissione esteri del Congresso Usa, che ha riconosciuto il genocidio degli armeni", si legge nella dichiarazione firmata dal ministro degli esteri armeno Edvard Nalbandian. L’approvazione di questo documento, prosegue la nota, "testimonia la fedeltà del popolo americano ai valori universali e costituisce un passo importante sulla via di impedire i crimini contro l’umanità".