Usa, Trump nomina il sostituto di Flynn: è il generale McMaster. Non proprio una “seconda scelta”

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Usa, Trump nomina il sostituto di Flynn: è il generale McMaster. Non proprio una “seconda scelta”

21 Febbraio 2017

Fare presto e fare bene. Il diktat di Trump dopo le dimissioni di Flynn, costretto a lasciare per aver mentito sui rapporti con l’ambasciatore russo in Usa, era praticamente questo: trovare immediatamente non una “seconda scelta” ma un sostituto all’altezza dell’incarico richiesto. Detto, fatto. Donald Trump ha scelto il generale H.R. McMaster come National Security Advisor (Consigliere per la sicurezza nazionale). “Un uomo dal grande talento e dall’incredibile esperienza. Molto rispettato nell’arma. Siamo onorati di averlo con noi” ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti da Mar-a-Lago, in Florida presentando il nuovo NSA. Contestualmente, Trump ha indicato Keith Kellogg, sostituto di Flynn ad interim, come chief of staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Ufficiale di carriera e veterano pluridecorato, il 54enne McMaster, nato a Filadelfia, è considerato un intellettuale, una delle menti più acute dell’arma e gode di altissima stima dentro e fuori dagli ambienti militari. Dirige l’Army Capabilities Integration Center, un think tank interno che analizza possibili future minacce ed è anche vice comandante generale del centro di formazione dell’esercito. È considerato poco conformista, e da qui il soprannome di “generale iconoclasta”.

Ha combattuto nella Guerra del Golfo, in Iraq e in Afghanistan.  Si era fatto un nome innanzitutto per le pesanti critiche al comportamento tenuto durante la guerra del Vietnam dal Joint Chiefs of Staff (l’organo che riunisce i capi di stato maggiore di ciascun ramo delle forze armate statunitensi) e poi per la disapprovazione del modo in cui il presidente George W. Bush ha condotto la guerra in Iraq

Da comandante è stato l’artefice della strategia anti-terrorismo che riuscì a sconfiggere i ribelli in Iraq, fornendo le basi per il cambiamento di approccio adottato poi dal generale David H. Petraeus. Una mossa che, come spiega il New York Times, spostò le sorti di in una guerra che gli Stati Uniti erano a un passo dal perdere.

Insomma, una personalità che pare metta d’accordo quasi tutti. Anche John McCain, senatore repubblicano dell’Arizona che negli ultimi tempi aveva fatto parte del “fuoco amico”, interno al partito repubblicano, che si è scagliato nei confronti delle scelte fatte da Trump, ha apprezzato la nomina commentandola così su Twitter: “Non potrei immaginare un team migliore e più capace di quello che abbiamo ora”. Dunque, non una “seconda scelta”. Proprio come voleva Trump.