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Usare il referendum per un nuovo bipolarismo

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Sono tra i promotori del referendum elettorale e lo ritengo uno strumento fondamentale per cercare di riformare il nostro sistema politico-istituzionale, ma devo dire con molta franchezza che la linea assunta da Segni e Guzzetta (“il referendum stopperà l’asse Silvio-Walter”, “il loro mi sembra più un inciucio per spartirsi il potere”,  “quella proposta da Veltroni non è la cura adatta per la malattia italiana”, ecc.)  mi convince poco o punto.

Essi rischiano infatti di compiere un grave errore strategico attribuendo a Veltroni e Berlusconi un disegno - quello di un sistema proporzionale puro che consenta la nascita di un terzo polo centrista - che in realtà appartiene proprio agli avversari dei due leader del Pd e del Pdl.

Veltroni e Berlusconi sono impegnati, ciascuno nel proprio campo, nella costruzione di due soggetti a vocazione maggioritaria, che si legittimino reciprocamente, senza i quali il bipolarismo non può funzionare, come ci insegnano tutte le grandi democrazie dove il bipolarismo è appunto basato essenzialmente, se non esclusivamente, su due grandi formazioni politiche, una di centrodestra, l’altra di centrosinistra, che si contendono l’elettorato di centro e ciascuna delle quali raggiunge almeno il 35-40% dei consensi.

Sono i loro avversari, in particolare D’Alema da una parte e Casini dall’altra, a volere il cosiddetto sistema tedesco per dare spazio a un terzo polo centrista e mandare in soffitta il bipolarismo. Il disegno di D’Alema è esplicito e molto lucido: trasformare il neonato Pd da partito a vocazione maggioritaria, volto a conquistare l’elettorato di centro, a soggetto politico posizionato più a sinistra, capace di recuperare consensi in questa direzione, lasciando spazio ad un “centro cattolico” con cui dialogare e tessere accordi in Parlamento, anche a costo di far confluire in questo centro esponenti cattolici di primo piano che hanno contribuito alla nascita del Pd (a partire da Enrico Letta e Francesco Rutelli).

Insomma, una riedizione aggiornata del centro-sinistra, quello con il trattino di cossighiana memoria (che spiega anche perché l’ex Capo dello Stato abbia votato la fiducia al governo sul pacchetto sicurezza). Dietro ai sostenitori del sistema tedesco c’è questa strategia e questo preciso disegno politico.  

Veltroni e Berlusconi vi si oppongono e per contrastarlo sostengono un sistema elettorale diverso da quello tedesco (se dipendesse solo da loro sarebbe un sistema sostanzialmente spagnolo), un sistema che non smantelli affatto il bipolarismo, ma non lo conservi neppure così come lo abbiamo sperimentato finora, perché la sua conservazione è ormai impraticabile di fronte alla crisi sempre più drammatica dei due poli attuali.

Allora, per chi vuole rafforzare e migliorare la qualit%C3

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2 COMMENTS

  1. Referendum e regolamenti parlamentari
    Il referendum può e deve servire da stimolo (alcuni parlerebbero di “pistola alla tempia”) per evolvere verso una riforma bipolarista, se non propriamente bipartitica. Ma proprio per i limiti dello strumento referendario il rischio è che i regolamenti parlamentari ne svuotino il contenuto. Il prof. Guzzetta, da me interpellato sul blog del referendum, sostiene che questo problema non ci sarebbe, a causa dell’onda emotiva prodotta dalla vittoria dei si. Io sono più scettico e cinico. Ma l’analisi di Calderisi, al solito argomentata in modo eccellente, è del tutto condivisibile.

  2. Nuova legge elettorale
    E’ indispensabile sopprimere il voto all’estero, visto che è stato inutile e dannoso insieme e,conforme denuncia de un benemerito Senatore, un maledetto imbroglio. Da parte mia che sono vissuto 50 anni all’estero, ho avuto l’impressione che i 6 senatori e gli 8 deputati eletti (per modo di dire) si dedicavano prevalentemente a procacciare voti, imponendo ai Consolati di produrre passaporti. Mi piacerebbe sapere quanto sono costate ai cittadini italiani queste elezioni e l’aumento dei funzionari dei Consolati per far fronte alle esigenze dei parlamentari.

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