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Perché vendere il patrimonio pubblico

Usiamo gli immobili per ridurre il debito

Caro direttore, in una congiuntura preoccupante come quella che stiamo vivendo, servono strategie coraggiose, come da lei auspicato. Coraggioso sarebbe un impegno esplicito di tutte le forze politiche a mantenere invariati i saldi della manovra presentata dall'attuale governo, indipendentemente da ciò che avverrà nei prossimi mesi. In questo quadro servono iniziative per ridurre debito e spesa, e che possano creare certezza, seguendo una tabella di marcia trasparente e dando chiari segnali ai mercati.

Purtroppo la scarsa determinazione di cui il governo sta dando prova, rispetto a nuove privatizzazioni, sembra ispirarsi ad altri criteri. Può rivelarsi un errore molto grave. Qualunque famiglia, in balia dei debiti, deve valutare i propri attivi patrimoniali e, ove possibile, venderli. Lo stesso deve valere per le istituzioni pubbliche. Il patrimonio immobiliare delle amministrazioni locali ammonta a circa 3,50 miliardi di euro. La parte più consistente è posseduta dai Comuni (circa 230 miliardi). Seguono le Regioni (r1 miliardi) e le Province (29 miliardi). A ciò si aggiunge il patrimonio delle Asl (circa 25 miliardi) e quello dell'Edilizia residenziale pubblica valutabile fra i 5o ed i 15o miliardi di euro.

Limitandoci al caso di Comuni, Province e Regioni, la parte libera, inui:ïlizzata o affittata a terzi, è stimabile in almeno il 3-5% del totale, pari a 20-40 miliardi. A questa andrebbe aggiunta la parte dell'Edilizia residenziale pubblica che ha perso le originarie finalità sociali, circa 6o% del totale.

In questi numeri, sta una grande opportunità. I nostri istituti convergono sul segnalare un'urgenza: nei limiti in cui Comuni, Province e Regioni dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi, dovrebbero utilizzarlo per estinguere in tutta o in parte i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti.

Un emendamento in questo senso è stato presentato nel corso della discussione sulla manovra finanziaria. Se si riprendesse al più presto un'iniziativa in tal senso, la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe acquisire gli immobili sostituendo nel suo attivo i mutui verso gli enti locali con le quote di un fondo cui gli immobili sarebbero successivamente trasferiti come equity e di cui la Cdp potrebbe essere il quotisia di maggioranza relativa. Gli enti locali si priverebbero della parte non utilizzata del patrimonio immobiliare e ridurrebbero l'indebitamento. Se è difficile valutare con precisione l'impatto di una tale manovra, lo si può stimare tuttavia, prudenzialmente, in una riduzione del 5 per cento dei debito. Ci sono precedenti: fra Il 1994 ed il 2003 furono privatizzati asset per circa 9o miliardi di euro. Nel periodo 2000-2005 sono stati privatizzati immobili pubblici per circa 20,4 miliardi (4,2 da parte degli enti territoriali).

Sono state avanzate diverse proposte sulla gestione pratica delle privatizzazioni immobiliari, e ci rendiamo conto che i veicoli societari e i relativi collocamenti debbano essere disegnati con attenzione. Nessuno, nemmeno gli «speculatori», si attende che tutti questi dettagli tecnici vengano definiti nel giro di giorni. Tutti aspettano dei segnali. La dismissione del patrimonio immobiliare inutilizzato consentirebbe di tamponare il debito e trasmettere sicurezza al detentori di titoli pubblici; inoltre, gran parte di tali immobili non produce reddito per le amministrazioni o addirittura è fonte di costi. Potrebbe dunque esserci una, seppur marginale, riduzione della spesa pubblica. Un provvedimento siffatto inciderebbe sul debito, potrebbe seguire una tabella di marcia rapida e trasparente, risponderebbe all'inquietudine dei mercati.

Linda Lanzillotta* è Fondatrice e Presidente di Glocus, Alberto Mingardi** è Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, Francesco Valli*** è Presidente della Fondazione Magna Carta

(tratto dal Corriere della Sera)

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2 COMMENTS

  1. Perché evocare il mostro?
    Le famiglie in difficoltà vendono i gioielli. Originale, molto. Solo una piccola precisazione. Gli appartenenti ad un ente di 4 o 5 o 6 elementi tenuti insieme da potenti affetti personali possono tranquillamente dare per scontato che le eventuali operazioni di liquidazione del patrimonio vengano gestite in modo onesto da chi ne ha la responsabilità. Ma lo raccontate voi agli italiani il loro essere famiglia? Riuscite ad immaginate il rosario di P5, P6, P7, … , Pn che la magistratura, costantemente a caccia dei polsi degli esponenti di maggioranza, comincerebbe a sgranare? Potete anche solo intuire il fiume di intercettazioni che scenderebbe dai palazzi di giustizia, portando con sé ancora nuovi costi per la collettività? Ed i politici, con le loro famigliole anche allargate (quelle sì coese, soprattutto nelle zone più soleggiate del Paese), starebbero forse a guardare? Vi è possibile anche solo immaginare lo schifo che state evocando? Ma per piacere! Qualcosa di meno banale potrebbe essere detto sui tagli alle spese, che nell’articolo vengono solo menzionati, per poi essere immediatamente accantonati. Cominciamo da lì. Che a nessuno verrebbe mai in mente di appropiarsi indebitamente delle passività del bilancio pubblico (come accadrebbe, invece, per le attività).

  2. Condivido, ma non basta.
    Condivido e mi piace molto che prima della parola vendere ci sia la parola “valorizzare”, altrimenti ricorda i casi argentini raccontati nel film di Pino Solanas o la poco chiara storia di Infostrada o altre “dismissioni” italiane.
    — 1) valorizzare
    — 2) vendere
    — 3) liberalizzare: ogni servizio deve avere almeno due potenziali erogatori, ma chi si aggiunge deve poterlo fare.

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