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Errori di distrazione

Utero in affitto? No, “dono di maternità”

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L’Espresso del 17 marzo mi dedica la satira preventiva di Michele Serra e il Pantheon di Denise Pardo, con i soliti più o meno ironici frizzi, lazzi e pernacchie e le tradizionali reiterate distorsioni del pensiero dell’avversario per poterlo meglio ridicolizzare.

 

Sin qui siamo nell’ordinaria supponenza di chi non si accorge di offendere non me ma l’80% degli italiani, che sull’argomento delle unioni civili e dell’utero in affitto la pensa esattamente come me. Quello che invece mi ha colpito è l’articolo di Stefano Bartezzaghi dedicato allo stesso argomento nella sua rubrica di critica linguistica “Come dire”.

 

Nel suo pezzo Bartezzaghi ricorda come lo scrittore Giulio Mozzi ha elencato i diversi termini impiegati da chi è intervenuto in Parlamento su una questione su cui, dice Bartezzaghi, “sarebbe invece occorsa la massima delicatezza”. Dopodiché ecco l’elenco che viene dato delle denominazioni usate: Maternità surrogata. Gravidanza per altri. Gestazione per conto terzi. Genitorialità di sostegno. Coadiuvante di maternità. Step gestation. Gestazione d’appoggio. Dono di maternità.

 

L’idea di Mozzi, conclude Bartezzaghi, è che tutto il parlare che si è fatto al proposito non è arrivato a diventare una discussione perché le parole tradivano l’opinione di chi le ha scelte.

 

Mozzi e Bartezzaghi sono evidentemente molto distratti, perché hanno dimenticato il termine più utilizzato al Senato e fuori dal Senato e cioè “l’utero in affitto”, l’immonda pratica di utilizzare a pagamento il corpo di una donna per la gestazione, salvo poi strapparle il bambino al momento della nascita, termine di cui nell’intero articolo non si trova nessuna traccia, impedendo così al lettore di capire di che cosa i due stanno parlando.

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7 COMMENTS

  1. Guelfi e ghibellini
    On. Giovanardi, apprezzo la sua posizione, perchè lei ha il pregio di essere, magari indisponente per taluni, ma mai ambiguo.
    Purtroppo, la cifra distintiva delle assemblee parlamentari mi sembra piuttosto tendente alla rissosità ed alla ambiguità.
    Mi sembra inevitabile che, rotta la diga col matrimonio di serie B, poi si vada oltre. Francamente non capisco perchè lo Stato si debba intromettere negli affetti delle persone. Nè perchè, quando le leggi divine diventano scomode, si possano revocare con un voto di maggioranza, con il concorso determinante dei tanti “procuratori della Giudea” che si dichiarano cattolici.
    Caro, onorevole, buon lavoro.

  2. Guelfi e ghibellini
    On. Giovanardi, apprezzo la sua posizione, perchè lei ha il pregio di essere, magari indisponente per taluni, ma mai ambiguo.
    Purtroppo, la cifra distintiva delle assemblee parlamentari mi sembra piuttosto tendente alla rissosità ed alla ambiguità.
    Mi sembra inevitabile che, rotta la diga col matrimonio di serie B, poi si vada oltre. Francamente non capisco perchè lo Stato si debba intromettere negli affetti delle persone. Nè perchè, quando le leggi divine diventano scomode, si possano revocare con un voto di maggioranza, con il concorso determinante dei tanti “procuratori della Giudea” che si dichiarano cattolici.
    Caro, onorevole, buon lavoro.

  3. Cos’è la sinistra, cos’è la destra?
    Che Giuseppe Vacca e Enrico Berlinguer, il quale indicava alle donne Santa Maria Goretti come esempio, siano dei fondamentalisti, integralisti e passatisti?
    In una intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Vacca, filosofo marxista, presidente della Fondazione istituto Gramsci, così dice:
    “Definire il Family Day reazionario è assolutamente improprio. Su come regolare le questioni della vita non si può applicare la coppia progresso-reazione. Quella folla esprime un modo di vedere la famiglia che appartiene a una vasta parte della società italiana”, dice Vacca. Che poi, alla domanda se abbiano ragione i manifestanti del Family Day, risponde: “Sul punto sì, il problema c’è”.
    Infine, il presidente della Fondazione Gramsci aggiunge: “La sinistra sbaglia a fare dei diritti individuali il fulcro della sua azione politica. La sinistra subisce una deriva nichilista, in termini marxisti la definiremmo spontaneista, non è più capace di grandi visioni sul mondo, dalle guerre ai conflitti economici. Assolve mediamente i suoi compiti nazionali, ma sui grandi scenari mostra un impoverimento culturale che genera analisi povere”.

  4. Cos’è la sinistra, cos’è la destra?
    Che Giuseppe Vacca e Enrico Berlinguer, il quale indicava alle donne Santa Maria Goretti come esempio, siano dei fondamentalisti, integralisti e passatisti?
    In una intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Vacca, filosofo marxista, presidente della Fondazione istituto Gramsci, così dice:
    “Definire il Family Day reazionario è assolutamente improprio. Su come regolare le questioni della vita non si può applicare la coppia progresso-reazione. Quella folla esprime un modo di vedere la famiglia che appartiene a una vasta parte della società italiana”, dice Vacca. Che poi, alla domanda se abbiano ragione i manifestanti del Family Day, risponde: “Sul punto sì, il problema c’è”.
    Infine, il presidente della Fondazione Gramsci aggiunge: “La sinistra sbaglia a fare dei diritti individuali il fulcro della sua azione politica. La sinistra subisce una deriva nichilista, in termini marxisti la definiremmo spontaneista, non è più capace di grandi visioni sul mondo, dalle guerre ai conflitti economici. Assolve mediamente i suoi compiti nazionali, ma sui grandi scenari mostra un impoverimento culturale che genera analisi povere”.

  5. Risposta a Giulio Mozzi
    Grazie a Giulio Mozzi, scrittore che apprezziamo, per la precisazione, e ci scusiamo se l’articolo si presta a dei fraintendimenti. Vogliamo ricordare però che il commento di Giovanardi è riferito all’articolo di Bartezzaghi sull’Espresso, in cui si cita il blog di Mozzi, riportando alcuni termini utilizzati per indicare la maternità surrogata. Tra le definizioni citate da Bartezzaghi manca appunto quella di “utero in affitto”, tra l’altro la più diffusa in Italia. La distrazione che mozzi imputa a Giovanardi è dunque tutta di Bartezzaghi, che evita, consapevolmente o no, di inserire nell’elenco proprio il termine più comune. Non possiamo che dare ragione alla tesi sostenuta da Mozzi: ogni termine porta con sé una valutazione, ed è significativo che tanti, tra cui l’ottimo Bartezzaghi, censurino l’unica definizione che rende esplicita la questione economica e contrattuale, e il passaggio di denaro tra i committenti e la donna che partorisce il bimbo.

  6. L’importanza delle fonti
    Questa è l’ennesima dimostrazione che per sostenere le proprie battaglie politiche vengono messe in secondo piano le fonti. E ció non è bene, soprattutto perché in questo caso le fonti sono libere e on line (Vibrisse)

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