Utero in affitto, Sacconi e Roccella presentano interpellanza al Governo contro legittimazione giudiziaria

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Utero in affitto, Sacconi e Roccella presentano interpellanza al Governo contro legittimazione giudiziaria

05 Marzo 2014

I parlamentari del Nuovo Centrodestra, Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi, hanno presentato a prima firma rispettivamente alla Camera e al Senato un’interpellanza al Presidente del Consiglio per chiedere "quali iniziative, nel nome di manifeste esigenze umanitarie coerenti con lo spirito e la lettera della nostra Carta Costituzionale" intenda adottare il governo per "contrastare nella dimensione interna ed internazionale l’odioso sfruttamento del corpo di donne povere e costrette da uno stato di indigenza ad accettare di portare avanti una gravidanza per conto terzi, sapendo di dover consegnare il figlio ai committenti dopo il parto".

Si tratta di un fenomeno in crescita del quale alcuni paesi come l’India si stanno esplicitamente occupando per le dimensioni che ha raggiunto. In un paese come l’Italia esso confligge non solo con la legge sulla procreazione assistita ma anche con la consolidata tradizione di gestione pubblica di componenti dell’umano, dal sangue al cordone ombelicale agli organi donati.

Mossi da una recente sentenza del Tribunale di Milano che ha riconosciuto la genitorialità ad una donna che aveva commissionato un bambino ad una madre ucraina, i proponenti chiedono al governo se e con quali mezzi intende contrastare lo sfruttamento a fini commerciali del corpo della donna che avviene attraverso la pratica dell’utero in affitto, in nome della tutela della salute e della dignità delle donne costrette dalla povertà a questa odiosa pratica. Si tratta, infatti – scrivono gli interpellanti – per lo più di donne che versano in stato di bisogno, inconsapevoli dei propri diritti e anche delle conseguenze fisiche e psicologiche che produce l’abbandono del bambino portato in grembo per un’intera gravidanza. Ma si tratta anche di difendere i diritti dei bambini commissionati, che con tale pratica vengono ridotti ad una dimensione di merce in nome di un malintesto diritto alla genitorialità.

Nell’interpellanza si chiede inoltre di vigilare affinché non si introduca per via giudiziaria ciò che il nostro ordinamento vieta espressamente per via normativa. Il diverso trattamento giuridico dell’utero in affitto nei vari paesi, infatti, insieme alla mancanza di accordi internazionali o bilaterali specifici, collocando su più paesi questa filiera criminosa rende difficile contrastarla e addirittura, come nel caso italiano citato, può condurre ad una sua inaccettabile legittimazione.