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L'intervento

Vaccino ai parenti, un caso nazionale costruito sul solito capro espiatorio

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Sei dosi residue di vaccino sulle 1100 da iniettare in quel giorno, la cui alternativa alle 21 di sera era o di buttarle via o di somministrarle comunque alle prime persone disponibili, sono diventate un caso nazionale che hanno fatto finire l’ospedale di Baggiovara di Modena sui Tg nazionali e far dichiarare al Commissario Domenico Arcuri che siamo di fronte ad ‘un reato supremo contro la salute che va contro la morale’. Ho cercato senza fortuna posizioni altrettanto dure di Arcuri contro il Presidente della Campania De Luca per la sua vaccinazione saltando ogni fila o di autocritica per i tanti buchi nell’acqua della sua gestione, mentre come sempre in Italia tutto finisce in mano alla Magistratura ed al Codice Penale per verificare di quale terribili reati si sia macchiato il volontario, che dopo aver trovato a quell’ora in ospedale cinque altri sanitari da vaccinare con le 11 dosi residue, ha destinato le cinque rimaste ai famigliari invece che al bidone dei rifiuti.

Di fronte a troppe reazioni isteriche ed al chiarimento dei responsabili dell’Ausl, che hanno parlato di errore in buona fede e della necessità di chiarire meglio per il futuro le disposizioni per il personale fornendo una lista di sanitari a cui attingere se non si sono presentati i prenotati, esprimo tutta la mia solidarietà all’operatore sotto inchiesta ed alla sua famiglia, ennesimi capri espiatori di macroscopici mancanze di capacità di far fronte alla pandemia da parte del Governo e di chi dovrebbe assumersi tutte le responsabilità delle tante omissioni ed errori commessi

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