Vaclav Klaus si appresta a sostituire Sarkozy come presidente Ue

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Vaclav Klaus si appresta a sostituire Sarkozy come presidente Ue

20 Dicembre 2008

La Repubblica ceca si appresta ad assumere la presidenza di turno dell’Ue dal 1 gennaio 2009, promettendo di non far rimpiangere l’iperattivismo di quella in uscita, rappresentata dal capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy. Ma Praga è già alle prese con le sparate del suo presidente ‘eurodissidente’ Vaclav Klaus, che nelle ultime settimane ha provveduto a irritare gran parte dell’establishment europeo. Una fonte di imbarazzo non indifferente per una presidenza che sarà chiamata a gestire la delicata ‘road map’ che dovrebbe portare al secondo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona, in vista della sua entrata in vigore all’inizio del 2010, al rilancio dei rapporti con gli Usa di Barack Obama e all’integrazione dei Balcani occidentali.

"Ci stiamo preparando da almeno tre anni, e prevediamo una presidenza senza intoppi", ha assicurato nei giorni scorsi il vicepremier con delega all’Ue, Alexander Vondra, pur ricordando che ricordando che Praga "non è una superpotenza" come la Francia, con sottomarini nucleari ed un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma "un Paese di medie dimensioni". Subentrare a ‘SuperSarko’, ha continuato il vicepremier ceco, "potrebbe anche non essere un cattivo punto di partenza, perchè potremmo sorprendere positivamente la gente".

Ma Klaus ha cominciato a rompere le uova nel paniere a ottobre, annunciando che non esporrà la bandiera comunitaria a dodici stelle nel suo Castello di Praga. A novembre ha provocato un incidente diplomatico in Irlanda, cenando con il leader della campagna del ‘no’ al referendum sul Trattato di Lisbona, Declan Ganley, durante una visita di Stato. Al ministro degli Esteri irlandese Micheal Martin, che ha definito "inopportuno" l’incontro, ha risposto denunciando la sua "ipocrisia". Il 5 dicembre, il presidente ceco ha scioccato il presidente dell’Europarlamento Hans-Gert Poettering, registrando il colloquio con una delegazione di eurodeputati e diffondendone i contenuti alla stampa ceca. Klaus era stato ‘provocato’ dal leader dei verdi Daniel Cohn-Bendit, presentatosi con l’odiata bandiera europea e con il pieno di domande sui legami tra Klaus e il movimento anti-Lisbona in Irlanda, finanziamento tra l’altro con fondi Usa.

"Nessuno qui mi ha mai parlato in questo tono e in questo modo negli ultimi sei anni" si è lamentato il presidente ceco secondo la trascrizione fornita alla stampa, definita "incompleta" da Poettering. "Qui non siete mica sulle barricate di Parigi" ha insistito Klaus, riferendosi ai trascorsi di Cohn-Bendit alla testa dei movimenti del 1968 in Francia, e chiedendo a Poettering di togliergli la parola. Il presidente dell’eurocamera, un popolare tedesco molto lontano dalle idee di Cohn-Bendit, si è rifiutato. Klaus ha rincarato la dose contro Bruxelles venerdì scorso, sparando a zero contro l’accordo sul ‘pacchetto clima’: il presidente ceco, oltre essere un’economista superliberista, è notoriamente scettico sulle teorie di surriscaldamento globale.

"Non si tratta così il presidente del Parlamento europeo. Non si trattano così i presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo e non si trattato così i simboli europei, a prescindere dalle proprie convinzioni politiche", ha ruggito Sarkozy martedì scorso, durante un intervento nella plenaria di Strasburgo. "Chi compara l’Unione europea all’Unione sovietica non comprende che cos’era l’Urss e non comprende che cosa sia oggi l’Ue, che è fondata su democrazia, libertà e solidarietà", ha chiosato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. "Mi rallegro che il primo ministro (Mirek) Topolanek non si è lasciato coinvolgere" in questo tipo di comportamenti, ha concluso il presidente francese.

 

Alv 91909 dic 08