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L'analisi post voto

Vademecum per il futuro: i dati elettorali dell’Emilia Romagna che gli italiani non conoscono

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In Emilia- Romagna, la Regione universalmente conosciuta come “rossa”, il PCI al tempo della prima Repubblica (1970-1990) non era mai riuscito, nelle votazioni per il Consiglio Regionale, a superare il 50% dei voti (con una partecipazione sempre superiore al 90% degli aventi diritto al voto, con il record del 96,62 nel 1975).

La maggioranza assoluta o relativa dei voti la conseguivano i partiti dell’ area del Governo Nazionale (DC + PSI + PSDi + PRI + PLI) + il MSI mentre la maggioranza assoluta dei seggi veniva attribuita al PCI grazie al correttivo maggioritario del sistema D’Hont che favoriva i partiti più consistenti.
Il boom dei voti della sinistra post comunista avviene con l’elezione diretta del Presidente della Regione, dopo che tutti i partiti architrave del sistema democratico sin dal 1945 erano stati spazzati via da Tangentopoli: è impressionante la differenza di risultato tra il 1990 in cui la “ditta” con il 42,06 dei voti, per la prima ed unica volta in Emilia – Romagna fu costretta a cedere la Presidenza al socialista Boselli, e quello del 1995 con Bersani che viene eletto con più del 53% dei voti, schizzati poi nel 2005 ai 62,73 di Errani.
Il crollo al 37 per cento dei votanti nel 2014 riporta la sinistra ai livelli della prima repubblica e cioè di poco sotto il 50 per cento ma non favorisce di certo il centro-destra che precipita con il leghista Fabbri al peggior risultato della sua storia, raccogliendo poco più del 25% dei voti e dimostrando che la diserzione dalle urne riguarda più la destra che la sinistra, che ha uno zoccolo duro sul territorio grazie ad una organizzazione capillare.
Dopo il crollo di partecipazione del 2014, in realtà anche le recenti votazioni di gennaio registrano un calo di elettori rispetto a tutte le altre consultazioni, con le coalizione di centro-sinistra e di centro destra che si riportano sulle posizioni della Prima Repubblica ma diversamente da allora con davanti il centro sinistra, che oltre agli ex comunisti raccoglie il voto di larga parte dei cattolici e dell’ area repubblicana e socialista, mentre dall’altra parte, con Forza Italia al lumicino, non c’è più nessuno che sia stato in grado di raccogliere l’ eredita’ di quel 50% di elettorato che sino al 1990 guardava alle culture del pentapartito.
Se questo vuoto  non verrà autorevolmente coperto dando una risposta alle attese del mondo cattolico organizzato, che mostra segni di pentimento dopo il varo da parte di Bonaccini della Giunta più a sinistra di sempre, dei ceti produttivi che si confrontano con il mercato internazionale e della borghesia delle professioni nelle grandi citta’, il centro-destra a trazione sovranista (Lega, FdL), che sicuramente ha avuto uno straordinario ma non sufficiente risultato elettorale, non sarà in grado per il futuro di mettere in discussione seriamente la cinquantennale egemonia della Ditta trasformatasi da PCI e PD.
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