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Vaticano: evangelizzare non è proselitismo ma un dovere

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Testimoniare a tutti la propria fede e annunciare il Vangelo non è fare indebito "proselitismo" ma appartiene all'essenziale del cristianesimo.

Lo afferma la Congregazione per la Dottrina della Fede in una Nota dottrinale su alcuni aspetti dell'evangelizzazione approvata nei giorni scorsi da Benedetto XVI e che e' stata anticipata oggi dal quotidiano "Il Giornale".

Il documento, 19 pagine datate 3 dicembre, prende di mira la "crescente confusione" che fa ritenere la missione come un limite posto alla liberta' altrui e un "atteggiamento di intolleranza".

Anche alcuni fedeli pensano oggi che basti invitare le persone ad agire secondo coscienza o a seguire la loro religione, senza favorire una loro conversione al cattolicesimo.

E c'e' anche chi, denuncia la Nota, crede che non si debba annunciare Cristo perche' tanto e' possibile salvarsi lo stesso. Il relativismo e l'idea che "tutte le posizioni si equivalgono" sono sintomi diffusi di questa difficolta' a vivere la missione.

Citando il Concilio, la Nota ricorda che la verita' "non si impone che in forza della stessa verita'", ma precisa che sollecitare onestamente l'intelligenza e la liberta' di una persona "all'incontro con Cristo" non puo' essere considerata un'indebita intromissione: l'incorporazione di nuovi membri alla Chiesa non e' infatti l'estensione di un gruppo di potere ma "l'ingresso in una rete di amicizia" con Gesu'.

Anche se i non cristiani possono salvarsi, la Chiesa non puo' non tener conto del fatto che ad essi manca un "grandissimo bene", e cioe' la conoscenza del vero volto di Dio e l'amicizia con Cristo.

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