Veltroni: la sua Africa è qui

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Veltroni: la sua Africa è qui

18 Febbraio 2009

Walter Veltroni merita l’onore delle armi. E’ stato sconfitto e si è dimesso: non è una mossa consueta nelle dinamiche politiche italiane. Veltroni l’ha detto e l’ha fatto. La sua non è stata una manfrina, una mossa tattica, la ricerca di un estremo ricompattamento. Chapeau!

L’importante però, se davvero Veltroni vuole dare sostanza alla sua mossa e non farne solo un bel gesto, è spiegare una cosa decisiva: da chi è stato sconfitto. Perchè il leader del Pd non cede il passo per essere stato battuto dall’avversario Berlusconi, chè questo appartiene agli alti e bassi delle vicende politiche. La sua Waterloo non è stata la Sardegna e tantomeno l’Abruzzo: il terreno della sua sconfitta è stato il suo stesso partito. Tutti quelli che gli "hanno messo i bastoni tra le ruote", quelli che hanno lavorato alacremente al suo fallimento e che già si preparavano a succedergli.

Veltroni, che oggi terrà una conferenza stampa, se vuole dare nobiltà e futuro alla sua ritirata, deve chiamare il nemico per nome, svelare le sue tattiche e si suoi trucchi, smascherare i suoi camuffamenti, non dargli tempo di godere della sua amara vittoria.

L’ex sindaco ha detto di aver scelto le dimissioni "per salvare il Pd": allora sia coerente. Per salvare il Pd occorre che ne siano messe in mostra le viscere, che siano infrante le finte buone maniere che stanno sul proscenio mentre dietro le quinte volano le coltellare. Veltroni alzi il sipario su tutto questo e la sua leadership seppur breve non sarà stata inutile. Non serve che vada in Africa in cerca di nuove sfide, la sua Africa è qui.