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Pse o non Pse?

Veltroni perde anche la partita europea e nel Pd è scontro aperto

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Scontro aperto nel Pd. Nel giorno della presentazione a Madrid del manifesto del Pse per le prossime elezioni europee si consuma la frattura tra ex diessini ed ex margheritini, mettendo ancora una volta in evidenza le differenze profonde presenti all’interno dello schieramento democratico. Un problema che in effetti ormai il Pd si porta dietro dalla sua nascita e cioè quello della collocazione politica in Europa e del suo rapporto con i socialisti europei. Ancora una volta Veltroni non è riuscito a dare una risposta chiara in proposito, offrendo per il momento solo vie d’uscita confuse. Infatti il suo “noi siamo una forza autonoma ma non vogliamo essere isolati in Europa”, non sembra aver portato la serenità all’interno dello schieramento popolare, che invece continua a puntare i piedi contro qualsiasi ipotesi di ingresso nel Pse. E se già questo da solo non bastasse a rendere più difficile il compito di Veltroni ci si è messo anche l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino, che, presente a Madrid in quanto componente del board socialista, ha firmato il manifesto del Pse. Una firma per la verità annunciata da giorni ma che comunque ha fatto infuriare gli ex popolari con in testa Arturo Parisi che ha giudicato il comportamento di Fassino un “fatto gravissimo”.

In pratica l’ex ministro della Difesa ha spiegato: “Avevo sperato che Veltroni gli avesse ricordato, non solo le sue responsabilità di Ministro degli Esteri ombra, ma soprattutto che la nascita del Pd aveva posto fine alla autonoma vicenda dei Ds, e quindi della sua funzione politica di Segretario politico di quel partito. Mi sono sbagliato. Prima ancora e oltre che sinceramente dispiaciuto, continuo ad essere sempre più sorpreso che Fassino non si renda conto della gravità del suo gesto”. Accuse dure che hanno portato all’immediata replica di Fassino il quale da Madrid ha precisato: “Ad Arturo Parisi sarà sufficiente leggere con più attenzione le mie dichiarazioni correttamente riportate dalle agenzie, per constatare che le accuse che mi muove sono completamente infondate”. Botta e risposta che quindi fotografa lo stato di un partito sempre più diviso in due ed incapace per il momento di trovare una sintesi.

Per la verità Veltroni in mattinata ieri aveva tentato nel suo intervento di individuare una vita d’uscita. “Siamo una forza autonoma – aveva precisato il segretario del Pd - ma non vogliamo essere una forza isolata e vogliamo dialogare con la più grande famiglia del campo progressista in Europa”. Dialogo frutto della considerazione di essere “un’anomalia in Europa. Siamo paragonabili al Partito democratico, e come i rappresentanti del Partito democratico americano vengono qui, così noi cerchiamo di avere con il Pse un rapporto di scambio, collaborazione e interesse reciproco che possa essere il più utile possibile a questo grande rinnovamento del campo progressista in Europa”. Un intervento giocato, quindi, sulle sfumature e sulla ricerca di un compromesso capace di riportare il sereno tra gli ex popolari del suo partito. Ed anche se non lo dice apertamente l’obiettivo dell’ex sindaco di Roma è quello di una federazione con il Pse che in questo modo consentirebbe di evitare il problema della confluenza nel Pse e le resistenze dei popolari.

Ed infatti rivolto al Pse Veltroni ha chiesto un’apertura anche alle altre forze politiche convinto “che più questa famiglia si aprirà e riconoscerà l’esistenza di tante forze di tante energie e di tante culture che gravitano nel campo democratico e progressista e meglio sarà per tutti noi”. Ipotesi di federazione che per il momento però rimane in stand by. Dal capogruppo socialista al Parlamento europeo, Martin Shulz, infatti arriva la precisazione: “Non ci aspettiamo che chi viene da un’altra tradizione politica ma si considera progressista entri nel Pse da un giorno all’altro. Ma siamo pronti a garantire che chi è nel Pd e non viene della tradizione socialista abbia comunque un posto nella famiglia europea del Pse”. Accoglienza che secondo lo stesso Shulz potrebbe essere favorita anche con un cambio del nome del partito in cui si dia spazio alla “tradizione socialista come pure alle altre tradizioni progressiste”. Un ritorno all’alleanza dei progressisti stile Achille Occhetto che però in Italia non sembra decollare come precisa Franco Monaco componente dell’area popolare del Pd: “Martin Schulz, bontà sua, assicura che si troverà un posto al Pd nel gruppo del Pse e che si potrebbe dare a tale gruppo un nuovo nome. Come se si potesse risolvere un problema politico con soluzioni nominalistiche a sigillo di un’annessione. Confido che sia Schulz ad avere capito male e non i nostri che non si sono spiegati”.

Al momento quindi la situazione rimane confusa con i popolari che continuano a rifiutare qualsiasi ipotesi di ingresso nel Pse al punto che venerdì Francesco Rutelli e Dario Franceschini parteciperanno ai lavori del Pde, il partito democratico europeo, al quale la Margherita aveva aderito prima di confluire nel Pd. Una partecipazione che più di tutto ha un valore simbolico e che conferma la profonda divisione che si respira a largo del Nazareno.

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