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Veltroni, Violante e la “sicurezza percepita”

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Prima i climatologi c’hanno spiegato che la temperatura percepita è tutt’altra da quella registrata dai loro strumenti e che tutto quel sudore era frutto di cattiva fede. Poi sono arrivati gli economisti a dirci che anche l’inflazione da caro-euro era tutta una fantasia, e che in realtà se il portafoglio resta vuoto si tratta solo di una errata “percezione”.
Oggi ci vengono a raccontare che anche la sicurezza delle nostre città è in realtà  molto migliore di quella percepita dai cittadini: tutti quegli stupri, quei furti, quegli scippi, quegli spacciatori agli angoli delle strade, sono frutto dell’inventiva dei giornalisti che non studiano i dati ufficiali ma si attardano a guardare a quello che succede.

Il primo a tirar fuori l’idea  “sicurezza percepita” è stato il sindaco di Roma, Walter Veltroni che ha prontamente organizzato un corso per i giornalisti delle cronache romane.  L’ha chiamato “Comunicazione e sicurezza” e, stando agli assessori che ne sono responsabili, deve servire  a “migliorare le capacità dei giornalisti a informare i loro lettori, evitando la diffusione di allarmismi, preoccupazione e paura tra la gente”. Questo perché, dicono al Comune di Roma, “il trend dei reati diminuisce, ma non è questo il sentimento percepito dai cittadini”.

La trovata si è subito trasferita a livello nazionale grazie a Luciano Violante, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, che oggi ha convocato tutti i direttori dei telegiornali e i responsabili delle organizzazioni sindacali dei giornalisti sul tema del “rapporto tra informazione percezione della sicurezza da parte dei cittadini”.

Rieccola dunque la “percezione”.  Se la gente viene derubata, assalita, stuprata e uccisa, se le città sono invase da immigrati clandestini dediti allo spaccio e alla malavita, se le famiglie vengono assalite e torturate nelle loro case, se i negozi sono divenuti il bancomat della criminalità, è tutto un fatto di cattiva percezione.

Per questo è necessario richiamare all’ordine direttori e giornalisti: sono loro a diffondere paura e allarme e devono imparare a non farlo. Come? Semplice:  guardino ai dati alle statistiche che gentilmente gli verranno fornite dalla autorità preposte e la smettano con questa mania di attenersi ai fatti.

Tra tutte le misure che i governi locali e quello centrale potevano prendere per porre un freno al disastro delle politiche di sicurezza in questo paese, un corso e un’audizione parlamentare  sono certamente le più sbrigative e le più economiche.  E poi se la cosa funziona può essere replicata finché si vuole: pensate all’emergenza rifiuti o alla pressione fiscale. Se con l’aiuto di giornalisti meglio istruiti ci convincono che si tratta di percezioni,  il gioco è fatto.

Sul fronte della sicurezza c’è però da segnalare una distrazione: Veltroni e Violante avrebbero dovuto invitare anche il direttore dell’Osservatore Romano. Oggi infatti anche Benedetto XVI è stato vittima di un’errata percezione. In occasione degli auguri per l’inizio d’anno agli amministratori capitolini ha infatti ricordato  l’uccisione di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, e si è detto preoccupato per il “gravissimo degrado di alcune aree di Roma”. C’è da organizzare un corso di recupero per il nuovo direttore dell’Osservatore, Giovanni Maria Vian, anche lui intento a diffondere paura e allarmismo e falsare persino la percezione del Papa.

In questa storia c’è però un elemento più profondo che forse spiega l’ostinazione del governo a durare contro la crescente ostilità dei cittadini. Si devono essere convinti che sia tutto un errore:  il paese in realtà è in festa tutti i giorni mentre  la marea montante del malcontento nazionale è  solo una errata percezione.

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4 COMMENTS

  1. Le misure anti-allarmismo
    Le misure anti-allarmismo diV&V,emanano un
    sentore come dire… non mi viene la parola…
    Ah..ecco! di Minculpop!

  2. PERCEZIONE DI REGIME
    Gratta gratta viene sempre fuori la natura immarcescibilemente bolscevica del compagno Violante (noto organizzatore di safari giudiziari nei confronti degli avversari politici. Oggi come ieri vale la massima Pajettiana (noto assassino rosso) per la quale tra la verità e la rivoluzione si sceglie la rivoluzione anche se qui di rivoluzionario c’è ben poco se non il meschino tirare a campare di un governicchio incapace, bugiardo e cialtrone.

  3. E l’indipendenza dell’informazione?
    Provate un attimo a immaginare cosa succederebbe a un politico americano, inglese o nord europeo che provasse a “indottrinare” in questo modo i giornalisti del proprio paese… come minimo lo coprirebbero di insulti su tutte le prime pagine.

    Ma qui siamo in Italia e l’indipendenza dell’informazione è a rischio solo se c’è il centrodestra al governo… e occhio a non fare vignette satiriche su D’Alema!

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