Veltroni, Violante  e la “sicurezza percepita”

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Veltroni, Violante e la “sicurezza percepita”

10 Gennaio 2008

Prima i climatologi c’hanno spiegato che la temperatura
percepita è tutt’altra da quella registrata dai loro strumenti e che tutto quel
sudore era frutto di cattiva fede. Poi sono arrivati gli economisti a dirci che
anche l’inflazione da caro-euro era tutta una fantasia, e che in realtà se il
portafoglio resta vuoto si tratta solo di una errata “percezione”.
Oggi ci vengono a raccontare che anche la sicurezza delle
nostre città è in realtà  molto migliore
di quella percepita dai cittadini: tutti quegli stupri, quei furti, quegli
scippi, quegli spacciatori agli angoli delle strade, sono frutto dell’inventiva
dei giornalisti che non studiano i dati ufficiali ma si attardano a guardare a
quello che succede.

Il primo a tirar fuori l’idea  “sicurezza percepita” è stato il sindaco di
Roma, Walter Veltroni che ha prontamente organizzato un corso per i giornalisti
delle cronache romane.  L’ha chiamato “Comunicazione
e sicurezza” e, stando agli assessori che ne sono responsabili, deve
servire  a “migliorare le capacità dei
giornalisti a informare i loro lettori, evitando la diffusione di allarmismi,
preoccupazione e paura tra la gente”. Questo perché, dicono al Comune di Roma, “il
trend dei reati diminuisce, ma non è questo il sentimento percepito dai
cittadini”.

La trovata si è subito trasferita a livello nazionale grazie
a Luciano Violante, presidente della Commissione Affari Costituzionali della
Camera, che oggi ha convocato tutti i direttori dei telegiornali e i
responsabili delle organizzazioni sindacali dei giornalisti sul tema del “rapporto
tra informazione percezione della sicurezza da parte dei cittadini”.

Rieccola dunque la “percezione”.  Se la gente viene derubata, assalita, stuprata
e uccisa, se le città sono invase da immigrati clandestini dediti allo spaccio
e alla malavita, se le famiglie vengono assalite e torturate nelle loro case,
se i negozi sono divenuti il bancomat della criminalità, è tutto un fatto di
cattiva percezione.

Per questo è necessario richiamare all’ordine direttori e
giornalisti: sono loro a diffondere paura e allarme e devono imparare a non
farlo. Come? Semplice:  guardino ai dati
alle statistiche che gentilmente gli verranno fornite dalla autorità preposte e
la smettano con questa mania di attenersi ai fatti.

Tra tutte le misure che i governi locali e quello centrale
potevano prendere per porre un freno al disastro delle politiche di sicurezza
in questo paese, un corso e un’audizione parlamentare  sono certamente le più sbrigative e le più
economiche.  E poi se la cosa funziona
può essere replicata finché si vuole: pensate all’emergenza rifiuti o alla
pressione fiscale. Se con l’aiuto di giornalisti meglio istruiti ci convincono
che si tratta di percezioni,  il gioco è
fatto.

Sul fronte della sicurezza c’è però da segnalare una
distrazione: Veltroni e Violante avrebbero dovuto invitare anche il direttore
dell’Osservatore Romano. Oggi infatti anche Benedetto XVI è stato vittima di un’errata
percezione. In occasione degli auguri per l’inizio d’anno agli amministratori capitolini
ha infatti ricordato  l’uccisione di
Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, e si è detto preoccupato per il “gravissimo degrado
di alcune aree di Roma”. C’è da organizzare un corso di recupero per il nuovo
direttore dell’Osservatore, Giovanni Maria Vian, anche lui intento a diffondere
paura e allarmismo e falsare persino la percezione del Papa.

In questa storia c’è però un elemento più profondo che forse
spiega l’ostinazione del governo a durare contro la crescente ostilità dei
cittadini. Si devono essere convinti che sia tutto un errore:  il paese in realtà è in festa tutti i giorni
mentre  la marea montante del malcontento
nazionale è  solo una errata percezione.