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Vendola assolto con formula piena

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“Il fatto non sussiste”. Assoluzione piena per il governatore Nichi Vendola e per l’ex direttore della Asl di Bari, Lea Cosentino, dall’accusa di abuso d’ufficio in relazione a presunte violazioni per un concorso da primario. Vendola, in modo particolare, era accusato – da un pool appositamente creato su questa inchiesta e formato dall’aggiunto Lino Bruno e dai sostituti Desirèe Digeronimo e Francesco Bretone di Bari - di aver istigato l’ex direttore generale della Asl di Bari, Cosentino, a riaprire i termini del concorso per l’incarico quinquennale di direttore medico della struttura complessa di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari.

L’accusa era convinta, anche dopo le dichiarazioni rilasciate dalla Cosentino, che il presidente voleva che al concorso partecipasse un medico che egli intendeva favorire, Paolo Sardelli. Infatti, questo nel 2009 partecipò e vinse il concorso e ancora oggi guida il reparto che è ritenuto un fiore all’occhiello della sanità pubblica pugliese. Dopo aver interrogato la principale accusatrice di Vendola, lady Asl, ed aver raccolto le sue dichiarazioni, per i due pm Digeronimo e Bretone, il pressing di Vendola su Cosentino avrebbe provocato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Sardelli, che poco prima aveva visto svanire un incarico direttivo presso l’ospedale Di Venere di Bari. Per agevolare Sardelli – sempre secondo l’accusa – la Cosentino, pressata da Vendola, aveva riaperto i termini del concorso (procedura che gli stessi pm avevano ritenuto, però, regolare) sostenendo che alla selezione non si erano presentati candidati all’altezza dell’incarico. Così però non sarebbe stato, visto che alla prova aveva partecipato il medico Marco Luigi Cisternino (che si era costituito in giudizio come parte civile) che alla fine della selezione aveva ottenuto un risultato “eccellente”. Da qui la conclusione che non è vero che non c’erano candidati eccellenti e che la riapertura dei termini del concorso fu fatta solo per favorire Sardelli. Il tutto minuziosamente raccontato agli inquirenti proprio dalla Cosentino che aveva riferito ai magistrati una frase che Vendola le aveva detto: “Non ti preoccupare di questa cosa! Ti copro io!”.

Ma quasi a sorpresa giovedì scorso, 27 ottobre, sono state proprio le dichiarazioni della Cosentino ad aprire la strada dell’assoluzione per lei e per Vendola. I suoi avvocati, infatti, durante le arringhe hanno concluso sostenendo che “tecnicamente non c’è reato”.

Intanto, nel giro di soli dieci giorni due fra i più noti esponenti politici pugliesi, l’ex governatore Raffaele Fitto e l’attuale Vendola sono stati entrambi assolti con formula piena. E’ chiaro le vicende sono completamente diverse e riguardano processi che sono molto distanti nel tempo, ma su entrambi è sempre aleggiato il sospetto che le accuse che venivano mosse nei confronti o del leader del centrodestra o di quello della sinistra fossero, in qualche modo, mosse da magistrati che con l’imputato avevano una qualche motivazione ideologica. Fitto arrivò a denunciare al Csm e alla Procura generale presso la Cassazione dei tre pm che si occupavano di lui (Renato Nitti, Lorenzo Nicastro e Roberto Rossi). Vendola ha non solo scritto una lettera pubblica contro la Digeronimo, ma si era rivolto al Csm per ottenere dei verbali che dimostrassero che all’interno della Procura alcuni pm avevano nei suoi confronti intenti persecutori.

tratto da Bari Sera

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