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Vendola “filosovietico” contro Veltroni “di destra”: la sinistra delle caricature

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Di panni sporchi da lavare, il centrosinistra ne ha parecchi. Talmente tanti che, ormai, lavarli in casa è diventato impossibile. Così, sulla pubblica piazza mediatica volano reciproche accuse tra Vendola e Veltroni: con il governatore pugliese che taccia l'ex sindaco di Roma di essere il rappresentante di "una destra colta con il loden", per le posizioni espresse sull'articolo 18 (in realtà, per aver osato dire che "non deve essere un tabù"), e lui che gli risponde dandogli neanche troppo tra le righe del "filosovietico".

"Per una certa sinistra - si sfoga Veltroni alla Camera con i cronisti - è traditore chi ha idee diverse magari anticipatrici: successe a Berlinguer, a Lama, a Trentin. Nella vita - prosegue - ne ho visti di maestri salire in cattedra, maoisti o filosovietici che pensavano di essere più a sinistra degli altri". Come se non bastasse, per dare a Vendola la bastonata finale rispolvera uno di quei vecchi rancori che riafforano all'occorrenza: "Io non mi permetterei mai di definire di destra chi nel '98 fece cadere Prodi e li potrei citare uno ad uno". 

Niente di nuovo, insomma. Vecchie accuse e vecchi rancori che, se in altre circostanze si preferiva parlarne rigorosamente a porte chiuse e lontano da orecchie indiscrete, oggi, in pieno rivoluzionamento degli assetti politici e ristrutturazione delle strategie e delle alleanze, vengono (più o meno volutamente) fuori. Giocare a carte coperte in questo momento è possibile fino a un certo punto, motivo per cui tanto vale togliersi qualche sassolino dalla scarpa pubblicamente confidando nel fatto che ciò serva anche a tirare un po' di acqua al proprio mulino.

Sicuramente, Veltroni fa il proprio gioco e non ci vuole molto (non ci vuole Mussi) a capire che dietro la sua litigata con Vendola c'è anche un velato avvertimento a quelle frange del Pd sulle stesse posizioni della sinistra radicale in materia di riforma del mercato del lavoro, articolo 18 e rapporti con il governo: badate - sembra dir loro - che oggi rimetto lui al suo posto ma domani potrebbe toccare a voi. Guai chi si mette di traverso sulla strada del riformismo rispolverando vecchie ideologie post-comuniste di cui un partito come il Pd - o, meglio, come il Pd che avrebbe voluto Veltroni - non sa proprio che farsene.

La foto di Vasto, eppure, per quanto sbiadita sta sempre là. Come anche, d'altra parte, l'antica disputa - per usare un eufemismo - tra socialisti e comunisti, riformisti e radicali. Di cui, a suo modo, quella foto è l'ennesima rappresentazione ipocrita. 

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