Venezuela; si vota per amministrative, test politico per Chavez
23 Novembre 2008
di Redazione
I cittadini del Venezuela sono chiamati oggi alle urne per rinnovare i governi regionali e la maggioranza dei sindaci. Le elezioni odierne rappresentano per il presidente Hugo Chavez il tentativo di liberarsi dall’incubo del referendum costituzionale dello scorso dicembre, dal quale è uscito sonoramente sconfitto: per questo il voto di oggi si preannuncia come un test politico importante, che potrebbe tastare il polso alla sua "rivoluzione socialista" e disegnarne il futuro.
In queste elezioni sono in gioco i governi di 23 distretti regionali, o Stati, come vengono chiamati in Venezuela, dove vige un modello confederativo come in Brasile e in Messico. Tutte le previsioni danno al ‘chavismo’ la conquista della maggioranza degli Stati, ma alla vigilia delle elezioni il numero di quanti potranno essere confermati o conquistati dalle opposizioni resta incerto, e potrebbe riservare sorprese. Una partita politica cruciale si gioca nella regione più ricca del paese, nello stato di Zulia, affacciato sul Mar dei Caraibi, dove governa da anni Manuel Rosales, il principale oppositore di Chavez.
Per Chavez sarebbe fondamentale conquistare il bastione di Zulia, con la sua capitale Maracaibo, poiché è lo stato che produce più petrolio: Rosales, che non può essere di nuovo candidato, punta alla poltrona di sindaco di Maracaibo. Per il governo è in vantaggio l’oppositore Pablo Perez sul ‘chavista’ Gian Carlo Di Martino.
Secondo dati raccolti dall’istituto Datanalisis, anche in una delle roccaforti ‘chaviste’ come la regione metropolitana della capitale Caracas, la situazione è meno chiara del previsto. Molti comuni potrebbero passare all’opposizione. Pesa il fattore sicurezza, uno dei punti deboli del Paese, che ha gli indici di omicidi da arma da fuoco più elevati del Sud America. Chavez, come sempre, punta alla polarizzazione del voto: "O con me o senza di me".
Osservatori politici vedono però in questa tattica un punto debole, ormai: il risorgere di spinte d’opposizione sarebbe dovuto proprio alla insofferenza di molti politici al "monocolore chavista" rappresentato dal Partito Socialista Unico del Venezuela (PSUV), nato dalle ceneri del vecchio Movimento Quinta Repubblica (MVR), con il quale il tenente-colonnello aveva conquistato il potere nel 1998. Figure come quelle del veterano della politica Luis Miquilena, o dell’ex generale Raul Isaias Baduel, oppure dell’attuale governatore di Sucre Ramon Martinez, ex-sodali del bolivariano che hanno abbandonato Chavez lungo il cammino in disaccordo soprattutto con la tendenza centralizzatrice del suo governo, sono sintomi di uno scenario non più monolitico come un tempo.
Lo scorso ottobre, un articolo del Financial Times aveva messo in relazione il calo del prezzo del barile di petrolio con quello della popolarità di Chavez. L’economia del paese, scriveva il giornale, è largamente basata sulla vendita del greggio, così il successo dei programmi sociali che costituiscono il maggior esito del presidente sul versante del consenso interno. Il modello fortemente statalista impiantato da Chavez negli ultimi anni, largamente fondato sulla vendita del petrolio principalmente agli Stati Uniti, ha scoraggiato gli investimenti privati, e ora potrebbe presentare in tavola un conto amaro.
fonte: APCOM
