Parla Maurizio Portagnuolo

“Venezuela? Situazione drammatica e il governo italiano continua ad essere ambiguo”

Dopo l’appello del 30 aprile, con cui il Presidente del parlamento democraticamente eletto, Juan Guaidó invitava all’offensiva finale per rimuovere il dittatore Maduro, la situazione in Venezuela, dapprima in stand by, oggi si presenta ancora fluida e incerta. Le notizie si susseguono, in un quadro di confusione in cui non è possibile intravedere quale sarà l’esito finale. Il posizionamento internazionale è piuttosto chiaro, ma l’Italia rappresenta un caso di ambiguità irrisolta, probabilmente a causa delle contraddizioni presenti nella coalizione del governo giallo-verde. Ne parliamo con Maurizio Portagnuolo, un nostro connazionale che ha trascorso 40 anni in Venezuela e che per la sua attività professionale e per l’incarico diplomatico che ha ricoperto per 25 anni ( Vice Console Onorario d’Italia nello Stato Vargas) ha avuto la possibilità di poterne osservare l’evoluzione con competenza e attenzione.

Prima di tutto raccontaci un po’ del Maurizio Portagnuolo italiano

“Sono nato a Settefrati, un piccolo paese in provincia di Frosinone, in Valle di Comino, nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra parentesi voglio dire che la Valcomino è molto bella: meriterebbe di essere valorizzata e visitata molto di più di quanto non accada, e non lo dico davvero per il mio legame con quei luoghi, o almeno… non solo per quello. Là mio padre era medico condotto e io ci sono rimasto fino alle scuole elementari. Poi mi sono trasferito a Roma, dove mi sono laureato in Scienze Politiche. E Roma è la mia città d'adozione, ci sono cresciuto e ci sono sempre tornato con molta frequenza assieme a mia moglie venezuelana. Ma sono tornato anche a Settefrati, dove da ragazzo ho continuato a lungo ad andare durante le vacanze, per farlo conoscere ai miei figli. Ho ancora tanti ricordi e tanti amici, anche nei paesi vicini”.

Adesso parliamo del Portagnuolo venezuelano

“Decisi di emigrare in Venezuela subito dopo la laurea in Scenze Politiche, all’inizio fu quasi un viaggio per caso. Una volta arrivato a Caracas cominciai a lavorare con mio zio Franco Stanzione, che a sua volta era emigrato nel dopoguerra e aveva sviluppato una consistente impresa nel settore dei trasporti internazionali. Nel tempo ho lavorato con ‘Italia- Società di Navigazione’, e con altre società inglesi e tedesche. Ora sono in pensione e sto per cessare anche il mio incarico di Vice Console Onorario. L’attività consolare mi ha permesso di mantenere sempre i rapporti con ‘la madre patria’ e sviluppare contatti personali con i nostri connazionali in Venezuela e con le varie comunità qui presenti provenienti specialmente dalle regioni del Meridione”.

Com’è la situazione attuale della popolazione di origine italiana in Venezuela? E’ vero che molti cercano di avere il passaporto italiano?

“In questo momento per tutti gli oriundi c'è assoluto bisogno di ottenere la cittadinanza italiana e il passaporto, che offrirà loro la possibilità di fuggire dalla tragica situazione che si è determinata in Venezuela. Per la verità la tendenza prevalente non è tanto quella di rientrare in Italia, dove le possibiltà di lavoro sono scarse, ma emigrare verso altri paesi, come gli Stati Uniti e in Europa soprattutto la Spagna, dove sono avvantaggiati anche per la lingua. Nel mio caso specifico ho un figlio a Madrid e un’altra addirittura a New York. In ogni caso, da cinque anni a questa parte, ovvero da quando la situazione è precipitata, quelli che possono cercano in tutti i modi di ottenere il diritto alla cittadinanza italiana tramite lo ius sanguinis. Io stesso ho aperto un'agenzia di consulenza con otto impiegati per aiutare gli oriundi ad ottenere la cittadinanza italiana, ho visto ricostruire alberi genealogici con atti risalenti fino al 1830, dal momento che, per il momento, la legge italiana dà diritto a richiederla senza limiti di generazione”.

Parlaci della situazione generale del paese

“Fonti delle Nazioni unite parlano di una diaspora che supera i tre milioni di venezuelani in stato di emigrazione forzosa: molti hanno raggiunto parenti, figli, cugini, nipoti, è un po' una fuga di massa. I ceti medi fuggono in aereo. Quelli che non hanno la possibilità di viaggiare in aereo, e sono la stragrande maggioranza, si mettono in cammino verso la frontiera con la Colombia o il Brasile, portando con loro le poche cose che possono. Sono veri e propri profughi, alcuni sono arrivati a spingersi fino in Perù e Cile, in cerca di sicurezza e una vita migliore. E dire che fino a qualche decennio fa il Venezuela era considerato una specie di Svizzera del Sudamerica, un paese ricchissimo di risorse del sottosuolo, soprattutto petrolio. Si stima che quando finiranno le risorse petrolifere nel resto del mondo, i giacimenti del Venezuela potranno essere sfrutatti ancora per 200 anni; e poi c’è gas, minerali di ferro e finanche oro, diamanti. Il clima è molto bello, l’ambiente è suggestivo e il turismo in passato era molto fiorente, ma ora di turisti se ne vedono pochissimi. Di fatto il sito della Farnesina ‘Viaggiare Sicuri’ sconsiglia i nostri connazionali di visitare il Paese se non in casi di estrema necessità. Con la dittatura che è stata instaurata sono state anche chiuse (leggasi “anche espropriate”) molte fabbriche e mancano investimenti esteri. C’è carenza di generi di prima necessità e di medicinali. L’iperinflazione galoppante viaggia sul 1.000.000 % annuo (sic!) e in queste condizioni è estremamente difficile sopravvivere. Con molta frequenza si vedono persone cercare qualcosa da mangiare nella spazzatura. Insomma, una rovina totale. Negli ultimi anni ci sono stati scioperi, manifestazioni, cortei, ma il regime è sempre in sella e finora non si è riusciti a smuoverlo. Oltre tutto il governo sembra appoggiato anche da forze cubane, si parla di 24.000 uomini”.

E l’Italia come si sta muovendo?

“Quasi tutti i partiti italiani hanno capito la situazione, però non siamo riusciti a convincere il governo italiano a condannare esplicitamente la dittatura di Maduro. Noi italiani del Venezuela abbiamo constatato che il nostro governo ha preso una posizione ambigua e non siamo rimasti affatto contenti. Il problema non riguarda la maggioranza dei partiti politici presenti in parlamento, nel quale – come detto- sembra che ormai lo abbiano capito tutti. Ma, oltre ad alcune frange dell’estrema sinistra ancora ostinatamente castriste, chaviste e maduriste (sic!) che però contano molto poco, ci sono i 5S che in parte ‘simpatizzano’ per il chavismo di Maduro, o fanno finta di disinteressarsi della situazione, dimostrando così che vivono in un altro mondo. E dunque l'Italia è rimasta tagliata fuori dalla tendenza mondiale a riconoscere Guaidó, ragion per cui noi italiani in Venezuela siamo veramente molto delusi, e anche i nostri amici venezuelani si aspettavano un atteggiamento ben diverso dal governo italiano, in linea peraltro con la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea. Per non parlare del fatto che tale atteggiamento comporterà una sicura penalizzazione per le imprese italiane nel momento in cui la dittatura di Maduro prima o poi cadrà e inizierà la fase di ricostruzione di tutte le strutture e infrastrutture del Paese che uscirà da questa immane tragedia, letteralmente distrutto. In conclusione devo sottolineare con forza che siamo rammaricati dalla posizione ambigua tenuta dall’Italia in relazione al dramma venezuelano, nonostante i fortissimi legami di sangue, di cultura e di interessi con questo grande Paese che ci ha sempre ricevuto ‘a braccia aperte’”.

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